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lettera DBuongiorno, sono una ragazza di 29 anni. A settembre, dopo un fidanzamento di 6 anni con un uomo di 9 anni più grande, mi sono sposata. Avevamo un rapporto basato su stima e fiducia, nessun soffocamento, sempre uniti e d'accordo...Certo, chi non ha difetti? Ma per me contava tanto avere un rapporto così solido. A luglio parto per una vacanza con una mia amica, quando torno inizio a vedere cose strane in lui, fin quando non mi viene detto da terzi ad agosto, che prima di sposarmi, visto che non ne ero a conoscenza, dovevo sapere che lui facesse uso di droghe. 

Cado dalle nuvole. Io non mi ero mai accorta di nulla e chiedendo a lui se fosse vero, ha negato. Ma io ho deciso di fare un test... Che è risultato positivo a due sostanze. Mancavano 20 gg alle nozze, mi serviva tempo per capire per parlare e affrontare il problema, tempi che non avevo e non potevo annullare le nozze perché le conseguenze sarebbero state pesanti e non ero pronta ad affrontarle, quindi ho deciso di sposarmi, nonostante non accettassi questa cosa e nonostante mi è caduto tutto ciò che avevamo costruito. Parlando con lui, gli ho sempre detto che non lo avrei sposato se lo avessi saputo prima, che avevo il diritto di saperlo... Mi ha giurato che non l'avrebbe più fatto. Ma non ha mai voluto affrontare veramente il discorso, nonostante non l abbia mai aggredito e messo in condizioni accomodanti.Non l'ho forzato. Durante il viaggio di nozze e finora ho colto atteggiamenti strani e ambigui, ho chiesto a lui di parlarne ma non voleva, è iniziato ad essere anaffettivo e distante e io ho iniziato a stare male dentro, a piangere, a spegnermi ma nonostante ciò ho trovato il modo e il coraggio per trovare sola, dentro me, le risposte che avrei voluto da lui. Dopo 6 mesi di mio malessere, solo una settimana fa, guidata dalle mie sensazioni, sono riuscita a farmi dire la verità. Non so se è tutta perché un secondo prima ha giurato una cosa, il secondo dopo guidato da me, dicendogli che già sapevo, ha ammesso. Per me è stato devastante chiedere verità per tutto sto tempo e ottenere altre bugie. Gli ho chiesto cosa volesse che io facessi e mi ha detto che avrebbe voluto che io accettassi. Io invece, gli ho detto che se voleva continuare ok, ma senza me altrimenti l'alternativa era che lo avrei aiutato seguendo un percorso insieme, perché anche io ne ho bisogno. Inizialmente ha rifiutato entrambe le mie soluzioni, mi ha pregata e quando ha visto che ero decisa a chiudere, allora mi ha detto ok facciamo terapia. Ma mi è sembrata una scelta forzata, non voluta veramente. Non ha chiesto mai scusa per avermi fatto stare male. Non l'ho mai visto davvero dispiaciuto. Di fronte al trovarmi a piangere reagiva aggressivamente. Io vorrei aiutarlo a prescindere dal fatto che non so se voglio stare con lui, perché non so se troverò le forze per andare avanti perché pure il suo atteggiamento non mi da modo di sperare bene. 
Che percorso potremmo seguire? Grazie mille (Sara)

Risposta della dr.ssa Giuseppina Corso:
lettera R

Cara Sara, la sua storia racconta di un percorso già molto difficile in cui lei, sembra, ha deciso di rinunciare a quelle basi sulle quali aveva puntato tutto, per aggrapparsi a speranzose verità. La capisco, per amore si tende a credere a tutto, a sperare a tutto ...
Sicuramente, al di là del problema di suo marito, che richiede un percorso ad hoc (può trovare ogni informazione utili presso il SERD di riferimento della sua ASL di appartenenza), la vostra relazione ha bisogno di essere supportata perché possiate capire se e come gettare nuove basi.
La mancanza di fiducia ci fa perdere ogni stabilità e non si recupera in un giorno ... Certo la sua impressione che il suo compagno abbia accettato forzatamente potrebbe essere corretta, la sua proposta è ben diversa da quella di lui, ma è vero anche che di fronte alla possibilità di perderla ha accettato e allora possiamo partire da qui: da un uomo che ha detto tante bugie forse ma che una verità ce l'ha ben chiara e cioè tiene a questo rapporto e è disposto a provare a fare uno sforzo per salvarlo.
Questo purtroppo non è una garanzia di riuscita ma è un inizio importante. 
Il consiglio che posso darle è di credere in questa verità e contattare un professionista che possa aiutarvi con una terapia di coppia (trova riferimenti a tal proposito anche fra i servizi di Mente Sociale), aiuti poi suo marito a rivolgersi ad un servizio specifico per le dipendenze patologiche e soprattutto, per quanto riguarda lei, provi ad investire sulle sue sensazioni: la dipendenza ci rende schiavi e la schiavitù non permette sincerità, l'amore sì .... 
Buona fortuna e buon percorso, la strada è lunga ma non per forza in salita

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