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L'uomo è un animale sociale

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L’uomo è un animale sociale ma sempre più solo. Jean Baudrillard, filosofo e sociologo francese così lo definisce: “ L’uomo è una mosca prigioniera del virtuale”

Aggressività fa rima con fragilità. Sono passati milioni di anni da quando l’uomo primitivo brandiva la clava per difendersi dagli animali feroci e dai suoi simili. Un arco temporale che si fa fatica a comprendere e a datare ma è quello che ci ha portato ad essere i cosiddetti “animali culturali” per eccellenza, dotati di intelligenza e capacità critica, creativi e razionali, istintivi ma capaci di discriminare scegliere. I fatti di cronaca, sempre più frequenti, mi portano a fare qualche considerazione sull’aggressività che l’uomo moderno riversa contro i propri simili e contro se stesso. C’è sicuramente un malessere sociale che sembra far ritornare indietro nel tempo, quando l’aggressività dell’animale-uomo era un comportamento istintivo e legato alla sopravvivenza. Ora che le necessità primarie sono generalmente soddisfatte l’uomo soffre di forti condizionamenti sociali che lo vedono spesso protagonista e vittima di una vita forse troppo carica di aspettative e di obiettivi difficili da raggiungere. La cultura dell’immagine che i mass-media ci impongono quotidianamente offre a largo raggio traguardi spesso troppo lontani  e allora i desideri repressi sembrano minare il nostro fragile equilibrio interiore. L’aggressività riemerge spesso in manifestazioni estreme che la cronaca ci riporta e sono proprio i legami familiari quelli che vengono annientati da una aggressività razionalmente inspiegabile. In una società in cui il benessere materiale è stato raggiunto con l’etichetta di uso e consumo l’uomo è troppo solo in mezzo alla gente e fatica a sostenere la sua immagine sociale che spesso non gli appartiene. Non vuole essere questa una giustificazione per i suoi comportamenti aggressivi ma una interpretazione del disagio psicologico  che lo rende spesso avulso da condizioni e regole di convivenza sociale. Il vicino di casa tranquillo, la madre premurosa, il padre esemplare, il fidanzato ideale, una famiglia “normale”, questo ci riferiscono le interviste e le opinioni raccolte dopo le tragedie che la cronaca ci riporta quotidianamente. Siamo sempre di più bombardati dalle immagini di una apparente normalità che ha il solo potere di amplificare il malessere dell’uomo che è spesso solo e indifeso di fronte a se stesso. La carta di Ottawa del 1986 sottolinea l’importanza della salute individuale come riflesso di una società in cui tutte le componenti devono concorrere a migliorarla. “Rafforzare l’azione della comunità”.

E’ attraverso l’azione comunitaria concreta ed efficace che la promozione della salute può stabilire priorità, prendere decisioni e progettare e realizzare strategie tese al miglioramento della salute. Momento centrale di questo processo è il potenziamento della comunità, per renderla veramente padrona e arbitra delle sue aspirazioni e del suo destino”. In questa ottica la promozione della salute diventa condizione necessaria e stato di diritto inderogabile per il benessere individuale e sociale. Il concetto di salute, secondo l’O.M.S. non è la semplice assenza di malattia ma “uno stato di completo benessere fisico, psichico e sociale”.

 
Autore dell'articolo: Dr.ssa Laura Alberico

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...E'tipico dell'amore rendere inesistenti le persone amate, e obbligare le persone che le amano a dimostrare continuamente che esistono.
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D. De Silva in "non avevo capito niente", Einaudi, 2007
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