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diventa fan

Parafilie e normalità

La sessualità tra normalità e patologia, le perversioni, la dipendenza sessuale?

lettera D

Buongiorno, ho 40 anni, durante il periodo dell' adolescenza mia mia mamma mi beccò mentre mi toccavo, sempre in età adolescenziale e anche tutt'ora ho avuto pochi innamoramenti con le ragazze il problema è perché sono molto timido e anche grasso e le ragazze non mi guardano. Le uniche esperienze sessuali che ho fatto le ho avute con alcune prostitute.

lettera DCiao a tutti, sono Massimo, ho 24 anni; è da quando ho 5 anni che provo eccitazione per i piedi femminili, immaginando soprattutto di venir calpestato.
Come situazione non mi è mai particolarmente pesata, però adesso sono fidanzato da 2 anni e sto vivendo una storia piacevole con la mia ragazza. Lei sa che la parte del corpo che più mi eccita sono i piedi, ma non sa tutto.
Com'è praticamente ovvio, sono una persona prevalentemente passiva, anche se solo per quanto riguarda la vita sessuale; nella vita professionale o nella normale vita di coppia non mi è mai successo di desiderare la dominazione. Per me questo elemento durante il rapporto sessuale non è essenziale, però rende molto più piacevole l'atto in se. la domanda praticamente è: Questi feticismi, sono un qualcosa di "eliminabile" dalla mia testa prima che diventino un qualcosa di più ampio, o sono radicati nella mia persona e l'unica è conviverci? So che non è semplice come accendere e spegnere un interruttore, ma se in qualche modo ci si può lavorare...vorrei provare... altrimenti direi tutto alla mia ragazza sinceramente. sono abbastanza infastidito dall'essere in una via di mezzo.
Altra peculiarità (già che ci siamo), è che oltre a questo elemento da un anno circa è nata nella mia testa l'eccitazione per l'idea di un rapporto sessuale con la mia ragazza, ma con il pene. Pensando ad un uomo provo parecchio ribrezzo, quindi non credo si tratti di una forma di omosessualità, però... vorrei qualche chiarimento. Grazie mille! (Massimo)

 

Risponde la dr.ssa Laura Catalli
lettera RLa domanda che poni ("Questi feticismi, sono un qualcosa di "eliminabile" dalla mia testa prima che diventino un qualcosa di più ampio, o sono radicati nella mia persona e l'unica è conviverci?") è molto interessante perchè farebbero pensare ad un senso di colpa o ad un giudizio nei confronti di questi comportamenti che non sembra però trasparire da quello che racconti anche e soprattutto in termini di vissuti emotivi nel momento in cui attui queste perversioni.
Come ho detto già in altre occasioni, una perversione di per sè non deve spaventare e far pensare che si tratti di un disturbo vero e proprio; lo diventa nel momento in cui non ne possiamo fare a meno diventando ripetitivo nel tempo e se si trasforma gradualmente nell'unico modo per ottenere l'eccitazione ed il piacere sessuale, se, infine, cominciamo ad osservare un peggioramento della qualità della nostra vita in termini relazionali ad esempio. In assenza di queste caratteristiche ci troviamo di fronte ad una "perversione soft" e non dovrebbe preoccupare.
Mi sembra giusto però, nel caso in cui esistano dei vissuti ambivalenti rispetto a questi comportamenti sessuali, poterci lavorare psicologicamente con uno specialista per ritrovare la desiderata serenità.
Per ultimo la perversione che racconti di avere per un anno, fa parte comunque di un comportamento feticista con il quale sopra ti descrivi e che spesso si collega ad un'altra perversione frequente nelle relazioni ovvero il masochismo. Anche in questo caso per una maggiore chiarezza su questi aspetti e sulla presenza o meno di un orientamento omosessuale ti suggerirei di rivolterti ad un sessuologo.

lettera DHo scoperto che mio marito è iscritto ovunque, richiede video privati a ragazze in chat erotiche e per ultimo ho scoperto che in una chat di incontri si è iscritto come uomo libero ed in cerca di donne giovani per provare nuove esperienze. Non ne ho parlato con nessuno, sto impazzendo anche perchè lo conosco da una vita e non mi ero mai accorta di queste perversioni... aiuto! (Carmela)

 

Risponde la dr.ssa Laura Catalli
lettera RCara Carmela, in quello che scrivi non fai riferimento alla possibilità di averne parlato con tuo marito, prima di tutto per capire se ad esempio le chat rappresentano per lui semplici curiosità da soddisfare o sono il segnale di un disagio più profondo; se quindi non è accaduto, il mio consiglio è di confrontarti con lui su quanto hai scoperto, condividendo in particolar modo il tuo malessere per questo e cercando insieme una possibile soluzione che possa aiutarvi a ritrovare la giusta serenità nella relazione.
Una piccola riflessione.
Il tuo vissuto è del tutto naturale, determinato dal fatto che ognuno di noi si fa un'idea dell'altro che guida la relazione e ci aiuta ad identificarla nella sua peculiarità. In momenti come questo, tale idea viene messa in discussione proprio perchè subentrano elementi che mai ci saremo aspettati; sta a noi però decidere cosa farci: adattare la nostra idea dell'altro alla novità e quindi trasformarla, oppure tenere la nostra idea per buona e cercare di confutare la novità che stiamo osservando e che ci fa "impazzire"?

