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Venerdì 21 Aprile,       workshop esperenziale 

 

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STALKING

stalkingDifficoltà psicologiche ed emotive legate alle molestie assillanti.

Come Vittime. O come Stalkers.


 

 lettera DLa mia ex ragazza non vuole accettare il fatto che io non desidero più stare con lei. Ormai la cosa si protrae da quasi due anni e non so più cosa pensare e come comportarmi. Ho provato a parlarle, le ho scritto e le ho dato indifferenza ma non c'è verso che lei accetti il fatto che non la amo più. 

lettera DRegistrazioni e messaggi che mi minacciano di morte...non sono frequenti ma arrivano quando sono finalmente serena..il mio ex non accetta la fine e da allora mi parla di morte..non so se denunciare ho paura per me e le persone a me vicine (ha minacciato una mia amica); suo padre e suo cognato sono nelle forze dell'ordine..vorrei solo difendermi e non attaccare. (Margherita)

 

Risponde la dr.ssa Laura Catalli
lettera RCara Margherita,
la denuncia o meglio, in questo caso l'ammonimento al questore, potrebbe bloccare il comportamento persecutorio del tuo ex partner. Spesso si tentenna nel farlo perchè si ha paura delle conseguenze o dell'effettiva risoluzione del caso. L'evidente influenza di questi comportamenti sulla tua serenità e l'aumentata minaccia - che comincia ad estendersi anche verso le relazioni a te care - potrebbe però darti la giusta forza per chiedere aiuto contro tali persecuzioni. L'ammonimento rappresenta a tutt'oggi in tal senso un valido strumento per combattere lo stalking. Quello che ti suggerisco è quindi di rivolgerti alle forze dell'ordine e parallelamente contattare un legale per comprendere gli aspetti procedurali o avere maggiori informazioni a riguardo.

lettera DDopo aver convissuto burrascosamente per 5 anni con una persona più grande di me di 14 anni, ho finalmente trovato la forza di lasciarlo.
Fin da subito ha iniziato a tempestarmi di sms (circa 20 al giorno), mail, telefonate in cui mi diceva che gli ho rovinato la vita lasciandolo, che si voleva ammazzare per colpa mia, che me la voleva fare pagare, che mi voleva creare problemi sul lavoro e poi lo trovavo regolarmente sotto casa tutte le mattine o fuori dal mio ufficio e a un certo punto ha iniziato anche a scrivere sms alla mia migliore amica.
Ho cambiato numero di telefono e dopo aver contattato i suoi familiari che purtroppo vivono distanti da noi, da pochi mesi la cosa ha iniziato a scemare, solo d’ogni tanto lo vedo passare nel quartiere dove lavoro.
Tutto questo è durato due anni, io sono distrutta e ogni notte ho incubi pesanti, nelle poche ore in cui riesco a dormire, che riguardano lui.
Ho la vita completamente condizionata al punto che se mi devo recare in un posto prima controllo tutte le auto per capire se potrei incontrarlo.
Cosa dovrei fare per tranquillizzarmi, togliermelo dalla testa e cercare di vivere una vita mentalmente libera?(Marcella)

 

Risponde la dr.ssa Laura Catalli
lettera RCara Marcella, i pesi emotivi che stai portando con te da questa storia di persecuzione assillante sono riscontrabili in molte donne stalkizzate. Problematiche del sonno, incubi notturni ed atteggiamenti ossessivi di controllo sono segnali frequentissimi di una ferita che non si è rimarginata ancora del tutto, che ha bisogno di tempo, di spazi temporanei di serenità aiutata magari da amici e familiari e, forse, di un sostegno psicologico che ti dia la giusta forza per riappropriarti del tuo benessere in questa fase fragile della tua vita. Un abbraccio.

