lettera D

Salve, mi rivolgo a voi perché ho un problema psicologico di tipo relazionale, vorrei mi aiutaste a capire come affrontarlo.
In passato mi sono rivolta anche a una psicologa della mia zona ma dopo un mesetto di sedute ho smesso, sia per cause economiche, sia perché la sua interpretazione del mio problema non mi convinceva, e tutt’ora non mi convince.
Premetto anche che sono molto interessata alla psicologia e che infatti sono matricola di questa facoltà presso  un’università.
Ora proverò a spiegare i miei problemi (che potrebbero apparire anche stupidi, ma la mia paura è che si ripresentino in eterno, non permettendomi mai di costruire una relazione stabile).


Ogni relazione (amorosa)  che ho non dura mai più di un mese, e tutte (fino ad ora  cinque) sono composte dalle stesse fasi : inizialmente ci sono interesse e le più rosee prospettive, il ragazzo in questione mi piace e mi attrae molto, (soprattutto quando la conquista è ancora incerta). E’ così nelle prime settimane, nelle quali ogni volta mi dico che ‘magari è quello giusto’, perché sembra essere  perfetto, infatti se noto i piccoli difetti dell’altro, inizialmente non ci faccio caso  e li ignoro completamente. Dopo qualche settimana però questi difetti diventano ai miei occhi enormi e insopportabili, e  – soprattutto se trascorre un lungo periodo tra un uscita e l’altra- nella mia testa avviene una strana reazione: ogni volta  finisce che vedo solo gli aspetti negativi del ragazzo, ci esco senza averne voglia, finchè alla fine lo sciagurato in questione mi provoca repusione assoluta, e quindi mi ritrovo psicologicamente costretta a  chiudere ogni rapporto con lui, (con sua sorpresa, perché ‘non sospettava niente e gli sembrava andasse tutto bene’).
Ora, per le prime volte mi son detta che probabilmente era la persona sbagliata per me, alla quarta volta però, quando questo terribile processo si ripeteva ancora nella mia mente, mi son fatta qualche domanda, e indagando un po’ anche sul web mi sono riconosciuta nella descrizione di un disagio psicologico detto ‘’filofobia’’ (ovviamente il mio non penso sia a livelli patologici, ma in forma lieve).
Mi sembra doveroso aggiungere che la mia infanzia non ha riportato nessun trauma, non ho sofferto di mancanza di affetto, semmai di eccessi, infatti la psicologa che ho frequentato ha trovato nelle cause del mio disagio la ‘iper-protettività’ di mia madre, che però io ritengo non superiore a quella di molte madri.
Una possibile causa di questa filofobia (se è di questo che si tratta) potrebbe essere secondo me un episodio della mia adolescenza, quando per la prima volta mi presi una cotta per un ragazzino che mi rifiutò con mooolto poco tatto, distruggendo la mia allora fragile autostima e umiliandomi.
Mi rivolgo a voi in questo momento perchè sto frequentando un ragazzo da un mesetto, e incomincio a sentire i soliti sintomi di ‘’rifiuto’’… Mi preoccupo perché non conosco nessuno della mia età (19 anni) che abbia avuto questi problemi ed Inizio ad avere davvero paura che questo circolo vizioso non  finirà mai,  precludendomi così molte belle esperienze ed occasioni, e facendomi ritrovare vecchia e sola prima che possa essermi accorta del tempo passato a restare chiusa in me stessa.
Leggendo della filofobia, i ‘’rimedi’’ proposti sono quelli di resistere al forte impulso di fuggire e tentare di superare questa evidente paura di costruire una relazione seria, quindi è quello che sto cercando di fare, sfidando me stessa a resistere il più possibile. Dite che funzionerà o che una forzatura è dannosa ? Il mio è un piccolo disagio risolvibile con la forza di volontà, è solo sfortuna in amore, o necessito dell’aiuto di qualcuno?
C’è ancora tanto che vorrei dire, ma forse mi son già dilungata fin troppo, non voglio rubarvi troppo tempo, visto che immagino ci siano persone con problemi più seri e gravi dei miei.
Attendo risposta e aiuto! (Martina).

 

Risposta della dr.ssa Laura Catalli:
lettera R

 Cara Martina, di fronte ad una nuova esperienza relazionale trovo giusto il domandarsi ed il riflettere sulle passate storie d’amore, su cosa può non essere andato, su possibili errori o contributi. Attenzione però che questa riflessione non diventi paradossalmente un ostacolo al viverti con serenità il rapporto attuale, concentrata e preoccupata sul da farsi nel momento in cui potresti di nuovo allontanarti come hai fatto in passato. 

Considera inoltre che una certa “dinamicità relazionale” è abbastanza frequente alla tua età ed in tal senso di per sé non costituisce un problema. Dipende, come in tutte le cose, da come si vive la situazione. Al di là di un possibile inquadramento diagnostico (quindi se si tratti o meno di filofobia), credo sia importante capire come ti senti in questo momento di avvicinamento – allontanamento dall’altro, quali sono i tuoi vissuti, le tue paure, i tuoi desideri e bisogni. Da quello che racconti mi sembra ci siano entrambi gli aspetti: da una parte il desiderio di una storia d’amore vivendoti quella che comunemente viene chiamata “fase dell’innamoramento”, nella quale l’altro è perfetto ai nostri occhi, non ci sono difetti ed è tutto meravigliosamente bello. Dall’altra parte, la paura di coinvolgerti completamente in questo rapporto potrebbe portarti a difenderti, allontanandoti ed avvertendo il rifiuto. Non voglio entrare più nello specifico perché ho pochi elementi per poter approfondire tali aspetti.
In generale ti invito a considerare quanto sia importante lasciar spazio al proprio mondo emotivo ed in tal senso “resistere” al di là di tutto potrebbe essere rischioso perché rappresenta un mancato ascolto di quello che a livello di “pancia” stai vivendo, in termini di bisogni e di paure.  
Quello che mi sento di consigliarti è di provare nuovamente ad intraprendere un percorso psicologico ed emotivo perché potrebbe aiutarti a costruire questo “spazio emotivo” ed a interrompere il circolo vizioso in cui ti senti incastrata. Ascoltando questa volta le tue emozioni e riuscendo finalmente a vivere con soddisfazione la tua storia d’amore.

Un caro saluto 

 

 

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