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Disturbi del desiderio

Problematiche del desiderio per lui e per lei

lettera DGentile dottoressa, ho 36 anni, felicemente sposato da 10 e padre di due bimbi di 5 e 3 anni. Da fidanzati e nei primi anni di matrimonio io e mia moglie avevamo una vita sessuale molto intensa; ad oggi ciò non esiste più nel senso che i nostri rapporti sessuali sono limitati e spesso affrettati. Capisco che con 2 figli il tempo a disposizione sia diverso ma io, che provo la stessa attrazione sessuale nei confronti di mia moglie come il primo giorno, lo trovo frustrante. Ho parlato della cosa a mia moglie la quale mi ha ribadito più volte che, se non fosse per la stanchezza cronica causata dai 2 bimbi, lo farebbe più spesso. Devo preoccuparmi o è banalmente un problema di tempo? io comunque sento di accumulare un pò di frustrazione e non vorrei che ciò porti a conseguenze negative per la coppia. Grazie (Matteo)

 

Risposta della dr.ssa Laura Catalli:
lettera RHai condiviso anche la frustrazione accumulata e la tua preoccupazione sul futuro della coppia? Sarebbe molto importante riuscire a parlare anche di questo con tua moglie per aiutarla a capire quanto sia importante per te ripristinare la soddisfazione sessuale andata scemando a causa della gestione dei propri figli che, effettivamente molto spesso, disperdono le energie psicologiche, emotive e fisiche delle mamme e dei papà i quali frequentemente si ritrovano stanchi ed affaticati, con poco desiderio di essere anche mogli e mariti, soprattutto nella loro componente di intimità.
Un piccolo suggerimento potrebbe essere quello di riuscire a ritagliarvi degli spazi di coppia, se avete la possibilità di lasciare i figli a qualcuno: avere la casa tutta per se, uscire per una cena o un week end, una passeggiata "romantica" che vi permetta di sentirvi come nei primi anni della vostra unione ed in questo modo "ricaricarvi"...

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lettera DSalve,sono una ragazza di 22 anni e sto con il mio ragazzo da 6; da alcuni mesi non ho più desiderio sessuale e vivo questa situazione con molta tensione perchè ho iniziato a vivere il rapporto come un "compito" da assolvere. Ho vissuto e vivo ancora oggi una situazione familiare molto pesante da cui non riesco a prendere le distanze, potrebbe essere questa la causa del mio problema? o la mia storia è finita e tutto questo non c'entra nulla? grazie mille! (Francesca)

 

Risposta della dr.ssa Laura Catalli:
lettera RSpesso chi accusa un calo del desiderio non vive con serenità l’intimità come il partner, ma come obbligo e continua richiesta da soddisfare; questo comporta un peggioramento del desiderio stesso ed il circolo vizioso che si viene a creare, si chiude con la sensazione da parte della persone di non poterne uscire, di continuare ad “assolvere il compito” ma al tempo stesso di essere destinata a non provare più piacere o desiderio.
Il disturbo da desiderio sessuale può dipendere da una pluralità di fattori, anche vivere un momento difficile o particolarmente stressante può incidere sfavorevolmente, così come situazioni emotivamente pesanti “extra-sessuali” (vita di coppia, famiglia, lavoro…)posso influire sulla sessualità.
Ti consiglio quindi di parlare di queste tue difficoltà al partner e capire insieme se iniziare un percorso psicosessuoligico, suggeribile in quanto, come racconti, il problema persiste da alcuni mesi. Un saluto

