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lettera DGent. Vicesovrintendente, purtroppo come spesso accade le persone che subiscono "pressioni" psicologiche vivono spesso un blocco che non permette loro di re-agire e di prendere in mano la situazione,per questo io Vi scrivo per un problema che non riguarda me ma la mia fidanzata. Circa 8 anni fa lei ebbe problemi personali con il suo ex (un tipo violento) da cui poi si era lasciata e che per un periodo l'aveva minacciata. Le minacce finirono ma conseguentemente lei sviluppò un esaurimento e disturbi d'ansia/panico. A lavoro (era professoressa in un istituto superiore) entrò in contatto con delle persone che anziché aiutarla si approfittarono di questo suo momento di debolezza per manipolarla,sfruttarla per scopi personali,facendole pressioni sul lavoro,umiliandola,pedinandola,abusando del loro potere in ogni modo. Si è quindi ri-ammalata in maniera questa volta più grave (anoressia nervosa) e dovette lasciare il lavoro. Si è successivamente curata ed ora sta bene sennonché da qualche tempo lei continua a ricevere telefonate da una sua ex-collega che ha ripreso a farle pressioni,fatto che l'ha fatta ripiombare in uno stato di malessere,ansia,paura,ecc.. In particolare questa professoressa continua a chiamarla insistentemente al telefono con più utenze e lasciando messaggi vocali,sms,addirittura contattando la madre cercando di manipolare anche quest’ultima a suo favore. La mia ragazza ha spiegato (pensava una volta per tutte) le motivazioni per cui non vuole più avere a che fare con loro ma questa persona insite in maniera patologica a opprimerla e conoscendo la personalità disturbata di questa lei ora vive con il terrore che sia pedinata o che le piombi a casa da un momento all'altro. Come si può reagire a tutto questo? Cordialmente Saluti e grazie in anticipo. (Stefano)

 

Risponde il dr. Giancarlo Salvadori
lettera RGentile Dottore,
dal punto di vista giuridico può agire in due modi: 1) Può richiedere l’ammonimento del Questore nei confronti della molestatrice, previsto dall’art. 612 bis c.p. (un fac-simile del modulo lo trova nel sito -giusto per rendersi conto-), raccontando la vicenda così come l’ha esposta nella lettera. In questo caso non si apre un procedimento penale, ma l’ammonimento sarà una solida base per un’eventuale denuncia. V’è però da dire che se le telefonate e gli sms sono da lei considerati molesti sarà ravvisabile l’art. 660 c.p. (molestia o disturbo alle persone) che è procedibile d’ufficio, per cui si aprirà comunque la strada ad un procedimento penale. 2) Nel caso in cui lei, invece, voglia direttamente procedere con una querela può rivolgersi ad un ufficio di polizia o ad un avvocato di sua fiducia. In questo caso l’art. 612 bis c.p. (atti persecutori), normalmente procedibile a querela di parte, diventa procedibile d’ufficio perché connesso con l’art. 660 c.p. In tutte e due i casi è necessario citare i testimoni alla vicenda (la madre) e possibilmente indicare con precisione ora e giorno in cui sono pervenute le telefonate moleste, allegando anche copia di una certificazione medica che attesti il decadimento dello stato di salute della vittima in conseguenza del reato.

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