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Quante volte siamo presi da ingiustificati e immotivati sensi di colpa? Quante volte ci siamo chiesti il perchè di un tale sentimento di fronte ad una situazione in cui non c'erano oggettive responsabilità personali? Ma le emozioni, si sa, sono "pre-cognitive" e così irrompono alla coscienza prima ancora che noi si possa fare, dire, pensare. C'è forse un senso di colpa primario, biologico, per cui siamo destinati a soccombere a tutto ciò?

Non credo. A meno di postulare una sorta di pulsione masochistica, considerato che per molti il sentimento di colpa è proprio un "atteggiamento di vita". Eppure la vita è-dovrebbe essere- pienezza, benessere, piacere. Tutti elementi che il senso di colpa non può farci apprezzare ma, anzi mina e corrode alla radice, la stessa voglia di vivere. Non a caso la depressione è definita anche come "rabbia autodiretta". Naturalmente non mi riferisco ad un sentimento di colpa di tipo biologico che avvertiamo ognivolta che abbiamo arrecato un danno ad un nostro conspecifico. In questi casi tale sentimento consente di 'riparare' la relazione e di proseguire nei rapporti interpersonali con rinnovata fiducia. Rapporti interpersonali che sono la "matrice" dalla quale l'uomo emerge come "persona" e da cui nessuno può prescindere. Il senso di copa a cui mi riferisco, come avrete compreso, è quello "patologico". Un sentimento che non porta al superamento dei nostri inevitabili 'errori relazionali', come fare un torto ad un amico, oppure non essersi presi cura di un nostro simile in difficoltà o in condizione di oggettivo bisogno di cure(la madre nei confronti del bambino). Il senso di colpa è tanto malato quanto inutile perchè ci tiene ancorati al nostro passato fatto di sofferenza e dolore. E' simile ad una zavorra: ci impedisce di crescere, di evolvere. Anzi sembra essere funzionale al mantenimento della nostra felicità. Le sue radici affondano nelle pregresse relazioni affettive e significative di cui il soggetto è costretto ad assumersene le responsabilità come se il non essere stato amato e/o accettato per quel che si era fosse la conseguenza di una propria intrinseca mancanza. E del resto un bambino, privato delle necessarie cure e attenzioni materne, non può che atribuirsi la colpa paradossale di "NON ESSERE STATO AMATO". Pertanto se proprio si vuole individuare un'origine "biologica" di quel sentimento di colpa 'esistenziale', lo dobbiamo cercare nel mancato accudimento da parte della figura di attaccamento(f.d.a.). Il sentimento di colpa, allora, potrà configurarsi come la presa di coscienza della propria "Non Amabilità". Con questo costrutto si vuole intendere quel sentimento della propria incapacità ad attirare l'attenzione protettiva dell'altro. In altre parole è come dire: "se l'altro non mi accudisce e non si prende cura di me è perchè non sono capace ad attirare le sue attenzioni affettive e protettive" ergo...e' COLPA MIA SE... Da qui tutta una "cascata" di processi cognitivi disfunzionali e irrazionali. Fino ad arrivare ad attribuire una sorta di valore espiatorio alla propria stessa sofferenza, convinti di essere causa del proprio male. Niente di più sbagliato. Ma tant'è, il senso di colpa permea la nostra stessa cultura e informa la nostra stessa educazione morale, civile e religiosa. Non ci è stato forse insegnato che ogni bimbo nasce con un "peccato originale"? Purtroppo i condizionamenti subiti prima ancora che potessimo pensare e, soprattutto, quando ci sono inculcati da figure significative, li consideriamo "cose ovvie", "normali". Essi vanno incontro ad una "autopropaganda non consapevole" Ma è proprio così? Pensiamoci, ne va della nostra felicità e del nostro benessere

 

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