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DALLA BACCHETTA MAGICA AL FALLIMENTO TERAPEUTICO
Venerdì 21 Aprile,       workshop esperenziale 

 

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lettera DFin da bambino ero attratto da abiti femminili. Ho indossato qualcosa di mia madre a 5 anni (!), a 10 sue scarpe coi tacchi, a 13 reggiseni di mia cugina, e poi ho proseguito così con alti e bassi tutta la vita. Però sempre con una chiara identità etero, e anche questa ben marcata fin da bambino (mi piacevano le compagne di classe, ad esempio). Mi sono innamorato, ho avuto relazioni normalissime, queste scacciavano l'idea del cross per qualche tempo, poi ci ricadevo: sempre in privato, nessuno anche oggi lo sa. Mi sono infine sposato, senza mai riuscire a dirlo a mia moglie (non senza sensi di colpa per la mancata sincerità): ma sarei morto per la vergogna, e non so se il nostro rapporto ne sarebbe sopravvissuto. Ora coi figli sarebbe anche più difficile, anche verso di loro, un outing. Ho sempre sperato di uscirne e questo forse mi ha portato a custodire il "segreto" giorno per giorno, per anni. Solo negli ultimi 10 anni, grazie a internet, ho scoperto di non essere né solo, né un perverso. Del resto, mi sono sempre detto, che "colpa" può avere un bambino i 5 anni... e io a quell'età ho "iniziato", in qualche modo. Ma ora, da qualche anno, il pensiero si è fatto più insistente; mi porta distrazioni sul lavoro; vago in internet a vedere capi femminili (non sono mai arrivato a comprarne; sento che ora vorrei farlo); arrivo a mentire in famiglia inventandomi qualche impegno pur di ritagliarmi tempo "solo in casa" in cui travestirmi, quasi sempre per riprodurre davanti allo specchio l'immagine "ideale" di mia moglie ("rubo" suo intimo e vestiti), talora anche di altre donne: cerco di riprodurne l'aspetto, ma non arrivo a trasformazioni totali. Sono preoccupato di questa crescita del desiderio di crossdressing, temo possa nuocere al rapporto con mia moglie, o devo pensare sia un segno che qualcosa con lei non va? Ha qualche consiglio da darmi? Ma non mi dica di fare outing: ne morirei di vergogna. Ho una vita piena e normale e felice: non voglio rischiare di demolirla per una cosa che in fondo è solo un piccolo aspetto della mia vita e della mia personalità. Grazie. (Ugo)

 

Risponde la dr.ssa Laura Catalli
lettera R

Come spesso ho detto in questa area di aiuto psicologico e negli articoli riguardanti la tematica, le perversioni di per sé non sono patologiche ed in tal senso possono essere vissute in serenità. E’ invece importante chiedere aiuto nel momento in cui la perversione diventa l’attività principale per ottenere il piacere e quando gradualmente diventa il centro della nostra vita, ponendo tutto il resto secondario (lavoro, famiglia, ecc.).

Nel tuo racconto mi sembra sia stato importante l’aver accettato una nuova forma di piacere (quella legata al crossdressing), che ti ha permesso di sentirti libero con te stesso e di dare un maggiore spazio a questa perversione (sebbene la tendenza a diminuire tale spazio sia forte, ad esempio quando lo definisci un “piccolo aspetto” della tua vita nonostante sia presente da molto tempo!).

Forse il passaggio che manca è quella che potremo chiamare “l’accettazione relazionale”, ovvero riuscire a sentirti libero anche con gli altri, libero cioè dalla vergogna e da un senso di “normalità universale” al quale difficilmente ognuno di noi può ritrovarsi proprio per la specificità di ogni persona!

In tal senso forse l’outing, il rivelarsi, potrebbe non essere il primo passo da fare, quanto quello di riflettere su questa perversione e sui significati che potrebbe avere in relazione a quella “vita piena e normale e felice” di cui parli. In questa riflessione potrebbe esserti di aiuto rivolgerti ad uno psicoterapeuta e forse la maggiore “insistenza” della perversione che descrivi in quest’ultimo periodo (maggiori pensieri, distrazioni a lavoro, segreti e bugie con la famiglia…) potrebbe rivelare che è arrivato il giusto tempo per poterlo fare.

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