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Come facilitare il lavoro scolastico per i dislessici

Permettere agli studenti di lavorare con tranquillità senza essere stressati e permettere loro di fare meno compiti o dare più tempo per svolgerli e completarli tutti.

Interrogarli oralmente se la loro grafia è lenta e difficoltosa perchè il canale preferenziale è uditivo e visivo.

Permettere di usare un computer per svolgere il lavoro scritto se allo studente risulta più confortevole, anche se tale utilizzo non esclude elaborati a mano qualora lo studente lo desideri.

Finalizzare le domande e i compiti intorno a una conclusione data o un fatto.

Gli studenti dislessici pensano con strategie globali e concrete, cioè lavorano partendo dalle conclusioni finali o fatti completi in tutte le loro parti.

Non rimarcare e sottolineare la punteggiatura carente o gli errori grammaticali. Gli errori nei compiti possono essere corretti. Questi sono concetti molto astratti per i dislessici. L’organizzazione cerebrale e cognitiva dei dislessici non può visualizzarli in immagini concrete, poiché essi rappresentano solo una ulteriore codificazione simbolica e non sono rintracciabili in una realtà concreta.

Il linguaggio è una proprietà universale dell’essere umano, ma ogni lingua ha le sue regole grammaticali, ortografiche, sintattiche, fonetiche, ecc. e sono spesso molto diverse le une dalle altre. Una bimba cinese emigrata in America con la famiglia si rivelò essere dislessica soltanto quando utilizzava la lingua inglese e non la sua lingua madre, che essendo composta di ideogrammi, facilita proprio la comprensione del concetto espresso e non sganciato dalla realtà poiché ogni ideogramma ha un significato globale e

inscindibile.

Valutare le idee e non la forma non corretta.

Produrre idee su un foglio è molto più importante che tormentare l’alunno per le sue inefficienze grammaticali.

Rifiutare questi accomodamenti rallentano e demotivano gli studenti facendoli soffrire inutilmente e togliendo loro la libertà di pensare e di esprimere il loro potenziale.

Se non acquisiscono un canale espressivo che li renda capaci di realizzare intellettualmente i loro apprendimenti, presto diventano depressi e rinunciatari.

La loro abilità di usare correttamente la grammatica, la punteggiatura, ecc., può o meno essere incrementata con l’età, dipende dalla comprensione e dai metodi di insegnamento che lo studente riceve durante l’apprendimento di queste competenze.

Spesso questi bambini presentano delle lacune ereditate purtroppo da una didattica totalmente inadeguata alle loro esigenze, che producono tutta una serie di elementi con cui fanno non poca fatica a confrontarsi.

Non costringere questi studenti ad utilizzare il dizionario per correggere gli errori ortografici. È un lavoro stancante e una frustrante perdita di tempo. Cercare prefissi, suffissi ecc., delle parole è per loro un inutile stress. La soluzione è stampare le parole ed eventualmente fargliele ricercare con Thesaurus sul computer. E’ molto utile invece che all’interno di ogni unità didattica sia presente un glossarietto  esauriente (parola/immagine associabile) dei termini contenuti nella lezione.

Rispondere alle domande degli studenti il più spesso possibile, ma dare risposte molto chiare, sintetiche e specifiche.

Essere precisi, non ripetere la risposta finché il ragazzo non vi chiede di farlo. Spiegazioni lunghe, approcci differenti, definizioni di parole o pensieri astratti sono molto stancanti e difficili per questi studenti che vanno cercando un’immagine concreta per codificare e definire i contenuti della lezione.

Cercare di completare la lezione in una volta. Una lezione incompleta viene completamente persa. Se questo non è possibile, procurare un riassunto, anticipandone il contenuto in una sintesi.

Non criticare gli studenti perché non prestano attenzione. I dislessici lavorano duro per capire ciò che si sta dicendo. Se si parla troppo e non si usano immagini concrete, es. diagrammi, scemeranno la capacità di concentrazione e di dare un senso a ciò che si sta dicendo. Il ragazzo ricorderà praticamente solo l’ultima parte del discorso che successivamente andrà perso.

Rispondere alle loro domande, ma non criticarli per la eventuale non comprensione della lezione. il problema potrebbe essere nel metodo di insegnamento usato. Trovare un altro approccio. Ci sono molti altri metodi. Lasciatevi dire qual è il metodo migliore per loro di lavorare, forse è discutere l’informazione oralmente o dimostrarla, piuttosto che leggerla o ripetere una spiegazione pedissequamente.

