Pareri legali sullo stalking

lettera D

da circa 3 anni, dopo aver chattato con una persona, ho cominciato a sentire ragazzi amici di questa che gridavano fra loro per schernirmi, quasi facendo finta di non rivolgersi a me. Questo lo fanno giungendo ogni giorno ancora oggi dinnanzi al mio condominio(grazie all'indirizzo fornitogli da questa persona) Ho fatto sempre finta di non sentire, si è trattato anche di insulti razzisti.Ora sono come bloccato, ho paura di uscire, sono stato costretto a lasciare l'università.Ora vi chiedo gentilmente se servono dei testimoni per agire legalmente nei confronti di queste persone che però non conosco o se posso agire contro questa persona che ha provocato tutto.è forse il caso di contattare un investigatore?Grazie e in attesa di una vs risposta cordiali saluti. (Aldo)

 

Risponde il dr. Giancarlo Salvadori
lettera R

Gentile signore,

non si faccia intimidire da questo tipo di comportamenti, lasciare poi l’università.. proprio no! Reagisca, trovi dei testimoni che possano riferire sui fatti che le accadono, quindi si rivolga al più vicino posto di Polizia. Ripeto, non si lasci intimidire, per controbattere queste persone ha a disposizione numerose frecce al suo arco, dall’ammonimento del Questore alla denuncia penale (anche per gravi motivi se si tratta di frasi razziste).

lettera D

Buonasera, sono una studentessa di 21 anni esasperata dal comportamento del proprio ex ragazzo. Le spiego brevemente i fatti: è da un anno circa che il mio ex ragazzo, dopo la nostra rottura, mi molesta creando profili fasulli su Facebook dai quali mi contatta e nei quali scrive insulti e cose private riguardanti la mia famiglia. Vorrei procedere con una richiesta di ammonimento di modo che tramite l'indirizzo Ip possano risalire a lui ma il problema è che, essendo uno studente della facoltà di legge sa benissimo come muoversi per non essere denunciato (ad esempio ha storpiato il mio nome cambiando la lettera finale del mio nome e cognome). Ultimamente ho subito danni al mi automezzo (un graffio per tutta la fiancata) e un atto vandalico contro la mia abitazione (mi è stato lanciato un arancio) e tempo per la mia incolumità e l'incolumità di chi mi sta intorno. Vorrei sapere come muovermi per cercare di far cessare la situazione che mi sta arrecando un grave danno psicologico (anche alla mia famiglia). Dovrei richiedere una certificazione al mio medico curante che attesti il mio stato d'ansia?  pensa che io possa utilizzare ciò che è stato scritto pubblicamente e i messaggi che mi sono stati recapitati? La ringrazio anticipatamente e spero di essere stata esaustiva, cordiali saluti (Elena)

 

Risponde il dr. Giancarlo Salvadori
lettera R

Gentile signora,

si rivolga al Compartimento della Polizia Postale della sua città (per l’indirizzo ed il numero telefonico è sufficiente che chiami la Questura),vedrà che riusciranno a risalire all’autore delle ingiurie. Conservi tutti i messaggi che le sono stati recapitati, costituiscono la prova dei fatti. Il certificato medico serve sicuramente, sia adesso che nel futuro giudizio penale per il risarcimento dei danni.

lettera D

buona sera, vi scrivo in merito ad un mio vicino tossicodipendente che mi perseguita ormai da 2 anni solo ed esclusivamente perche gli ho scritto un messaggio in cui gli chiedevo di limitare le urla notturne, da li ne è nata una situazione fatta di appostamenti, insulti per strada, aggressioni fisiche e verbali, chiamate alla polizia in cui si inventava le cose, lancio di oggetti e sputi sui panni stesi alla finestra ecc ecc... ho gia fatto varie denunce, è stato diffidato, ogni volta che chiamo o chiama la polizia viene portato o in questura o all'ospedale perche totalmente ingestibile a causa dell'alcol e delle sostanze, mi ha controdenunciato per disturbo alla quiete perche ascoltavo la musica alle 5 del pomeriggio.. a ottobre ci sarà la prima udienza, potrei fargli praticamente una denuncia al giorno, ma il suo avvocato ogni volta chiede un rinvio ad ogni mia denuncia, quindi sto cercando di tenere duro fino a quel giorno.. ma ho davvero paura di questa persona, mi ha già aggredito con un bastone ed una testata mandandomi all'ospedale e ogni giorno che passa subisco soprusi continui..

volevo chiedere:

-intanto cosa dire alla polizia quando la chiamo per farla accorrere il prima possibile, spesso infatti si affaccia alla finestra urlandomi insulti per pochi secondi, e nn vorrei trovarmi nei guai nel caso arrivassero, gli andassero in casa, lui nega ed io passo ancora dei guai per procurato allarme, anche perche appena se ne va la polizia comincia ad aggredirmi verbalmente..

