lettera D

Buongiorno, vorrei un aiuto ad affrontare una situazione per me molto difficile. Premetto che in passato ho già fatto dei percorsi di sostegno in seguito a crisi depressive post trauma e che ogni volta che attraverso periodi difficile il crollo si ripropone. Ho una relazione di convivenza da 3 anni con il mio capo, tenuta nascosta nell'ambiente di lavoro e clandestina anche per la sua famiglia e dai suoi amici.

Mi ha costretta a vivere chiusa in casa perché nessuno potesse incontrarci. Le vacanze le fa con i suoi amici, con me solo da un annetto organizza qualche week end. Il mio ruolo è quello di preparare la cena all'ora che arriva senza nessuna collaborazione da parte sua e di portargli la colazione al mattino. I nostri rapporti sono  arrivati a 2 volte al mese, non di più. Dice che sono il suo amore ma non fa che provvedere al suo benessere. Io ho 47 anni e lui 44. Voglio un figlio e l'ho aspettato per questi 3 anni ma ora tempo non ce n'è più. Lui desidera un figlio ma alla mia domanda di iniziare questo progetto insieme lui ha detto no. Io sono stanca, mi ha demolita, penso di non meritare nulla, mi sono sentita vecchia, brutta e indesiderabile. Voglio allontanarmi da lui, voglio stacarmi ma non ne sono mai stata capace. Il fatto di vederlo tutti i giorni mi piega. Sono molto innamorata e sono una passionale per cui il suo rifiuto mi porta a non mangiare né dormire più. Ma voglio salvarmi. Che tipo di lavoro posso fare su me stessa per fare questo percorso il più serenamente possibile? Premetto che io vorrei un figlio e mi sono rivolta a un istituto estero per un donatore. Ma voglio lui lontano per affrontare questa esperienza con la forza e la tranquillità che merito.
Grazie
(Livia).

 

Risposta della dr.ssa Laura Catalli:
lettera R

Credo che prima di allontanare, cara Livia, ci sia bisogno di comprendere cosa di questo uomo e di questo amore ti "attrae". Nonostante messaggi di progettualità che poi falliscono (volere un figlio e poi rifiutarlo), valorizzazioni che tardano ad arrivare o comunque molto lente, un "ruolo" che alla sua descrizione ricorda più una posizione lavorativa ("il mio ruolo è quello di preparare la cena...portargli la colazione al mattino..."), il sentirsi vecchia brutta e indesiderabile, desiderare un figlio e attendere per questo. Ecco, credo che tutto ciò vada compreso. Bisognerebbe a mio avviso comprendere perchè nonostante tutto questo, il legame sopravvive, cosa ti tiene avvinghiata, cosa non riesci ad abbandonare, cosa rappresenta questa storia e questa persona per te.
Credo sia anche importante quando scrivi "voglio salvarmi", è un pensiero forte e sarebbe importante poterlo approfondire. Da cosa ci si salva e perchè. 
Ricordandosi che per potersi salvare bisogna comprendere meglio cosa si sta vivendo, il proprio contributo al dolore che si sta provando, entrare in altri significati di ciò che si sta vivendo. A volte per potersi efficacemente allontanare può essere utile un sostegno, un percorso psicoterapeutico che possa accompagnarti in questa difficile separazione emotiva. 
Pensaci e, se ti va, riscrivimi. 

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