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lettera DSalve, ho un problema sul lavoro che mi sta disintegrando la vita personale.
Come capi ho 2 terribili donne che mi hanno creato progressivamente la fama della deficiente con tutti quelli che vengono in contatto con noi (loro sono sul lavoro da molto più tempo e sono "credibili"), in particolare una ha avuto cura di seminare ogni possibile maldicenza, sul mio conto, non perdendo mai occasione di mettermi in ridicolo, naturalmente non avrò mai le prove di questo, loro sono brave a fare tutto alle spalle e nessuno viene mai a dirti nulla...le colleghe non sono da meno...così ora non riesco ad avere una mia vita sociale, perchè ho paura di conoscere gente che le conosca e che possa essere influenzata da loro nel giudizio su di me...per non parlare della paura che ho a dire dove lavoro...a ciò aggiungo che io non sono originaria di questa città e che il primo posto che ho affrontato è stato quell'inferno, da cui non sono uscita e che mi sta affondando sempre di più...ho paura di uscire e di affrontare la vita, quelle mi hanno distrutta...(Sara)


Risposta della dr.ssa Laura Catalli:
lettera RNella società in cui viviamo, spesso è difficile pensarsi al di là del lavoro, proprio perchè è la stessa società ad essere "lavorocentrica" (cioè abitiamo nell'era "dimmi cosa fai e ti diro' chi sei") e questo conduce sempre piu' persone ad impegnarsi al massimo sul luogo di lavoro e nelle relazioni professionali, al di là del guadagno e della motivazione personale correndo però il rischio di confrontarsi quotidianamente con stress che in questo modo vengono amplificati proprio perchè il contesto lavorativo diventa il fulcro della propria esistenza e dei propri vissuti. Così facendo, il lavoro cessa di essere "una" delle aree di vita, diventando quella principale, la cui soddisfazione o insoddisfazione influenza come "effetto domino" tutte le altre (relazioni amicali, relazioni sentimentali, hobby e tempo libero, salute fisica e psichica, contesto familiare ecc.). Mi sembra che il tuo racconto del momento che stai vivendo possa rientrare in questo caso: non essendo soddisfatta di cio' che ti sta capitando al lavoro, non sembri riuscire a "ricaricarti" negli altri contesti di vita e tutto ruota su coloro alle quali attribuisci colpe del tuo malessere. Questo però, al di là se sia giusto o sbagliato, non sembra però essere utile per ritrovare il giusto benessere. In questi casi quello che suggerisco è di investire di più anche per quello che riguarda il mondo al di fuori del contesto lavorativo e che potrebbe se soddisfacente, bilanciare il depauperamento di energie e vissuti negativi spesi nel contesto professionale. Prova quindi a spostare per un attimo la tua attenzione sulle tue passioni o su cosa potresti coltivare per ricaricarti emotivamente. In questo modo potresti inoltre costruire la tua identità al di là dell'impegno occupazionale, uscendo quindi dalla posizione pseudo-cartesiana, purtroppo spesso per molti involontariamente adottata: "lavoro, dunque sono".

Studio di Psicoterapia MenteSociale

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