-se c'è un centro di tutela per le vittime di stalking, ho visto che sono principalmente per le donne, mi sentirei più sicuro a parlare con uno psicologo che mi possa dare consiglio su come comportarmi perche non riesco davvero più a vivere, ho paura di uscire di casa col cane e di trovarmelo di nuovo ubriaco con un bastone in mano che mi aspetta (l'ingresso di casa mia è indipendente e dislocato dal palazzo in cui entrambi abitiamo, lui dalla sua finestra ha modo di vedermi quando esco perche il portone di casa sua è in un vicolo)

-quante possibilità ci sono realmente che questa situazione cambi, nel senso, un giudice può effettivamente mandarlo via di casa? può dargli un limite in cui nn si può avvicinare?

-questa persona ha avuto numerose condanne per reati simili (ubriachezza, rissa, guida in stato di ebbrezza, offesa a pubblici ufficiali, trattamenti sanitari obbligatori causati dall'instabilità e dalla violenza, aggressioni, ecc), mentre io al massimo ho avuto un paio di multe per divieto di sosta.. un giudice ne tiene conto durante il processo per inquadrare le due persone? non dico durante il giudizio per l'inasprimento della pena, ma per valutare gli stili di vita delle parti in causa?

-ho già un avvocato che pago profumatamente, con lui mi trovo bene, ma volevo sapere se per caso c'è un patrocinio gratuito, e se si dove posso informarmi.. immagino debba togliere la procura al mio attuale avvocato.. nel caso nn ci fosse, posso richiedere oltre ai danni per la testata, anche la parcella del mio avvocato?

-sto tenendo un diario con tutte le persecuzioni subite, dagli sputi agli insulti per strada, ecc.. puo contare qualcosa in tribunale? spesso cerco di registrarlo con il telefonino, a volte ci sono anche riuscito nei casi più gravi.. sia le registrazioni che i miei scritti, possono valere qualcosa davanti ad un giudice?

-ho davvero paura che tutti i miei sforzi siano vani, che la paura che mi incute questa persona possa presentarsi anche davanti al giudice.. c'è qualcosa che mi puo venire utile al riguardo? chesso.. essere interrogati separatamente, rilasciare deposizioni scritte o altro?

 grazie per il tempo concessomi, scusatemi se mi sono dilungato troppo, forse avevo solo bisogno di sfogarmi, visto che nonostante le varie denunce questa persona continua quotidianamente con questo comportamento.. naturalmente sono disposto ad aggiungere dei chiarimenti alla mia situazione per via telematica, spero di avere una risposta al più presto, grazie. (Alessandro)

 

Risponde il dr. Giancarlo Salvadori
lettera R

Gentile signore,

le sono vicino per tutto quello che sta passando. E’ davvero terribile. Da quello che scrive capisco che ha già fatto tutto il possibile per contenere i comportamenti del suo stalker. Ci rimane davvero poco da fare, speriamo che i procedimenti penali in corso le diano quanto prima soddisfazione. Le posso dire di continuare ad avvisare le forze dell’ordine ed il suo avvocato di ogni nuovo atto persecutorio, sporgendo denuncia. Per questo motivo va bene tenere un diario e vanno bene anche le registrazioni, che daranno corpo alla sua versione dei fatti. Credo che rivolgersi ad uno psicologo per un consiglio sia una buona idea. Uno dei provvedimenti che la magistratura può adottare in questi casi, come le avrà già riferito il suo avvocato, è il divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa dal reato (art. 283 bis c.p.p.) e, da quello che scrive, le condizioni per l’applicazione di tale misura cautelare ci sono tutte. E’ naturale che il giudice, in sede di valutazione della misura cautelare, tiene conto della descrizione personologica del soggetto al quale applicare il provvedimento (pregresse condanne ecc.). L’art. 76 del dpr_115_2002 dispone che può essere ammesso al gratuito patrocinio chi è titolare di un reddito imponibile ai fini dell’imposta personale sul reddito, risultante dall’ultima dichiarazione, non superiore a euro 10.628,16, se l’interessato convive con il coniuge o con altri familiari, il reddito è costituito dalla somma dei redditi conseguiti nel medesimo periodo da ogni componente della famiglia, compreso l’istante, ai fini della determinazione dei limiti di reddito, si tiene conto anche dei redditi che per legge sono esenti dall’imposta sul reddito delle persone fisiche, Irpef, o che sono soggetti a ritenuta alla fonte a titolo d’imposta, ovvero a imposta sostitutiva. Infine, non abbia paura, in fondo è solo quello che vuole il suo persecutore. In bocca al lupo.

