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lettera D

Salve dottoressa, mi chiamo Fabiola e ho 21 anni, le scrivo perché due mesi fa in seguito ad una brutta notizia data in TV di un ragazzo che ha ucciso i suoi genitori, mi vengono pensieri che potrei farlo anche io! Vivo nel terrore da 60 giorni, definisco questo periodo della mia vita un incubo, nel quale per stare bene  la soluzione sarebbe quella di uccidermi. Questi pensieri sono maggiormente rivolti verso la mia mamma ... con lei ho da sempre avuto un rapporto sereno, per brutti pensieri intendo (paura che possa ucciderla e che io possa averne voglia un giorno, pensieri malauguranti verso di lei, e sensazione di non volerla bene); nonostante questi pensieri io continuo ad avere un buon rapporto con lei, anzi le sono ancora più vicina. Questi pensieri mi hanno tolto il sorriso ma non permetterò loro di distruggere il mio rapporto con mamma. Ma è un vero inferno e non so che fare  (Fabiola).

Risposta della dr.ssa Arianna Frisina:
lettera R

Cara Fabiola,

comprendo la condizione di angoscia in cui stai vivendo in questi ultimi mesi, e quanto sia difficile riuscire a convivere con questi pensieri che stanno rendendo la tua vita “un incubo”, “un vero inferno” come dici tu stessa.

Allo stesso tempo, però, percepisco anche la tua forza: la lucidità ed il coraggio con cui descrivi il tuo malessere lascia intravedere la tua determinazione a non farti paralizzare dall’angoscia ma anzi ad affrontarla.

Sei sicuramente in un’età di passaggio: dall’adolescenza ti stai affacciando all’età adulta, e le tue scelte universitarie o lavorative ne segnalano i primi passi. Questa fase comporta l’acquisizione di una maggiore autonomia ed indipendenza- non solo materiale, ma anche psicologica- dai propri genitori, e come ogni fase evolutiva può essere accompagnata da sentimenti ambivalenti, un misto di desiderio e timore.

È possibile che questi tuoi pensieri siano il segnale del tuo desiderio o del tuo tendere verso una condizione “più adulta”, che richiede una ridefinizione del rapporto con i tuoi genitori, alla ricerca di un nuovo equilibrio tra stare “lontani” o “più vicini”, come scrivi.

Allo stesso tempo mi rendo conto di quanto siano difficili e faticosi da sostenere, ed in questo senso ti invito a prendere contatto con uno psicologo, magari presso il consultorio o la tua ASL di riferimento: condividerli con un esperto potrà sicuramente aiutarti ad alleviarne il carico e a comprendere quale messaggio stanno inviando.

Un grande abbraccio

Studio di Psicoterapia MenteSociale

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