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Salve, ho 27 anni e sto da 6 anni con un mio coetaneo. All'inizio, la sessualità era ben presente e abbastanza soddisfacente, a parte il fatto che era un po' monotona; ovvero avevamo sempre la stessa modalità e quando provavo a coinvolgerlo in qualche posizione diversa il risultato era spesso deludente...
Piano piano la nostra intimità è divenuta sempre più complessa, più io insistevo più lui si chiudeva a riccio. Gli ho proposto, per tanto tempo, di affrontare la cosa con un medico e lui mi rispondeva che per lui non c'erano problemi, lui stava bene così e quindi il problema era mio. Sono arrivata a non riuscire più a lasciarmi andare... Continuavo a cercarlo, ma poi, le poche volte in cui rispondeva positivamente, finivo per piangere e non fare più nulla. 1,5 anni fa, capito forse che stavo troppo male, mi ha proposto di andare da un dottore, ma io non volevo più parlare di sesso a tavolino, volevo solo farlo e farlo bene. Ho ceduto alle avance di un collega ed è stato bellissimo. Io funzionavo ancora, come una volta!!! Poi questa relazione è finita e ho provato a riavvicinarmi a lui, ora sapevo che sapevo ancora fare l'amore e che potevo farlo. Ma le occasioni continuavano ed essere troppo rade e quando capitava le aspettative troppo alte. Abbiamo provato la consulenza di coppia e ci siamo trovati, in poche sedute, di fronte a questa sentenza: "siete troppo diversi. Lui non ha un problema, non è vero che non ha desiderio sessuale, la sua sessualità l'esprime nei 1000 sport che pratica... Lasciatevi... se il destino vorrà vi farà rincontrare!" Ovviamente non siamo più tornati. Io intanto, ho iniziato un'altra relazione parallela con un ragazzo con cui mi vedo solo per fare l'amore. Ormai per me il sesso è una ossessione e lo vivo completamente scollegato dall'amore. E' divertente, ma anche un po' triste. Io non sono così.
Il mio ragazzo sa che da un anno e mezzo, presa dalla disperazione, vivo altre relazioni. Data la situazione ha deciso di accettare e dice che con il tempo (ancora quanto mi chiedo io) si sistemerà tutto... Nonostante tutto ci amiamo. Continuiamo a costruire il nostro futuro insieme, ma non proviamo attrazione sessuale reciproca. Mi chiedo, è possibile che la sua carenza di desiderio sia di origine organica (ci spero perchè sarebbe forse la cosa più semplice da risolvere)? Quale potrebbe essere? (anche con la sua precedente ragazza, dice, non provava desiderio a parte l'inizio e lo facevano solo perchè voleva lei). Per quanto mi riguarda, so che il mio blocco è solo emotivo e rivolto a lui. Come faccio a desiderarlo ancora se lui non mi ricambia? è toppo rischioso, se lo desidero e lui no, ci sto troppo male. Attualmente sto cercando di chiudere l'altra relazione, così da essere più libera di avvicinarmi a lui, se lui si riavvicina a me... Ci ho pensato e provato ma, non possiamo lasciarci, siamo troppo legati per tutto il resto. A parte vedere medici, cosa che lui non vuole fare (già ci credeva poco, poi dopo quella consulenza è ancora più contrario), cosa possiamo o posso fare? Grazie
(Elisa)

 

Risposta della dr.ssa Laura Catalli:
lettera RInnanzi tutto puoi rispettare te stessa ed il tuo compagno. Rispettare il problema che non è “soltanto suo” (per quanto riguarda il blocco sessuale) o “soltanto mio” (per quanto riguarda il blocco emotivo). Rispettare l’insoddisfazione che avete come coppia che non è solo l’avere il rapporto sessuale, ma la possibilità di provare piacere nell’intimità, il piacere nel desiderare il partner ed essere desiderati… Questo è un primo passo che potresti fare che, come detto, è prima di tutto rispettarsi e per farlo non devi sicuramente portare il tuo compagno da uno specialista (dove per specialista intendo una persona esperta in sessuologia o uno psicologo di coppia, per chiarirsi)ma chiedergli di accompagnarti proprio perché stai male e vuoi risolvere questa problematicità. Come vedi il messaggio che trasmetti è diverso: non più “devi andare da un medico perché hai un problema” ma “ho bisogno che mi accompagni da uno specialista per risolvere questa difficoltà che abbiamo e che non mi rende felice”, un cambiamento importante perché toglie a entrambi un bel po’ di responsabilità sull’infelicità dell’altro.
Una difficoltà relativa al desiderio dipende meno di altri disturbi sessuali, da fattori organici e piu’ da variabili psicologiche. Questo potrebbe rassicurarti poco se sei alla ricerca di una soluzione “facile”… Ma facile in quale senso? Non è facile secondo il mio avviso perché non è solamente a carico dell’altro, ma è qualcosa che ti coinvolge in prima persona e che ti porta a ricercare quel piacere che non ti puoi permettere con lui, nelle braccia di un altro, con un diverso significato fisico ed emotivo… Non è facile perché richiede impegnarsi alla ricerca di un benessere di coppia che non senti abbastanza e che forse hai paura di non poterne avere di più. Su questo sicuramente ha in parte inciso l’esperienza che avete avuto con lo specialista al quale vi siete rivolti; in questi casi però, sono dell’idea che riuscire a seguire un percorso terapeutico dipenda in primis dall’affinità tra medico e paziente e quindi, anche dalla possibilità di trovare il medico che fa al proprio caso e, reciprocamente, di trovare il paziente che fa al caso del medico stesso! Probabilmente non “vi siete piaciuti”, ma questo non deve costituire per voi un ostacolo al riscoprire il piacere nell’intimità, nel desiderio, nel rapporto sessuale che per troppo tempo ognuno di voi si è tenuto per sè, ma riuscire a trasportarlo dalla propria individualità alla coppia.

