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diventa fan

 lettera DHo 52 anni e sono sposata da 19 anni con un uomo che mi avevano presentato. Fino ad allora mi ero innamorata di ragazzi che non si accorgevano neppure che fossi al mondo oppure che uscivano con me per un po’ e poi mi mollavano con un commento del tipo: “Sei noiosa, imbranata e troppo per bene!”. Mio marito era esattamente uguale a me con l’aggravante di non aver mai avuto alcuna esperienza sentimentale perché l’avrebbe distolto dagli studi (che del resto sono stati molto brillanti). Naturalmente nessuno dei due era innamorato dell’altro, ma siamo persone per bene e rispettose delle regole  quindi sono passati quasi vent’anni, è nata una figlia, nessuno di noi due ha mai tradito l’altro (anche perché nessuno ci ha voluto prima del matrimonio, chi mai avrebbe potuto volerci dopo?) e passiamo per una famiglia modello anche se ci trasciniamo nel disamore, nell’aridità, nell’apatia e nel disinteresse.

Il tutto aggravato dall’interesse maniacale di mio marito per gli studi di nostra figlia diciassettenne: la segue in tutto e mi accusa di non essere abbastanza attenta alla sua preparazione. Per lui la scuola deve essere la cosa più importante della vita così come è stata per lui, la ragazza va abbastanza bene, ma non è un genio e questa ossessione del padre ha minato la sua autostima per cui ora non è più in grado di fare nulla da sola e spesso sono costretta a nascondere a mio marito alcune defaillances per evitare litigi. L’ansia mi sta uccidendo anche perché da quest’anno insegno nello stesso liceo di mia figlia e conoscendo più approfonditamente gli insegnanti e la filosofia della scuola non credo che lei alla fine dell’anno riuscirà ancora ad uscire senza debiti. Per mio marito sarebbe una tragedia, un disonore e un’accusa nei miei confronti. Penso alcune volte alla separazione, ma in fondo non ho niente di cui lamentarmi, non sono incappata in un violento o peggio, non abbiamo problemi economici ed inoltre non riesco proprio ad immaginare come potrei dire a mio marito che me ne vado, mi direbbe di non dire stupidaggini e passerebbe ad altro oppure lo prenderebbe come una battuta di spirito. Non posso pensare neppure ad una terapia di coppia perché mio marito non ha fiducia negli psicologi, è molto avaro e non accetterebbe mai di raccontare i fatti propri ad un estraneo. Chiedo scusa per essere stata logorroica ed abbastanza confusa, ma sono proprio allo stremo delle mie forze. (Silvia).

 

Risposta della dr.ssa Laura Catalli:
lettera R

Cara Silvia, la tua stanchezza emotiva si avverte in ogni riga del tuo racconto. Perché non ascoltarla, mi chiedo? Perché attendere di avere una motivazione “rispettosa delle regole” (come una relazione violenta o un problema economico) ma non necessariamente di te stessa?
Potrebbero esserci diversi elementi che concorrono alla mancanza di serenità che accusi e che sarebbero importanti da esplorare, condividere, elaborare; magari con l’aiuto di un esperto.
Dici che tuo marito non si convince per uno spazio terapeutico di coppia: d’altronde nel tuo racconto è chiaro che gli spazi per la vostra coppia sono stati rari, quindi non mi stupisce la sua perplessità! Nè sappiamo nulla del suo punto di vista rispetto a quello che ti sta capitando a livello emotivo: hai parlato della tua sofferenza? Dei tuoi pensieri? Di come vedi la vostra relazione e di come vivi questo momento familiare?
In ogni modo, qualora ci sia possibilità, ti suggerirei di comunicare questo tuo desiderio di essere aiutata. Considera anche l’alternativa di un colloquio familiare dato che la sofferenza sembra coinvolgere anche tua figlia ed il rapporto con essa; inoltre uno spazio di questo tipo è genericamente avvertito meno colpevolizzante di uno spazio di coppia ed in tal senso tuo marito, anche “per il bene della figlia” alla quale vuole trasmettere la propria passione esclusiva dello studio, potrebbe convincersi di più.
Oppure potresti intanto pensare ad uno spazio psicoterapeutico tutto tuo, dove poter “buttare fuori” questa sofferenza, dove poter essere ascoltata e sostenuta.
Come vedi esistono diverse possibilità per accogliere una sofferenza, ma forse la prima a poterlo ed a doverlo fare, sei proprio tu. Prova ad ascoltarti ed a capire cosa desideri in questo momento. Il come verrà gradualmente. E da sé.

 

 

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