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diventa fan

lettera DLe scrivo un po' per chiederle un parere sulla mia personale situazione, un po' per sfogarmi apertamente per la prima volta sulla disavventura che da ormai piu'' di 2 anni ha coinvolto me e, suo malgrado, l'oggetto dei miei sentimenti.
Ho conosciuto  E ormai piu' di 6 anni fa, all'università. E. si è dimostrata molto ben disposta nei miei confronti: inviti a cena, a uscire, a casa Sua...sempre da me glissati per la mia proverbiale timidezza, e per gli assillanti impegni lavorativi che mi hanno costretto molto a malincuore a dire piu' di una volta di no alla donna della quale mi stavo intanto innamorando. Questo fino a quando Lei ha conosciuto la mia famiglia, in circostanze non del tutto pianificate. Appartenente ad un ceto sociale, anche se forse dovrei dire soltanto economico, piu' alto del mio, E. ha così deciso evidentemente di troncare improvvisamente qualsiasi contatto con me, che intanto, laureato, ero finalmente libero di amarla nella pienezza degli affetti così come avrei voluto.
Nel giro di poche settimane, così, dopo il mio rientro dopo un periodo di ferie lavorative, mi ha sottoposto al dolore di vederla tranquillamente sistemata con un'altra persona, cosa che io ho vissuto come una profonda umiliazione, una vera offesa personale.
Le mie disavventure professionali e familiari (ho sofferto intanto la perdita del mio povero Papà al quale ero legatissimo) ci hanno per fortuna allontanato, fin quando il destino ha voluto riunirci, riportandomi nella stessa sede dove lei lavora.
Mi è bastato rivederla una sola volta per capire quanto fossi ancora innamorato di lei.
Poterle soltanto stare vicino, aiutarla nel suo lavoro, se non addirittura riallacciare una relazione con una delle poche persone che avessi veramente amato, avrebbero nella mia mente riscattato il dolore e le sofferenze degli anni trascorsi.
Ho iniziato così ad approfittare delle occasioni che mi si presentassero sul lavoro, (lavorando nella stessa struttura, numerose) per incontrarla, salutarla, anche poterla soltatno guardarla di nascosto. Si, perche' riconosco di avere modificato le mie abitudini per farle coincidere con le sue!
Mi è diifficile, genitle Dottoressa, descriverle a parole, lo strano mix di felicita' e di sorpresa, che ho sentito nello scoprire di poter ancora provare la gioia  dell'amore, nel mio animo fiaccato da anni di sofferenze fisiche e morali, motivate specialmente da un ambiente professionale ostile che hanno segnato gli ultimi anni della mia vita lavorativa (e non solo).

Ho cercato quindi rifugio e sollievo nell'affetto per E. , con tentativi in verità per nulla velleitari, ferito ancora dolorosamente per il suo comportamento degli anni precedenti.
L'aspettavo nel parcheggio dove lei lasciava la macchina, l'ho accompagnata sotto l'ombrello quando pioveva, soprattutto ammetto oggi con vergogna di aver frequentato i suoi  stessi ambienti nella speranza di incontrarla. Sono arrivato al punto di mandarle dei fiori a casa per il suo compleanno. Lei, sempre educatamente, ma con un distacco che mi ha provocato motlo dolore, ha accettato e ringraziato per le varie attenzioni; ma sempre con un certo distacco. Fino a quando, circa 1 anno fa, E. mi ha dato nuova riprova della Sua doppiezza, chiedendomi un favore professionale, al quale naturalmente ho acconsentito con piacere; salvo subito dopo cambiare sede di lavoro (entrambi siamo impiegati in ambito medico-sanitario), cambiare radicalemente abitudini per non incontrarmi neanche accidentalmente, negarmi perfino il saluto quando ci incontravamo per caso.
Non le dico quale rabbia e dolore Io abbia provato per quello che ho vissuto come un raggiro, un imbroglio da parte dell'oggetto del mio amore (disinteressato e pulito) ordito ai miei danni.
Sentimenti di astio che si sono persino accresciuti a seguito di alcuni episodi verificatisi nel luogo dove lavoro: battute ironiche, riferimenti velatamente diretti alla mia situazione, semplici sguardi maliziosi e di riprovazioni verso "il maniaco",che mi hanno indotto a pensare che E. stessa, o qualcuno a lei molto vicino (familiari, fidanzato etc.) avessero divulgato indiscrezioni sulle mie "avances", esponendomi al pubblico ludibrio. Sentendo offesa la mia reputazione, (vado fiero della mia onestà), ho accuratamente evitato qualsiasi occasione di incontro con E. rifugiandomi nella fatica del lavoro per sfogare la mia frustrazione; questo ha incrinato anche i miei rapporti lavorativi (ho litigato con molti colleghi); non Le descrivo poi il dolore che ho provato quando ho scoperto dopo poco cha la povera E. è arrivata al punto di parcheggiare la sua macchina in un'altra zona rispetto alla mia per non incontrarmi. Mi sono sentito crollare il mondo addosso!!
Pensavo di essere riuscito a mettermi alle spalle tutto questo, quando (e siamo ormai arrivati allo scorso settembre) E. torna a farsi viva telefonicamente, chiedendomi altri favori, come se nulla fosse successo. Confesso di aver fatto ricorso a tutte le mie forze per controllarmi!! Ho realizzato ben presto che la sua richiesta di aiuto nascondeva in verità il desiderio di scoprire se i nostri rapporti si fossero reincanalati sul piano della reciproca cordialità. Nuovamente ferito, ho improntato il mio modo di pormi verso di lei alla freddezza; cerco di non incontrarla, e se la vedo non le concedo nemmeno piu' il saluto.
Provo ancora un profondo affetto per una delle poche persone che abbia veramente amato, eppure non posso dimenticare la sua completa mancanza di rispetto, le offese subite a causa sua, il fatto che abbia preferito espormi ai pettegolezzi di una città gretta e alle chiacchiere insulse di un  ambiente malsano,piuttosto che cercare di parlarmi  apertamente, nel caso che non avesse gradito le mie attenzioni. Per di piu' questo ha inciso pesantemente e negativamente sul mio rendimento lavorativo.
Vivo la mia giornata tra la compagnia dei pochi veri amici rimastimi, e un lavoro che da tempo non mi da piu' soddisfazioni, ma quel che è peggio rifletto su alcuni mie atteggiamenti del recente passato e anche del quotidiano, che mi fanno temere di essere stato, o di essere ancora, uno stalker. Rientro in questa categoria? cosa posso fare? aiuto!! (Gl)

