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lettera DBuongiorno, sono separata da più di tre anni. Lui mi ha sempre perseguitava con una media di 20 telefona tre al giorno, appostamenti sotto casa, ha circuito i condomini perchè gli aprissero per potersi appostare fuori dal mio appartamento. Quando non riusciva a farsi aprire il portoncino da qualcuno o a farmi scendere in cortile chiamava i carabinieri giustificandosi dicendo che aveva paura che fosse successo qualcosa. Tutto questo l'ha sempre fatto usando la scusante di voler parlare con nostra figlio, un bambino che oggi ha solo 4 anni. Tutto è continuato fino a quando il tribunale dei minore ha instaurato degli incontri protetti in cui lui si riavvicinasse al bambino che si era rifiutato, ad un certo punto, di frequentarlo perchè impaurito da lui.
Ma nel momento in cui il bambino non si presenta a tali incontri perchè malato o perchè in ferie ricominciano le telefonate, le visite all'asilo, nonostante di legge non gli sia concesso. Inoltre continua a chiedere agli assistenti sociali perchè lo autorizzino a telefonare in continuazione. Quindi legittimino la sua persecuzione.
Questi comportamenti sono stalking oppure perchè c'è dimezzo un figlio arrivano ad essere legittimati? Preciso che nel corso di questi anni mi sono dovuta munire di segreteria telefonica, riconoscimento del numero telefonico ed inoltre sono sul procinto di un trasloco il tutto dovuto a lui. (Rossella)

 

Risponde il dr. Giancarlo Salvadori
lettera RGentile signora Rossella,
sicuramente chi effettua 20 telefonate al giorno, non gradite, alla medesima persona o si apposta sotto casa creando paura e ansia tanto da costringere la vittima a traslocare, sta mettendo in atto un comportamento persecutorio e come tale punibile ai sensi degli artt. 660 c.p. (Molestia o disturbo alle persone) e 612 bis c.p. (Atti persecutori). Riguardo alle condotte poste in essere dal suo ex marito verso il figlio, non rispettare le decisioni di un giudice integra il reato previsto dall’art. 388 c.p. (Mancata esecuzione dolosa di un provvedimento del giudice) ed è punito a querela della persona offesa. Nessuna ragione giustifica un comportamento persecutorio, quindi si rivolga con fiducia presso un ufficio di polizia dove potrà direttamente esporre i fatti che le stanno accadendo.

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