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lettera D

Salve mi chiamo Morgana,​ ​
la mia vita non é mai stata facile ho 32 anni ma me ne sento 80.S
​c​rivo in base a dei problemi familiari e non so da dove cominciare. La mia famiglia non é mai stata un ambiente sano, terza di tre figli (due maschi ed io unica femmina) sono arrivata dopo 9 anni dall ultimo figlio, sono cresciuta in un ambiente ostile e pieno di ripicche e invidie tra i due fratelli alimentati senza volerlo da una scarsa presenza di autorità da parte di nostro padre, dato il suo trascorso traumatico avuto a sua volta con i​l proprio padre, credeva che il voler bene ai figli fosse dare tutto ciò che lui stesso non aveva avuto.

I miei genitori aprirono un​'attività commerciale sotto casa per entrambi i fatelli diversissimi tra loro: uno, il piu grande, pieno di sè, l'altro di fondo onesto riservato ma allo stesso momento ribelle; la società duro poco con l'entrata della ragazza del più grande che negli anni si rivela una persona maligna e opportunista. Il piu piccolo entra in una profonda depressione tenta pure il suicidio e da li la sua ribellione diventa sempre piu violenta incomincia a fare uso di droge e rivoltarsi verso la sua famiglia in maniera violenta con minacce e chiedendo continuamente soldi al fratello e a mio padre.Fu aiutato tante volte ma le sue monellerie erano sempre piu grandi e gravi; il  maggiore rimase nell'attività usufruendone senza pagare niente.  Nel frattempo mia  madre si ammalò, il maggiore prese in mano le redini si occupò di cercare nuove cure, mio padre finanziava tutto, dopo 3 anni morì io avevo 15 anni mi rimase sulle spalle tutto il peso. Mio fratello maggiore nel frattempo si sposò ed io rimasi a casa con mio padre e mio fratello minore che diventava sempre più ingestibile; la famiglia andava a rotoli e mio padre decise di allontanare il figlio che se ne andò via ma che al momento del bisogno continuava a volere soldi che mio padre non dette più perchè stanco. Sotto consiglio del figlio maggiore mio padre mi consigliò di abbandonare la scuola. Sostituii mia madre a tutti gli effetti io cucinavo per tutti lavavo stiravo..mio padre diede piena fiducia a mio fratello maggiore che si occupava delle faccende burocratiche di routin pian piano prendeva campo sulla nostra casa e su come amministrarla. Nel frattempo ho conosciuto un ragazzo che ho amato alla follia e che per me rappresentava l'unica via d'uscita passarono 10 anni nel frattempo mio padre si ammalò e incominciò un altro calvario ma riuscimmo a gestire la malattia; passarono gli anni e decidemmo di sposarci e a 2 mesi dal matrimonio mi lasciò perche toppo infantile, caddi in una profonda depressione e ora cosa avrei fatto? Mi sentivo persa non avevo un lavoro nè amici vicini ed ero intrappolata in quella casa, non so come ma mi ripresi tutto: il diploma, trovai un lavoro ed incontrai un ragazzo di buona famiglia che mi amava e rispettava mio padre. Questo scatenò invidia al fratello maggiore ad un anno decidemmo di sposarci e dopo due anni di matrimonio mio padre morì amavo mio padre era l'unica persona di cui potevo fidarmi. Subito dopo il maggiore decise di dividere cio che ha lasciato, una casa che é stata venduta sotto la sua direzione un'altra che mio padre aveva promesso a me e che per me rappresenta tutto, rappresenta mio padre la mia infanzia tutte le lacrime i terrori vissuti... ringrazio dio che c'è mio marito mi ha difeso parecchie volte ma loro sono dei delinquenti non voglio che si esponga ho paura che si scagliano uno contro l'altro il grande accusa prima me e poi il fratello poi si coalizzano poi si separano. In seguito ad una minaccia telefonica del piccolo decisi di andare dal grande perchè uscissero dalla mia vita, nella discussione accesa mi ha augurato di morire e mi ha messo le mani addosso decisi di cedere la mia quota al prezzo stabilito da lui.Tornata a casa ho chiamato il piccolo raccontando cosa era successo e che da sempre il fratello ha solo manovrato la vita di tutti allora lui ha preso coscienza ha telefonato al fratello minacciandolo in conclusione lui non vuole acquistare piu cosi tutti e tre avremo questa casa insieme ed io non mi libererò mai di loro.
Non ce la faccio più non li voglio più nella mia vita non so cosa fare mi sento sola e non trovo via di uscita voglio vivere la mia vita avere conseguenze per i miei errori non per quello che decidono loro sono persone senza scrupoli ed io non so come tutelare me e mio marito. La ringrazio anticipatamente e mi scuso se ho scritto un poema, ma avevo bisogno di sfogarmi e di non pensare se mi sarei potuta fidare di lei. Cordiali saluti (Morgana)

 

 

Risposta della dr.ssa Laura Catalli:
lettera R

 Ciao Morgana, spero che scrivere la tua storia possa averti aiutato a "buttar fuori", il tuo racconto è molto denso di emozioni, di pesi, di sacrifici fatti. Primo fra tutti quello per i tuoi fratelli, scegliendo di delegare loro alcune scelte familiari che ti hanno comunque visto coinvolta in prima persona, permettendo al maggiore di manipolare la situazione e, indirettamente, fasi importanti della tua vita.
Ma forse è proprio da questa sofferenza che potresti ripartire, divenendo una spinta nel tentare di proteggere te e tuo marito da altro dolore. In tal senso quello che ti consiglio è di provare a rileggere il tuo racconto da un altro punto di vista, concentrandoti sul ruolo che in queste stesse situazioni hai avuto tu, quali possono essere stati i tuoi contributi, cosa potresti cambiare nel tuo atteggiamento nei loro confronti o nel rapporto con loro; insomma, ti inviterei a ritrattare la storia che ti stai portando focalizzandoti su un ruolo più attivo. Infatti, da quello che racconti emerge chiaramente la centralità e l'importanza del comportamento e delle azioni della tua famiglia, mentre il ruolo attivo di Morgana non emerge, rischiando di relegarti in un ruolo di vittima che, seppur reale e sentito, non ti permette di uscir fuori da questo dolore. A meno che non siano gli altri (i tuoi fratelli) a fare qualcosa (allontanarsi ad esempio o vendendo la casa). Ecco, proverei ad uscir fuori da questo ruolo incastrante ed a cercare una maggiore centralità in questi rapporti. Perchè si può essere sereni proprio partendo da se stessi.

 

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