 

Risponde la dr.ssa Laura Catalli
lettera RInnanzitutto ti ringrazio per aver condiviso la tua storia in questo spazio nato proprio per dar voce a chi si trova di fronte al fenomeno dello stalking come vittima o come persecutore. Quello che racconti mi sembra molto significativo in quanto esplicita chiaramente un vissuto di malessere celato e forse espresso da un comportamento "stalkizzante", per il quale ti suggerisco di leggere lo Speciale Stalking di MenteSociale, in particolare l'articolo sulla definizione e le caratteristiche di questa tematica.
Oggi finalmente si parla di atti persecutori come "comportamenti [...] percepiti dalla vittima intrusivi e sgraditi, avvertendoli con senso di minaccia e di paura". Questo fa sì che si tenda maggiormente ad avvicinarsi ai vissuti emotivi della vittima, tentando di aiutarla e forse questo potrebbe essere un errore, nella misura in cui non si presta attenzione anche al presunto stalker, colui che per definizione "[...] attua una serie ripetuti di comportamenti tesi a comunicare, sorvegliare e ricercare un contatto con la vittima", ed alla sua sofferenza. Credo quindi sia importante dar voce alle tue difficoltà ed al disagio che chiaramente esprimi.
Dal tuo racconto di vita inoltre, mi sembra appaia una sorta di "circolo vizioso" che non ti permetta di separarti completamente da questa persona con la quale hai condiviso significative e forti emozioni, legandoti senza possibilità di uscita ad una relazione da cui tenti al tempo stesso di allontanarti ed avvicinarti. Questo "movimento ambivalente" fa spendere naturalmente tanto energie, espresse anche dalla sofferenza e dai pesi emotivi che ti stai portando. Potresti affrontare questo aspetto chiedendo aiuto ad uno psicologo esperto in tematiche relazionali e nello stalking.
Coraggio, è possibile uscirne!

