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 Intanto, nel cervello….

Un giocatore accanito di videogames conoscerà sicuramente quella piacevole sensazione di soddisfazione sperimentata durante una partita col proprio videogioco preferito o dopo aver raggiunto degli ambiti obiettivi virtuali. Secondo i ricercatori dellUniversità di Ghent in Belgio, giocare spesso può contribuire a modificare la struttura interna del cervello, favorendo un aumento di “materia grigia” in un’area nota come “striato ventrale”, zona in cui risiede il centro del piacere e della ricompensa”.

Se già, infatti, alcuni studiosi americani avevano già indagato sul perché sia così piacevole pigiare tasti e cliccare col mouse, questa nuova sperimentazione ha analizzato il volume e la struttura del cervello di giocatori abituali, effettuando le relative comparazioni con chi invece si dedica molto meno ai “mondi virtuali”.

Così, il team di esperti, coordinato dal dottor Simone Kuhn, ha esaminato più di 150 ragazzi 14enni che impugnavano una consolle di gioco tra le 9 e le 12 ore settimanali, notando che la massa cerebrale dello striato ventrale, era più grande rispetto a quella degli altri giocatori occasionali. A questo proposito, i risultati dello studio, pubblicati sulla rivista Transnational Psychiatry, sottolineano che “lo striato ventrale assume un ruolo significativo quando ci si sottopone ai videogiochi assiduamente e questo può favorire lo sviluppo di dipendenze comportamentali”. Infatti le differenze nel cervello di un giocatore erano le stesse di quelle presenti nei cervelli di chi era dipendente da droghe, alcol e gioco d’azzardo.

Una ulteriore ricerca ha evidenziato che gli appassionati di videogiochi violenti, come i cosiddetti “sparatutto”, hanno una minore attività del lobo frontale inferiore sinistro e della corteccia cingolata anteriore, due aree del cervello associate all'empatia, al rilevamento di errori e all'elaborazione dei problemi. Gli effetti diminuiscono con l'astinenza dai videogame, ma non scompaiono del tutto.

Infatti, un ennesimo studio sui videogiochi violenti stabilisce che possono alterare il cervello anche a lungo termine. I ricercatori dell'Università di Medicina dell'Indiana sono giunti a questa conclusione attraverso un esperimento che ha coinvolto 22 adulti di sesso maschile in buona salute.

"Abbiamo osservato che un campione casuale di giovani adulti ha mostrato una diminuzione nell'attivazione di alcune aree del lobo frontale del cervello dopo una settimana di stimoli con videogiochi violenti", spiega il Dottor Yang Wang, assistente alla cattedra di Radiologia dell'Università. "Le aree cerebrali coinvolte sono responsabili del controllo delle emozioni e dei comportamenti aggressivi", continua Wang.

Gli sparatutto, dunque, modificano il cervello? Secondo gli ultimi studi non ci sono dubbi.

La ricerca, recentemente presentata al meeting annuale della Società Radiologica Nordamericana, ha permesso di arrivare a questa conclusione dividendo i soggetti dei test in due gruppi. Il primo ha dovuto giocare a uno sparatutto in prima persona per dieci ore, nel corso di una settimana, per poi astenersi dal gioco per sette giorni. Il secondo gruppo di controllo non ha invece toccato nessun videogioco per l'intero periodo.

Prima di cominciare il test è stata fatta una risonanza magnetica funzionale (fMRI) a ogni partecipante, per individuare l'attività neuronale dei soggetti. Per confrontare i risultati i ricercatori hanno sottoposto i pazienti a una seconda fMRI dopo una settimana e a un'altra dopo due settimane, alla fine del test.

Durante le sessioni di fMRI entrambi i gruppi sono stati esposti a parole che descrivono azioni violente, le cosiddette "interferenza emotive", e ad alcuni test per stabilire l'inibizione cognitiva. Quali sono stati i risultati?

Dopo una settimana, il gruppo di giocatori ha mostrato una minore attività del lobo frontale inferiore sinistro (un'area del cervello associata all'empatia). La fMRI ha inoltre evidenziato che durante i test cognitivi si è potuto osservare un calo degli stimoli nella corteccia cingolata anteriore, cioè la zona cerebrale deputata al controllo dei conflitti, all'elaborazione dei problemi e al rilevamento di errori.

Dopo la seconda settimana, dove i giocatori si sono presi una pausa dagli FPS (sparatutto), gli effetti sono diminuiti ma non sono scomparsi definitivamente. "Questa scoperta indica che i videogiochi violenti hanno un effetto a lungo termine sul funzionamento del cervello", ha spiegato il Dr. Wang.

La corteccia cingolata anteriore regola l'elaborazione dei problemi e il rilevamento di errori.

Il dibattito è ancora aperto perché lo studio non stabilisce se i videogiochi violenti possano influenzare effettivamente il comportamento di una persona, ma il lavoro di Wang e del suo team aggiunge carne al fuoco alla questione e dimostra che questo hobby è capace di modificare il funzionamento del cervello .

 

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