lettera D

Temo che se lui volesse mi potrebbe denunciare per stalking. Me, e almeno un'altra donna. Tutto è cominciato su Internet, è confluito nella realtà ed è diventato uno stillicidio. Abbiamo cominciato a chattare a metà dicembre del 2008 (mi ha contattata lui), ci siamo incontrati a gennaio del 2009, abbiamo vissuto 10 giorni di passione travolgente. Lui stesso si è occupato di cose utili a garantire la nostra privacy finché ci vedevamo. Poi è ripartito per la sua città. (Originario della mia, sono tanti anni che sta fuori.) In me è scattato il terrore da abbandono. Vero è che mi ero separata da mio marito a giugno del 2008 e quindi di sicuro avevo ancora tante lacerazioni da risolvere con me stessa. Ma non credo di avere attuato stalking, allora. Lo cercavo. Cercavo un contatto, questo sì. Poi sfuggivo io stessa per non risultare invadente o pressante, o per non ottenere altri rifiuti. Sono due anni adesso che ci conosciamo. A volte ci siamo rivisti, qui, quando lui è tornato. Perlopiù dietro mia insistenza, ma non sempre. Ha fatto l'amore con me, ci è stato bene, me l'ha detto con grande tenerezza. Ha scritto un paio di email e di sms in cui c'è un trasporto profondo e sofferto per me. Poi mi tratta male, mi rifiuta, mi allontana. Nel 2009 ho viaggiato per mezza Italia per andare a offrirgli un pranzo, anche se la sera prima mi aveva scritto un sms in cui mi diceva "Non ho voglia di fare l'amore: se vieni per quello lascia perdere." Quando io mi spostavo per lui, mica per... Va be'. Quello che fa impazzire è il comportamento contraddittorio. Una volta dice che sarebbe bello vedermi, la volta dopo non ci sono lasciami in pace. Non arrivo a impazzire sempre solo perché ho anche io una vita da vivere, i miei problemi da risolvere, i miei interessi, conoscenti e amici, un'aspirazione all'indipendenza e la capacità di sviluppare relazioni sociali civili affettive e anche amorose. (Già, non sono facile in effetti: come spesso capita, sono gelosa di quello stesso che faccio anche io. Il guazzabuglio del cuore umano.) Però rimane il mio tarlo: mi è capitato a volte (molto di rado) di fare dei giretti di perlustrazione nei dintorni delle sue abitazioni della zona - senza mai cercare di entrare in contatto con nessuno però: non amo coinvolgere nessuno che sia esterno al problema. E invece, quando parto per i miei giri, è per un bisogno di ricordarmi i posti che abbiamo condiviso da un lato, e dall'altro - è vero - anche accertarmi che lui non sia qui in città di nascosto da me, dopo le sue profferte passate che non lo avrei perso mai. Vorrei vederlo, parlargli per cercare di chiudere definitivamente quello che per me diventa in certi momenti uno stillicidio, o instaurare un rapporto amichevole, tranquillo e trasparente. Ricordarmi le cose belle invece di essere ferita dalle cose brutte. Anche lui qualche volta in passato ha dato voce a forme di gelosia nei miei confronti e poi se le è rimangiate; altre volte ha manifestato in modi indiretti un certo orgoglio del mio modo di esprimermi e di esprimere quello che lui è (stato?) per me, chiedendomi di poter pubblicare sul proprio blog cose scritte da me per lui o con lui. Ultimamente invece non l'ho più cercato con la frequenza di prima: sia perché ho molto da fare; sia perché mi sono detta che non volevo pesare su di lui; sia perché non sono in condizioni di ricevere un altro rifiuto e ferite, visto che ho già un po' di impegni di lavoro, famiglia e altro a cui ottemperare. Dieci giorni senza un'email, e visto che in passato mi aveva chiesto di diradarle la cosa dovrebbe farli piacere. Qualche messaggio gli ho mandato: sono gelosa delle sue relazioni, è vero, e forse negli sms di questi giorni sono stata pesante di nuovo nel fargli sentire questa cosa. Invece di gradire la mia discrezione e invece di informarsi su come io stia e i miei problemi di cui ha notizia (io chiedo sempre come stanno i suoi, e lui invece di capire che è interessamento umano a volte ne risulta come infastidito), ne approfitta per defilarsi del tutto. E' sparito. Io ieri lo cerco e lui non risponde al telefono. Non so se solo a mio beneficio o di chiunque. Ora. Al di là del fatto che la mia salute emotiva e mentale mi ringrazierebbe con tante feste se la piantassi di tornare a cercare o a dare affetto o importanza a chi mi ha trattata secondo la più vasta gamma dall'amore e la cura al disprezzo. Ma mi chiedo: posto che da questa sintesi un po' confusionaria risultano atteggiamenti ambigui da parte sua (tra affetto, passione, nostalgia e rifiuto, fastidio, allontanamento) , il fatto che io torni periodicamente a farmi viva può essere considerato stalking? O rientra in rapporti quotidiani per quanto anormali e anomali? (Bruna)