lettera DSubisco stalking da 4 lunghi anni,mi ha querelata 2 volte,e poichè siamo colleghi è stato dall'azienda messo nella condizione di dover ritirare tutto.all'inizio mi seguiva costantemente,poi nel tempo ha cambiato modus,è sempre presente,ma in luoghi di lavoro comuni.io faccio i turni.dopo l'ultima querela si è dimostrato intenzionato a instaurare un rapporto di amicizia e colleganza,non sò come comportarmi,ogni volta che il mio rifiuto è stato netto mi ha querelato,ma io non voglio nessun tipo di rapporto con lui.sono preoccupata,perchè non riesco a trovare appigli legali,nessuno è disposto a testimoniare,fà paura a tanti perchè è vendicativo,e poi io con questo lavoro mi mantengo già da 20 anni,non posso permettermi di cambiare e poi non lo voglio fare,sono spaventata che questa cosa non abbia mai un termine,vorrei sapere come pomportarmi in sua presenza. (Stefania)

 

Risponde la dr.ssa Laura Catalli
lettera RDa quello che racconti non appaiono chiare alcune cose: innanzi tutto cosa hai fatto tu da un punto di vista legale (parli di querela da parte sua ma riferendolo a quale tuo atteggiamento la querela riesce ad avviarsi?). Se non vuoi denunciare questa persona puoi richiedere però l'ammonimento da parte del questore. In tal senso puoi trovare su questo sito maggiori specificazioni e nell'area download anche il documento in specifico.
Altresì potrebbe essere utile richiedere un sostegno di tipo psicologico per costruire una strategia adeguata che ti aiuti a creare una maggiore distanza dallo stalker.

lettera DLe scrivo un po' per chiederle un parere sulla mia personale situazione, un po' per sfogarmi apertamente per la prima volta sulla disavventura che da ormai piu'' di 2 anni ha coinvolto me e, suo malgrado, l'oggetto dei miei sentimenti.
Ho conosciuto  E ormai piu' di 6 anni fa, all'università. E. si è dimostrata molto ben disposta nei miei confronti: inviti a cena, a uscire, a casa Sua...sempre da me glissati per la mia proverbiale timidezza, e per gli assillanti impegni lavorativi che mi hanno costretto molto a malincuore a dire piu' di una volta di no alla donna della quale mi stavo intanto innamorando. Questo fino a quando Lei ha conosciuto la mia famiglia, in circostanze non del tutto pianificate. Appartenente ad un ceto sociale, anche se forse dovrei dire soltanto economico, piu' alto del mio, E. ha così deciso evidentemente di troncare improvvisamente qualsiasi contatto con me, che intanto, laureato, ero finalmente libero di amarla nella pienezza degli affetti così come avrei voluto.
Nel giro di poche settimane, così, dopo il mio rientro dopo un periodo di ferie lavorative, mi ha sottoposto al dolore di vederla tranquillamente sistemata con un'altra persona, cosa che io ho vissuto come una profonda umiliazione, una vera offesa personale.
Le mie disavventure professionali e familiari (ho sofferto intanto la perdita del mio povero Papà al quale ero legatissimo) ci hanno per fortuna allontanato, fin quando il destino ha voluto riunirci, riportandomi nella stessa sede dove lei lavora.
Mi è bastato rivederla una sola volta per capire quanto fossi ancora innamorato di lei.
Poterle soltanto stare vicino, aiutarla nel suo lavoro, se non addirittura riallacciare una relazione con una delle poche persone che avessi veramente amato, avrebbero nella mia mente riscattato il dolore e le sofferenze degli anni trascorsi.
Ho iniziato così ad approfittare delle occasioni che mi si presentassero sul lavoro, (lavorando nella stessa struttura, numerose) per incontrarla, salutarla, anche poterla soltatno guardarla di nascosto. Si, perche' riconosco di avere modificato le mie abitudini per farle coincidere con le sue!
Mi è diifficile, genitle Dottoressa, descriverle a parole, lo strano mix di felicita' e di sorpresa, che ho sentito nello scoprire di poter ancora provare la gioia  dell'amore, nel mio animo fiaccato da anni di sofferenze fisiche e morali, motivate specialmente da un ambiente professionale ostile che hanno segnato gli ultimi anni della mia vita lavorativa (e non solo).