lettera DSalve, ho appena scoperto casualmente che mio marito frequenta svariate chat a sfondo sessuale.Il problema è che ha superato quella linea di confine delle fantasie,so per certo che ha avuto degli incontri sessuali.
Sono distrutta,umiliata,siamo sposati da un anno,credo che la cosa sia iniziata quando eravamo fidanzati.Lui naturalmente nega,vorrei capire se si tratta di una forma di dipendenza o è solo un finto marito perfetto!!
! (Flavia)

 

Risponde la dr.ssa Laura Catalli
lettera RQuale delle due opzioni ti farebbe stare maggiormente tranquilla? Credo che in entrambi i casi sia importante aiutare tuo marito ad aprirsi ed a parlarne, in tal senso creare un clima di fiducia e di empatia potrebbe incoraggiarlo, così come potrebbe essere per te utile parlare dei tuoi dubbi ed incertezze rispetto alla vostra relazione o al tuo disagio provato da tale scoperta, allo scopo di rinforzare da entrambe le parti questo rapporto di coppia attraverso una comunicazione reciprocamente chiara.

lettera DFin da bambino ero attratto da abiti femminili. Ho indossato qualcosa di mia madre a 5 anni (!), a 10 sue scarpe coi tacchi, a 13 reggiseni di mia cugina, e poi ho proseguito così con alti e bassi tutta la vita. Però sempre con una chiara identità etero, e anche questa ben marcata fin da bambino (mi piacevano le compagne di classe, ad esempio). Mi sono innamorato, ho avuto relazioni normalissime, queste scacciavano l'idea del cross per qualche tempo, poi ci ricadevo: sempre in privato, nessuno anche oggi lo sa. Mi sono infine sposato, senza mai riuscire a dirlo a mia moglie (non senza sensi di colpa per la mancata sincerità): ma sarei morto per la vergogna, e non so se il nostro rapporto ne sarebbe sopravvissuto. Ora coi figli sarebbe anche più difficile, anche verso di loro, un outing. Ho sempre sperato di uscirne e questo forse mi ha portato a custodire il "segreto" giorno per giorno, per anni. Solo negli ultimi 10 anni, grazie a internet, ho scoperto di non essere né solo, né un perverso. Del resto, mi sono sempre detto, che "colpa" può avere un bambino i 5 anni... e io a quell'età ho "iniziato", in qualche modo. Ma ora, da qualche anno, il pensiero si è fatto più insistente; mi porta distrazioni sul lavoro; vago in internet a vedere capi femminili (non sono mai arrivato a comprarne; sento che ora vorrei farlo); arrivo a mentire in famiglia inventandomi qualche impegno pur di ritagliarmi tempo "solo in casa" in cui travestirmi, quasi sempre per riprodurre davanti allo specchio l'immagine "ideale" di mia moglie ("rubo" suo intimo e vestiti), talora anche di altre donne: cerco di riprodurne l'aspetto, ma non arrivo a trasformazioni totali. Sono preoccupato di questa crescita del desiderio di crossdressing, temo possa nuocere al rapporto con mia moglie, o devo pensare sia un segno che qualcosa con lei non va? Ha qualche consiglio da darmi? Ma non mi dica di fare outing: ne morirei di vergogna. Ho una vita piena e normale e felice: non voglio rischiare di demolirla per una cosa che in fondo è solo un piccolo aspetto della mia vita e della mia personalità. Grazie. (Ugo)

 

Risponde la dr.ssa Laura Catalli
lettera R

Come spesso ho detto in questa area di aiuto psicologico e negli articoli riguardanti la tematica, le perversioni di per sé non sono patologiche ed in tal senso possono essere vissute in serenità. E’ invece importante chiedere aiuto nel momento in cui la perversione diventa l’attività principale per ottenere il piacere e quando gradualmente diventa il centro della nostra vita, ponendo tutto il resto secondario (lavoro, famiglia, ecc.).

Nel tuo racconto mi sembra sia stato importante l’aver accettato una nuova forma di piacere (quella legata al crossdressing), che ti ha permesso di sentirti libero con te stesso e di dare un maggiore spazio a questa perversione (sebbene la tendenza a diminuire tale spazio sia forte, ad esempio quando lo definisci un “piccolo aspetto” della tua vita nonostante sia presente da molto tempo!).

Forse il passaggio che manca è quella che potremo chiamare “l’accettazione relazionale”, ovvero riuscire a sentirti libero anche con gli altri, libero cioè dalla vergogna e da un senso di “normalità universale” al quale difficilmente ognuno di noi può ritrovarsi proprio per la specificità di ogni persona!

In tal senso forse l’outing, il rivelarsi, potrebbe non essere il primo passo da fare, quanto quello di riflettere su questa perversione e sui significati che potrebbe avere in relazione a quella “vita piena e normale e felice” di cui parli. In questa riflessione potrebbe esserti di aiuto rivolgerti ad uno psicoterapeuta e forse la maggiore “insistenza” della perversione che descrivi in quest’ultimo periodo (maggiori pensieri, distrazioni a lavoro, segreti e bugie con la famiglia…) potrebbe rivelare che è arrivato il giusto tempo per poterlo fare.

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