 

Risponde il dr. Giancarlo Salvadori
lettera R

Gentile signora,

grazie per la sua bella e-mail. Comprendo molto bene il suo stato d’animo. Quando un rapporto si interrompe è normale cercare di contattare l’ex partner per provare a riallacciare la relazione, ciò non costituisce attività di stalking. Il persistere in queste condotte nel momento in cui l’altra persona ha manifestato il desiderio di non accettare tali contatti (in maniera implicita o esplicita), se non stalking va ad integrare il reato di molestie (art. 660 c.p.). La soluzione al problema è abbastanza semplice, se l’altro non la vuole non la merita nemmeno, sicuramente guardandosi intorno troverà qualcosa di molto più bello e di molto più sereno, che fino ad adesso magari non ha notato.

lettera DPremetto che i miei genitori hanno rispettivamente 65 e 76 anni persone anziane pensionate e deboli, vorrei capire come fare per proteggerli e non essere più scocciato da mia cognata, oggi ha chiamato a casa tranquillamente, le ho passato mia mamma come da lei richiesto, vedendo che stavano nuovamente discutendo a toni incomprensibili e altezzosi degenerando come al solito me la sono fatta passare dicendole di non chiamare più e di non disturbare i miei genitori che sono anziani, con le faccende sue e del marito,mi ha risposto che siamo una famiglia di cretini e che con me è inutile che parla perchè lo sono anch'io... (tutto questo a raffica tipo psicopatica)... calcolando che mamma ormai non si regge in piedi , papà uguale 76 anni... volevo domandare a voi esperti se  si puo' AMMONIRE legalmente questa persona per farla calmare visto che dopo che le ho detto di calmarsi ha continuato a ripetere che lei deve parlare con il padre e la mamma di suo marito e che nessuno glie lo deve impedire perchè ne ha tutto il diritto facendomi pienamente capire che quello che le ho detto non è stato affatto compreso. I miei non ce la fanno più e penso che prima o poi mia mamma si sentirà male per questa situazione uguale mio padre. (Alessandro)

 

Risponde il dr. Giancarlo Salvadori
lettera R

Gentile signore,

se i suoi genitori sono intimoriti dalla condotta tenuta dalla nuora, tanto da temere per la loro incolumità personale ed essere costretti a cambiare abitudini di vita, senza dubbio è possibile produrre una richiesta di ammonimento, il cui schema può trovare in questo sito internet. Se successivamente all’ammonimento il comportamento persecutorio non si interrompe, potranno sporgere querela (art. 612 bis c.p.). Se invece i suoi genitori sono solo infastiditi dalle telefonate petulanti e moleste, possono sporgere direttamente querela per molestie telefoniche perpetrate col mezzo del telefono (art. 660 c.p.), ingiuria per le offese ricevute direttamente (art. 594 c.p.), diffamazione per essere stati offesi tramite comunicazione con altre persone (art. 595 c.p.).

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