Ho cercato quindi rifugio e sollievo nell'affetto per E. , con tentativi in verità per nulla velleitari, ferito ancora dolorosamente per il suo comportamento degli anni precedenti.
L'aspettavo nel parcheggio dove lei lasciava la macchina, l'ho accompagnata sotto l'ombrello quando pioveva, soprattutto ammetto oggi con vergogna di aver frequentato i suoi  stessi ambienti nella speranza di incontrarla. Sono arrivato al punto di mandarle dei fiori a casa per il suo compleanno. Lei, sempre educatamente, ma con un distacco che mi ha provocato motlo dolore, ha accettato e ringraziato per le varie attenzioni; ma sempre con un certo distacco. Fino a quando, circa 1 anno fa, E. mi ha dato nuova riprova della Sua doppiezza, chiedendomi un favore professionale, al quale naturalmente ho acconsentito con piacere; salvo subito dopo cambiare sede di lavoro (entrambi siamo impiegati in ambito medico-sanitario), cambiare radicalemente abitudini per non incontrarmi neanche accidentalmente, negarmi perfino il saluto quando ci incontravamo per caso.
Non le dico quale rabbia e dolore Io abbia provato per quello che ho vissuto come un raggiro, un imbroglio da parte dell'oggetto del mio amore (disinteressato e pulito) ordito ai miei danni.
Sentimenti di astio che si sono persino accresciuti a seguito di alcuni episodi verificatisi nel luogo dove lavoro: battute ironiche, riferimenti velatamente diretti alla mia situazione, semplici sguardi maliziosi e di riprovazioni verso "il maniaco",che mi hanno indotto a pensare che E. stessa, o qualcuno a lei molto vicino (familiari, fidanzato etc.) avessero divulgato indiscrezioni sulle mie "avances", esponendomi al pubblico ludibrio. Sentendo offesa la mia reputazione, (vado fiero della mia onestà), ho accuratamente evitato qualsiasi occasione di incontro con E. rifugiandomi nella fatica del lavoro per sfogare la mia frustrazione; questo ha incrinato anche i miei rapporti lavorativi (ho litigato con molti colleghi); non Le descrivo poi il dolore che ho provato quando ho scoperto dopo poco cha la povera E. è arrivata al punto di parcheggiare la sua macchina in un'altra zona rispetto alla mia per non incontrarmi. Mi sono sentito crollare il mondo addosso!!
Pensavo di essere riuscito a mettermi alle spalle tutto questo, quando (e siamo ormai arrivati allo scorso settembre) E. torna a farsi viva telefonicamente, chiedendomi altri favori, come se nulla fosse successo. Confesso di aver fatto ricorso a tutte le mie forze per controllarmi!! Ho realizzato ben presto che la sua richiesta di aiuto nascondeva in verità il desiderio di scoprire se i nostri rapporti si fossero reincanalati sul piano della reciproca cordialità. Nuovamente ferito, ho improntato il mio modo di pormi verso di lei alla freddezza; cerco di non incontrarla, e se la vedo non le concedo nemmeno piu' il saluto.
Provo ancora un profondo affetto per una delle poche persone che abbia veramente amato, eppure non posso dimenticare la sua completa mancanza di rispetto, le offese subite a causa sua, il fatto che abbia preferito espormi ai pettegolezzi di una città gretta e alle chiacchiere insulse di un  ambiente malsano,piuttosto che cercare di parlarmi  apertamente, nel caso che non avesse gradito le mie attenzioni. Per di piu' questo ha inciso pesantemente e negativamente sul mio rendimento lavorativo.
Vivo la mia giornata tra la compagnia dei pochi veri amici rimastimi, e un lavoro che da tempo non mi da piu' soddisfazioni, ma quel che è peggio rifletto su alcuni mie atteggiamenti del recente passato e anche del quotidiano, che mi fanno temere di essere stato, o di essere ancora, uno stalker. Rientro in questa categoria? cosa posso fare? aiuto!! (Gl)

 

