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lettera dIl mio compagno nel giro di 15 anni ha perso padre, madre e ha provocato un incidente in cui è morta una bimba di 13 anni (ormai 12 anni fa), ora ha 34 anni e abbiamo un bimbo di 1 anno. Diventare padre ha fatto peggiorare la sua depressione e aumentare la sua rabbia a dismisura, sempre + spesso torna a casa ubriaco e disperato. Va da una psicologa, che gli ha prescritto dei farmaci che non prende, lui è deluso dalla psicoterapia. La situazione peggiora di settimana in settimana, non vedo una soluzione a questo problema. Ci sono vie d'uscita che permettano a persone così sfortunate di condurre una vita normale? Voglio dire: posso realmente sperare che ne esca?? Altrimenti dovrò lasciarlo, perchè la situazione sta diventando insostenibile per me, mio figlio e tutti i parenti che ci stanno intorno.... Grazie per la cortese risposta che vorrà concedermi.(Giulia)

Risposta della dr.ssa Laura Catalli: 
lettera rDiventare padre porta un cambiamento inevitabile in diversi contesti della propria vita, mettendoli in discussione: le relazioni familiari (si è "figli di" ma allo stesso tempo "padri di"), sessuali, di coppia (si è genitori e coniugi al tempo stesso), ma soprattutto se stessi e la propria identità vengono messi a dura prova... Si può pensare quindi che questo momento critico abbia influenzato la fragilità del tuo compagno, peggiorando la situazione. Dato che sta seguendo un percorso psicoterapeutico di tipo psichiatrico (parli di farmaci che sono stati prescritti, in questo caso quindi si tratta di uno medico specialista in psichiatria che può avere anche una specializzazione in psicoterapia), consiglierei di parlare chiaramente di questa delusione con il terapeuta perchè è un'emozione importante che può aiutarlo ad affrontare meglio sia il percorso psicologico sia la personale problematica. Considera inoltre che in diverse città esistono dei gruppi definiti "gruppi psicoeducativi" o gruppi di sostegno ai familiari di pazienti depressi in quanto oggi diversi specialisti concordano sul fatto che anche un coniuge, un figlio o un genitore può "ammalarsi" (emotivamente parlando) in quanto frequentemente prende in carico l'altro, tenta di sostenerlo e di aiutarlo con un inevitabile dispendio di forze e di vissuti emotivi molto forti, legati anche al possibile miglioramento o peggioramento della persona a cui si prestano le proprie cure. Mi verrebbe inoltre da suggerirti di pensare tu stessa ad un percorso psicologico da un altro collega (per questioni morali e deontologiche non è suggeribile andare dallo stesso specialista) per avere uno spazio di sostegno e comprendere come affrontare la problematica del tuo compagno ed al tempo stesso la quotidianità della vita.

 

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