Le scrivo un po' per chiederle un parere sulla mia personale situazione, un po' per sfogarmi apertamente per la prima volta sulla disavventura che da ormai piu'' di 2 anni ha coinvolto me e, suo malgrado, l'oggetto dei miei sentimenti.
Ho conosciuto E ormai piu' di 6 anni fa, all'università. E. si è dimostrata molto ben disposta nei miei confronti: inviti a cena, a uscire, a casa Sua...sempre da me glissati per la mia proverbiale timidezza, e per gli assillanti impegni lavorativi che mi hanno costretto molto a malincuore a dire piu' di una volta di no alla donna della quale mi stavo intanto innamorando. Questo fino a quando Lei ha conosciuto la mia famiglia, in circostanze non del tutto pianificate. Appartenente ad un ceto sociale, anche se forse dovrei dire soltanto economico, piu' alto del mio, E. ha così deciso evidentemente di troncare improvvisamente qualsiasi contatto con me, che intanto, laureato, ero finalmente libero di amarla nella pienezza degli affetti così come avrei voluto.
Nel giro di poche settimane, così, dopo il mio rientro dopo un periodo di ferie lavorative, mi ha sottoposto al dolore di vederla tranquillamente sistemata con un'altra persona, cosa che io ho vissuto come una profonda umiliazione, una vera offesa personale.
Le mie disavventure professionali e familiari (ho sofferto intanto la perdita del mio povero Papà al quale ero legatissimo) ci hanno per fortuna allontanato, fin quando il destino ha voluto riunirci, riportandomi nella stessa sede dove lei lavora.
Mi è bastato rivederla una sola volta per capire quanto fossi ancora innamorato di lei.
Poterle soltanto stare vicino, aiutarla nel suo lavoro, se non addirittura riallacciare una relazione con una delle poche persone che avessi veramente amato, avrebbero nella mia mente riscattato il dolore e le sofferenze degli anni trascorsi.
Ho iniziato così ad approfittare delle occasioni che mi si presentassero sul lavoro, (lavorando nella stessa struttura, numerose) per incontrarla, salutarla, anche poterla soltatno guardarla di nascosto. Si, perche' riconosco di avere modificato le mie abitudini per farle coincidere con le sue!
Mi è diifficile, genitle Dottoressa, descriverle a parole, lo strano mix di felicita' e di sorpresa, che ho sentito nello scoprire di poter ancora provare la gioia dell'amore, nel mio animo fiaccato da anni di sofferenze fisiche e morali, motivate specialmente da un ambiente professionale ostile che hanno segnato gli ultimi anni della mia vita lavorativa (e non solo).
Ho cercato quindi rifugio e sollievo nell'affetto per E. , con tentativi in verità per nulla velleitari, ferito ancora dolorosamente per il suo comportamento degli anni precedenti.
L'aspettavo nel parcheggio dove lei lasciava la macchina, l'ho accompagnata sotto l'ombrello quando pioveva, soprattutto ammetto oggi con vergogna di aver frequentato i suoi stessi ambienti nella speranza di incontrarla. Sono arrivato al punto di mandarle dei fiori a casa per il suo compleanno. Lei, sempre educatamente, ma con un distacco che mi ha provocato motlo dolore, ha accettato e ringraziato per le varie attenzioni; ma sempre con un certo distacco. Fino a quando, circa 1 anno fa, E. mi ha dato nuova riprova della Sua doppiezza, chiedendomi un favore professionale, al quale naturalmente ho acconsentito con piacere; salvo subito dopo cambiare sede di lavoro (entrambi siamo impiegati in ambito medico-sanitario), cambiare radicalemente abitudini per non incontrarmi neanche accidentalmente, negarmi perfino il saluto quando ci incontravamo per caso.
Non le dico quale rabbia e dolore Io abbia provato per quello che ho vissuto come un raggiro, un imbroglio da parte dell'oggetto del mio amore (disinteressato e pulito) ordito ai miei danni.
Sentimenti di astio che si sono persino accresciuti a seguito di alcuni episodi verificatisi nel luogo dove lavoro: battute ironiche, riferimenti velatamente diretti alla mia situazione, semplici sguardi maliziosi e di riprovazioni verso "il maniaco",che mi hanno indotto a pensare che E. stessa, o qualcuno a lei molto vicino (familiari, fidanzato etc.) avessero divulgato indiscrezioni sulle mie "avances", esponendomi al pubblico ludibrio. Sentendo offesa la mia reputazione, (vado fiero della mia onestà), ho accuratamente evitato qualsiasi occasione di incontro con E. rifugiandomi nella fatica del lavoro per sfogare la mia frustrazione; questo ha incrinato anche i miei rapporti lavorativi (ho litigato con molti colleghi); non Le descrivo poi il dolore che ho provato quando ho scoperto dopo poco cha la povera E. è arrivata al punto di parcheggiare la sua macchina in un'altra zona rispetto alla mia per non incontrarmi. Mi sono sentito crollare il mondo addosso!!
Pensavo di essere riuscito a mettermi alle spalle tutto questo, quando (e siamo ormai arrivati allo scorso settembre) E. torna a farsi viva telefonicamente, chiedendomi altri favori, come se nulla fosse successo. Confesso di aver fatto ricorso a tutte le mie forze per controllarmi!! Ho realizzato ben presto che la sua richiesta di aiuto nascondeva in verità il desiderio di scoprire se i nostri rapporti si fossero reincanalati sul piano della reciproca cordialità. Nuovamente ferito, ho improntato il mio modo di pormi verso di lei alla freddezza; cerco di non incontrarla, e se la vedo non le concedo nemmeno piu' il saluto.
Provo ancora un profondo affetto per una delle poche persone che abbia veramente amato, eppure non posso dimenticare la sua completa mancanza di rispetto, le offese subite a causa sua, il fatto che abbia preferito espormi ai pettegolezzi di una città gretta e alle chiacchiere insulse di un ambiente malsano,piuttosto che cercare di parlarmi apertamente, nel caso che non avesse gradito le mie attenzioni. Per di piu' questo ha inciso pesantemente e negativamente sul mio rendimento lavorativo.
Vivo la mia giornata tra la compagnia dei pochi veri amici rimastimi, e un lavoro che da tempo non mi da piu' soddisfazioni, ma quel che è peggio rifletto su alcuni mie atteggiamenti del recente passato e anche del quotidiano, che mi fanno temere di essere stato, o di essere ancora, uno stalker. Rientro in questa categoria? cosa posso fare? aiuto!!

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