Risponde la dr.ssa Laura Catalli
lettera RInnanzitutto ti ringrazio per aver condiviso la tua storia in questo spazio nato proprio per dar voce a chi si trova di fronte al fenomeno dello stalking come vittima o come persecutore. Quello che racconti mi sembra molto significativo in quanto esplicita chiaramente un vissuto di malessere celato e forse espresso da un comportamento "stalkizzante", per il quale ti suggerisco di leggere lo Speciale Stalking di MenteSociale, in particolare l'articolo sulla definizione e le caratteristiche di questa tematica.
Oggi finalmente si parla di atti persecutori come "comportamenti [...] percepiti dalla vittima intrusivi e sgraditi, avvertendoli con senso di minaccia e di paura". Questo fa sì che si tenda maggiormente ad avvicinarsi ai vissuti emotivi della vittima, tentando di aiutarla e forse questo potrebbe essere un errore, nella misura in cui non si presta attenzione anche al presunto stalker, colui che per definizione "[...] attua una serie ripetuti di comportamenti tesi a comunicare, sorvegliare e ricercare un contatto con la vittima", ed alla sua sofferenza. Credo quindi sia importante dar voce alle tue difficoltà ed al disagio che chiaramente esprimi.
Dal tuo racconto di vita inoltre, mi sembra appaia una sorta di "circolo vizioso" che non ti permetta di separarti completamente da questa persona con la quale hai condiviso significative e forti emozioni, legandoti senza possibilità di uscita ad una relazione da cui tenti al tempo stesso di allontanarti ed avvicinarti. Questo "movimento ambivalente" fa spendere naturalmente tanto energie, espresse anche dalla sofferenza e dai pesi emotivi che ti stai portando. Potresti affrontare questo aspetto chiedendo aiuto ad uno psicologo esperto in tematiche relazionali e nello stalking.
Coraggio, è possibile uscirne!