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lettera DGentilissima dottoressa, sono a sottoporLe un problema che per me sta diventando di rilievo nel rapporto di coppia con la mia fidanzata. Io le ho sempre praticato sesso orale, vedo che le piace e piace anche a me.
Lei, invece, quelle poche volte che ho avuto i coraggio di accennare ad una reciprocità, mi ha detto che per le donne è diverso, che è disdicevole, che la fellatio è praticata da donne con una estrazione culturale e sociale diversa dalla sua (famiglia di operai del sud e lei laureata). Io non voglio tradirla, ma vorrei essere ricambiato. Come farle capire che non c'è nulla di male, che il sesso orale non è prerogativa delle prostitute, ma rientra nel naturale rapporto di coppia? Preciso che non siamo ragazzini, ma 45enni. Mille grazie e complimenti per la rubrica
(Roberto)

 

Risposta della dr.ssa Laura Catalli:
lettera RProva a parlare del tuo desiderio di reciprocità, del tuo desiderio non solo di provare piacere ma anche di dare piacere alla tua compagna attraverso questa modalità sessuale che come coppia non sperimentate. La sessualità è uno spazio relazionale in cui sono molto influenti i fattori sociali, culturali e familiari: i tabu, l’educazione impartita (sia sessuale che religiosa)... E’ importante tener presente questi fattori in una relazione di coppia, senza creare però un legame asfissiante per la coppia. Prova quindi a parlarne ed a capire meglio questa sua difficoltà; se non riuscite a superarla, ti suggerirei comunque di parlarne insieme ad un sessuologo, con la richiesta non di aiutare la tua compagna (che non lo sta richiedendo!) ma di aiutare te stesso ad esprimere con maggiore serenità i tuoi desideri sessuali.

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lettera DCredo che mio marito abbia problemi psicologici sul sesso, ha come una morbosità nel toccarmi le parti intime ma tutto si rifà ad un gioco e non fa mai la prima mossa per fare l'amore, in pratica se non fossi io a propormi sempre non si farebbe mai niente. Sul resto siamo perfetti, perchè allora? (Simona)

 

Risposta della dr.ssa Laura Catalli:
lettera RHo poche informazioni per poter rispondere alla tua domanda. La difficoltà da parte di tuo marito ad essere propositivo durante il rapporto sessuale potrebbe rientrare in un disturbo del desiderio (se ad esempio sentisse solo il desiderio di “toccare le parti intime” e null’altro) oppure un disturbo nelle fasi sessuali successive (legato quindi all’eccitazione o all’orgasmo). Considera inoltre che un problema sessuale ha spesso la funzione di segnalare un malessere generale e che questo malessere possa essere legato alla coppia (spesso si riscontra in relazioni in cui “tutto il resto” va molto bene) o alla propria individualità. Come vedi ci sono diverse possibilità causali, ma non posso essere maggiormente specifica come detto. Ti consiglierei prima di tutto di parlare con tuo marito del tuo desiderio di essere meno propositiva ed attiva, successivamente potresti richiedere un colloquio sessuologico di coppia, per capire meglio cosa fare per superare questa vostra difficoltà sessuale..

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