Invece di lunghi compiti scritti, si possono trasformare questi compiti in progetti che  coinvolgano tutti i sensi. Questo potrebbe essere fatto su un grande foglio di carta colorata a cui loro possano aggiungere oggetti reali, foto, disegni, immagini, brevi sintesi esplicative o rapporti orali o utilizzare mezzi audiovisivi informatici, ecc.

Gli studenti dislessici apprendono meglio facendo progetti che coinvolgono il vedere,

l’ascoltare, il discutere e l’uso delle loro mani.

Leggere i comportamenti dei docenti: i dislessici sono abilissimi nel cogliere le sfumature dei comportamenti non verbali e le espressioni del volto. Di conseguenza il tipo di segnale che il docente invia (a volte inconsapevolmente) incide moltissimo nel favorire o inibire la relazione o nel sottolineare l’importanza dei passaggi degli argomenti che sta insegnando. Per essere efficace la struttura in cui calare gli apprendimenti dovrebbe rispondere al: dove – quando – come – chi – perché.

Tutti noi siamo dotati di diverse strategie di memoria. La memoria emozionale e visuo-spaziale nei dislessici è assolutamente prevalente rispetto a quella verbale.

Tecniche di memorizzazione: essendo l’immaginazione vivissima nei dislessici, è possibile

aiutarli a visualizzare nella mente immagini ben definite, coloratissime, in movimento. Convertire l’informazione/contenuto da ricordare in immagine visiva significativa per lo studente (è un ottimo stimolo per tutta la classe ad esercitare la creatività per un rinforzo mnemonico della lezione).

Tecnica associativa.

1. capire ciò che si vuole ricordare

2. Gli apprendimenti devono essere emozionalmente coinvolgenti per concatenare gli eventi

3. visualizzare ed enfatizzare le parole in questione

4. ripetere l’intera storia con tutte le sfumature

Approccio emozionalmente positivo (à attiva  fortemente la componente emozionale che a sua volta è un potente strumento per incidere mnemonicamente l’informazione)

Verifica intesa come revisione

Feedback e riassunto orale dei contenuti fatti

Mappe concettuali

Diagrammi di flusso

Nozione del tempo

Come più volte sottolineato i soggetti dislessici hanno una capacità di elaborazione prevalentemente globale ed un pensiero di tipo non-verbale. È come se fossero pensatori “visivi” e “multidimensionali”, poiché utilizzano tutti i sensi.

Funzioni mentali più comuni.

1. identificare gli elementi rilevanti e riflettere sul loro significato

2. evidenziarli con un criterio stabilito

3. marcare la loro area di estensione

Azioni

Scrivere alla lavagna in STAMPATELLO MAIUSCOLO LE PAROLE CHIAVE (e/o le mappe concettuali dell’argomento)

4. registrare LA SINTESI della lezione

5. usare verifiche orali solo con domande

CIRCOSCRITTE E UNIVOCHE (senza la doppia negazione)

6. fare verifiche programmate, non più di una volta al giorno spiegando ampiamente le consegne

7. adottare verifiche strutturate e graduate con domande divise per argomenti

8. fare sempre un fac-simile di verifica da portare anche a casa

9. attuare l’apprendimento cooperativo che facilita lo sviluppo cognitivo

10. L’intervento della classe è cruciale.

L’insegnante può spiegare che ciascuno nella classe ha un suo stile di apprendimento e che la “diversità” e/o il pensiero divergente vanno premiati, perché creativi e motivo di arricchimento e di crescita per tutti.

Le strategie da usare nel corso dell’azione educativa possono essere sia compensative (uso di correttore ortografico sul computer oppure della calcolatrice) o dispensative (evitare la lettura ad alta voce, a meno che non lo richieda lo studente, ridurre il carico di

lavoro domestico e mnemonico, non far prendere appunti o copiarli dalla lavagna (magari fornirli dattiloscritti in maiuscolo come mappe concettuali o diagrammi di flusso).

- incoraggiare la meta-cognizione

- dare il giusto feedback del successo ottenuto

- provocare e stimolare atteggiamenti positivi e incoraggiare gli sforzi.

 

Studio di Psicoterapia MenteSociale

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