Le scrivo un po' per chiederle un parere sulla mia personale situazione, un po' per sfogarmi apertamente per la prima volta sulla disavventura che da ormai piu'' di 2 anni ha coinvolto me e, suo malgrado, l'oggetto dei miei sentimenti.
Ho conosciuto E ormai piu' di 6 anni fa, all'università. E. si è dimostrata molto ben disposta nei miei confronti: inviti a cena, a uscire, a casa Sua...sempre da me glissati per la mia proverbiale timidezza, e per gli assillanti impegni lavorativi che mi hanno costretto molto a malincuore a dire piu' di una volta di no alla donna della quale mi stavo intanto innamorando. Questo fino a quando Lei ha conosciuto la mia famiglia, in circostanze non del tutto pianificate. Appartenente ad un ceto sociale, anche se forse dovrei dire soltanto economico, piu' alto del mio, E. ha così deciso evidentemente di troncare improvvisamente qualsiasi contatto con me, che intanto, laureato, ero finalmente libero di amarla nella pienezza degli affetti così come avrei voluto.
Nel giro di poche settimane, così, dopo il mio rientro dopo un periodo di ferie lavorative, mi ha sottoposto al dolore di vederla tranquillamente sistemata con un'altra persona, cosa che io ho vissuto come una profonda umiliazione, una vera offesa personale.
Le mie disavventure professionali e familiari (ho sofferto intanto la perdita del mio povero Papà al quale ero legatissimo) ci hanno per fortuna allontanato, fin quando il destino ha voluto riunirci, riportandomi nella stessa sede dove lei lavora.
Mi è bastato rivederla una sola volta per capire quanto fossi ancora innamorato di lei.
Poterle soltanto stare vicino, aiutarla nel suo lavoro, se non addirittura riallacciare una relazione con una delle poche persone che avessi veramente amato, avrebbero nella mia mente riscattato il dolore e le sofferenze degli anni trascorsi.
Ho iniziato così ad approfittare delle occasioni che mi si presentassero sul lavoro, (lavorando nella stessa struttura, numerose) per incontrarla, salutarla, anche poterla soltatno guardarla di nascosto. Si, perche' riconosco di avere modificato le mie abitudini per farle coincidere con le sue!
Mi è diifficile, genitle Dottoressa, descriverle a parole, lo strano mix di felicita' e di sorpresa, che ho sentito nello scoprire di poter ancora provare la gioia dell'amore, nel mio animo fiaccato da anni di sofferenze fisiche e morali, motivate specialmente da un ambiente professionale ostile che hanno segnato gli ultimi anni della mia vita lavorativa (e non solo).
Ho cercato quindi rifugio e sollievo nell'affetto per E. , con tentativi in verità per nulla velleitari, ferito ancora dolorosamente per il suo comportamento degli anni precedenti.
L'aspettavo nel parcheggio dove lei lasciava la macchina, l'ho accompagnata sotto l'ombrello quando pioveva, soprattutto ammetto oggi con vergogna di aver frequentato i suoi stessi ambienti nella speranza di incontrarla. Sono arrivato al punto di mandarle dei fiori a casa per il suo compleanno. Lei, sempre educatamente, ma con un distacco che mi ha provocato motlo dolore, ha accettato e ringraziato per le varie attenzioni; ma sempre con un certo distacco. Fino a quando, circa 1 anno fa, E. mi ha dato nuova riprova della Sua doppiezza, chiedendomi un favore professionale, al quale naturalmente ho acconsentito con piacere; salvo subito dopo cambiare sede di lavoro (entrambi siamo impiegati in ambito medico-sanitario), cambiare radicalemente abitudini per non incontrarmi neanche accidentalmente, negarmi perfino il saluto quando ci incontravamo per caso.
Non le dico quale rabbia e dolore Io abbia provato per quello che ho vissuto come un raggiro, un imbroglio da parte dell'oggetto del mio amore (disinteressato e pulito) ordito ai miei danni.
Sentimenti di astio che si sono persino accresciuti a seguito di alcuni episodi verificatisi nel luogo dove lavoro: battute ironiche, riferimenti velatamente diretti alla mia situazione, semplici sguardi maliziosi e di riprovazioni verso "il maniaco",che mi hanno indotto a pensare che E. stessa, o qualcuno a lei molto vicino (familiari, fidanzato etc.) avessero divulgato indiscrezioni sulle mie "avances", esponendomi al pubblico ludibrio. Sentendo offesa la mia reputazione, (vado fiero della mia onestà), ho accuratamente evitato qualsiasi occasione di incontro con E. rifugiandomi nella fatica del lavoro per sfogare la mia frustrazione; questo ha incrinato anche i miei rapporti lavorativi (ho litigato con molti colleghi); non Le descrivo poi il dolore che ho provato quando ho scoperto dopo poco cha la povera E. è arrivata al punto di parcheggiare la sua macchina in un'altra zona rispetto alla mia per non incontrarmi. Mi sono sentito crollare il mondo addosso!!
Pensavo di essere riuscito a mettermi alle spalle tutto questo, quando (e siamo ormai arrivati allo scorso settembre) E. torna a farsi viva telefonicamente, chiedendomi altri favori, come se nulla fosse successo. Confesso di aver fatto ricorso a tutte le mie forze per controllarmi!! Ho realizzato ben presto che la sua richiesta di aiuto nascondeva in verità il desiderio di scoprire se i nostri rapporti si fossero reincanalati sul piano della reciproca cordialità. Nuovamente ferito, ho improntato il mio modo di pormi verso di lei alla freddezza; cerco di non incontrarla, e se la vedo non le concedo nemmeno piu' il saluto.
Provo ancora un profondo affetto per una delle poche persone che abbia veramente amato, eppure non posso dimenticare la sua completa mancanza di rispetto, le offese subite a causa sua, il fatto che abbia preferito espormi ai pettegolezzi di una città gretta e alle chiacchiere insulse di un ambiente malsano,piuttosto che cercare di parlarmi apertamente, nel caso che non avesse gradito le mie attenzioni. Per di piu' questo ha inciso pesantemente e negativamente sul mio rendimento lavorativo.
Vivo la mia giornata tra la compagnia dei pochi veri amici rimastimi, e un lavoro che da tempo non mi da piu' soddisfazioni, ma quel che è peggio rifletto su alcuni mie atteggiamenti del recente passato e anche del quotidiano, che mi fanno temere di essere stato, o di essere ancora, uno stalker. Rientro in questa categoria? cosa posso fare? aiuto!!

Studio di Psicoterapia MenteSociale

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Martedì dalle 10.00 alle 13.00  (anche Sportello Psicologico)
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