lettera DSalve.
Sono un ragazzo sedicenne, studio al liceo classico. Ho un problema piccolo piccolo, che però a volte mi fa un po' disperare.
Sono abbastanza intelligente, ma studiare mi deprime. Non sopporto di stare seduto sui libri, anche se la mia scuola presuppone un buon quantitativo di studio. Nonostante questo riesco sempre a venire promosso senza debiti, poiché ho buone capacità d'attenzione ed elaborazione delle lezioni.

Apro i libri e finisco inesorabilmente sbattendoci sopra la testa. L'anno appena trascorso è stato salvato dal miracoloso aiuto dei miei amici che mi hanno offerto di studiare insieme più volte. Però non posso dipendere solo da loro. Passo ore nel cazzeggio e mi pento parecchio per non essere stato in grado di dedicare almeno un'ora consecutiva a quello che è il mio dovere: studiare. Da dire, inoltre che il liceo è l'unica scuola che m'interessa e che spessissimo mi ritrovo stupito per non dire innamorato delle materie umanistiche... Paradossalmente mi piace lo studio, ma non riesco a studiare! Grazie mille. (Pietro)

Risposta della dr.ssa Laura Catalli:
lettera R

 La capacità di studiare efficacemente dipende da una pluralità di fattori: cosa stiamo studiando e come lo studiamo possono ad esempio incidere molto. In alcuni casi la difficoltà di rimanere sui libri dipende ad esempio dalla materia per noi poco interessante oppure dall’aver scelto una modalità di studio che in realtà non fa molto al caso nostro. Nel tuo caso non sembra presente la prima variabile, in quanto affermi che il liceo classico seguito è “l’unica scuola” che ti interessi e che sei “innamorato” di alcune materie; che cosa succede allora? Come mai sembri perdere interesse proprio per ciò che più ti interessa?
E ancora: da quanto succede? Ne hai parlato con qualcuno?
Per quanto riguarda la seconda variabile (la modalità di studio), mi pare sia molto positivo averne trovata una efficace: lo studio in gruppo. Alcuni amano studiare da soli, altri riescono soltanto in compagnia. Se si dispone di amici in tal senso, non dovrebbe esserci nulla di male. Cosa ti preoccupa di tale modalità? Come mai la avverti come fosse una sorta di “dipendenza”?

Va comunque considerata un’altra importante variabile: il vissuto emotivo del momento e le situazioni (stressanti o difficili) che si stanno attraversando e che inevitabilmente incidono sulla capacità di attenzione e di studio. A queste non ti riferisci, ma non mi è chiaro se non lo fai perché non ne hai dato il giusto risalto oppure semplicemente stai vivendo un periodo sereno della tua vita…

Infine, vorrei sottolineare come anche la distrazione abbia comunque un senso, una funzione, un significato. A volte ci si distrae perché il pensiero vola altrove, altre volte perché distraendosi si ha paradossalmente la possibilità di riposare la testa e, indirettamente la “pancia”. Cosa significa distrarsi è del tutto personale, ma sarebbe importante a mio avviso rifletterci per comprendere meglio tale difficoltà che descrivi.

 

 

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