Ogni educatore, come afferma Gardner (1999) ha il compito di “riconoscere le difficoltà che gli studenti si trovano a fronteggiare nel loro cammino verso la comprensione di temi e concetti importanti e a tener conto delle differenze esistenti tra le menti degli studenti e, per quanto possibile, programmare un’educazione capace di adeguarsi alla loro infinita varietà”.

Nella didattica si incontrano studenti che hanno un approccio diverso al dialogo educativo.

Le caratteristiche individuali che emergono rendono possibile una conoscenza abbastanza approfondita degli stili di pensiero di ognuno.

Gli alunni che evidenziano una marcata attenzione per l’informazione orale tendono ad essere molto attenti e curiosi verso le parole che veicolano il messaggio, essi riescono a memorizzare facilmente ripetendo ad alta voce il contenuto dei testi scritti.

I ragazzi che apprendono efficacemente attraverso le immagini sono in grado di associare i concetti a schemi che riassumono in sintesi la spiegazione di un determinato argomento.

Ci sono alunni che imparano attraverso l’azione e la manipolazione, per questi l’operatività è un mezzo necessario e indispensabile per costruire mentalmente i concetti.

Lo stile di pensiero imitativo è di tipo convergente, il ragazzo utilizza procedure consolidate che inquadrano la problematica trattata in un contesto già conosciuto e sperimentato.

I ragazzi che denotano uno stile di pensiero divergente tendono a cercare nuove strade per affrontare un contenuto didattico, essi mostrano particolare attenzione agli aspetti marginali e inusuali.

Gli alunni dotati di uno spirito intuitivo colgono gli aspetti significativi e più importanti di una situazione problematica che affrontano con curiosità, formulando ipotesi e possibili soluzioni.

L’approccio allo studio di tipo sistematico si evidenzia quando lo studio procede per fasi logiche sequenziali in cui ogni aspetto del problema viene considerato e valutato. Lo stile di pensiero che pone la propria attenzione sui singoli aspetti di un argomento è quello di tipo analitico; l’alunno tende a concentrarsi sui dettagli e non riesce facilmente a costruire idee e concetti organizzati.

Di contro lo stile di pensiero globale si evidenzia quando si percepisce e si rappresenta una situazione nella sua totalità, il ragazzo fa fatica a individuare particolari anche significativi. Nell’analisi degli stili di pensiero esiste anche un atteggiamento comportamentale verso lo studio cioè gli aspetti metacognitivi che evidenziano il modo in cui l’alunno dimostra il suo impegno.

L’impulsività è la caratteristica che porta il ragazzo ad affrontare rapidamente il compito, spesso la fretta lo porta a fare errori di cui non sembra tenerne conto.

Gli alunni riflessivi, al contrario, prendono tempo e dimostrano una valutazione ponderata di tutti gli aspetti di una data situazione. L’atteggiamento più problematico è quello dello stile di pensiero disorganizzato, l’alunno evidenzia un approccio allo studio frammentato e disordinato commettendo diversi errori durante lo svolgimento del compito assegnatogli.

La teoria delle intelligenze multiple di Gardner ( “Frames of mind” 1983) ha rivoluzionato il contesto del processo di apprendimento mettendo in evidenza i diversi stili cognitivi e la pluralità dell’approccio educativo di ogni singolo alunno.

L’insegnamento non deve essere considerato un travaso di informazioni dal docente agli alunni ma, considerando ogni ragazzo nelle sue potenzialità, partire da queste per sviluppare, secondo lo stile cognitivo che lo contraddistingue, il percorso didattico a lui più congeniale. “Grande importanza va attribuita all’interazione fra i linguaggi della mente e i linguaggi del corpo, che abbatte la tradizionale barriera fra processi cognitivi ed emozioni, facendo emergere un’idea di persona come sistema integrato alla cui formazione e al cui equilibrio dinamico concorrono la componente percettivo-motoria, quella logico-razionale e quella affettivo-sociale. Ne consegue un’impostazione della didattica volta a favorire l’integrazione fra le diverse matrici di cui si compone l’esperienza quotidiana, riconoscendo pari dignità al segno di scrittura, all’immagine, al suono, al colore, all’animazione.

Questo obiettivo di integrazione fra le diverse componenti in cui si articolano l’esperienza e la conoscenza deve guidare verso la costruzione di una scuola che, nel porre sul piano di pari dignità tutti i saperi, in quanto tutti prodotti dalla mente umana, superi le tradizionali partizioni disciplinari” (Gardner; 1999). Secondo Gardner esistono nove forme di intelligenza che evidenziano attitudini diversificate e particolari orientamenti di approccio cognitivo.

L’intelligenza linguistica (“pensare con le parole e riflettere su di esse”) mostra come l’alunno riesca a cogliere il significato delle parole e le funzioni del linguaggio. L’intelligenza logico-matematica (“pensare con i numeri e riflettere sulle loro relazioni”) rivela una particolare propensione a individuare relazioni causa-effetto inquadrando in un unico schema mentale questioni diverse.

Secondo Gardner l’intelligenza musicale (“pensare con e sulla musica”) si manifesta molto precocemente e individua una sensibilità verso suoni e ritmi propri della disciplina. L’intelligenza visuo-spaziale ( “pensare con le immagini visive e fare elaborazioni su di esse”) mette in mostra un buon senso dell’orientamento e una spiccata memoria visiva. Nell’intelligenza corporea-cinestetica (“ pensare con e sui movimenti e gesti”) si manifesta l’attitudine a prediligere esperienze concrete che coinvolgono il corpo e la sua motricità. L’intelligenza intrapersonale e interpersonale (“ avere capacità di introspezione e di relazione con gli altri”) si esprimono mediante un atteggiamento di riflessione sulla propria identità e di empatia verso gli altri, nell’interesse verso la vita di gruppo e la socializzazione. L’intelligenza naturalistica e quella esistenziale si manifestano con un vivo interesse per la natura e l’ambiente, i valori e i principi etici che sono alla base della vita e delle relazioni tra i viventi. L’intelligenza era considerata un sistema unico fino alla prima metà del ‘900, essa poteva essere misurata e quantificata mediante test e prove standardizzate che avevano la pretesa di essere scientificamente valide, in particolare si misurava il QI su items dell’area logico- matematica. Gli studi di Gardner aprono uno scenario molto diverso, una pluralità di interpretazioni e orientamenti didattici ed educativi che pongono al centro dell’attenzione l’alunno e le sue potenzialità. Anche per i ragazzi che rivelano disturbi specifici di apprendimento (DSA) i percorsi didattici personalizzati possono far emergere capacità non manifeste riconducibili alle intelligenze multiple di Gardner.

Ogni educatore, come afferma Gardner (1999) ha il compito di “riconoscere le difficoltà che gli studenti si trovano a fronteggiare nel loro cammino verso la comprensione di temi e concetti importanti e a tener conto delle differenze esistenti tra le menti degli studenti e, per quanto possibile, programmare un’educazione capace di adeguarsi alla loro infinita varietà”.

Insegnamento e apprendimento sono due facce di una stessa medaglia, un contesto dinamico nel quale le tematiche di studio hanno bisogno di ampio respiro, per questo l’approccio multidisciplinare costituisce un valido ed efficace strumento di comprensione e interpretazione della realtà nei suoi vari aspetti, un panorama di sviluppo cognitivo in cui i concetti non sono solo strutture mentali ma hanno un contenuto valoriale che interessa la persona nella sua integralità. 

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