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 Videogiochi e tono dell’umore: le ricerche americane

 Da anni i videogames hanno attirati l’interesse di medici che cercano di capirne gli effetti sugli appassionati giocatori e in particolare sui più piccoli.

Un nuovo studio ormai storico della Iowa State University ha associato il rischio dipendenza da videogiochi a sintomi depressivi, ansia e disturbi della socialità.
I ricercatori, guidati da Douglas Gentile, in collaborazione con colleghi di Singapore e Hong Kong, hanno analizzato la condizione di 3 mila bambini americani appassionati di videogame, definendoli giocatori patologici in circa il 10 per cento dei casi.

Per stabilire questa condizione, i ricercatori hanno utilizzato il famoso Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders dell'American Psychiatric Association, un riferimento bibliografico imprescindibile per ogni psichiatra.
Monitorandoli per circa due anni, i ricercatori hanno scoperto che i bambini giocavano in media circa 20 ore a settimana, ma soprattutto che i soggetti che mostravano un maggior grado di dipendenza presentavano anche chiari sintomi depressivi e crisi di ansia, oltre a disturbi nella sfera sociale. Secondo i ricercatori americani, questi sintomi sono indotti dall'uso dei videogiochi e dalla condizione di dipendenza che si è creata con il tempo, e non sono legati al carattere o al temperamento del soggetto.
Un altro studio della stessa università, stavolta in collaborazione con l'Istituto Nazionale per i Media e la Famiglia, ha anche accertato l'esistenza di un legame fra l'uso eccessivo dei videogiochi e lo sviluppo della dipendenza dagli stessi. In questo caso, gli studiosi hanno esaminato e intervistato 1.178 bambini e adolescenti americani tra gli 8 e i 18 anni, riscontrando in loro almeno sei degli 11 sintomi della dipendenza dal gioco, così come definiti dall'Associazione psichiatrica statunitense.
Chi stava troppe ore davanti ai videogiochi spesso mentiva ad amici e parenti sul tempo dedicato al gioco, era più facilmente irritabile e usava i videogames per sfuggire alle proprie responsabilità e ai propri problemi.
Molti ragazzi hanno visto peggiorare il loro rendimento scolastico per colpa di troppi videogiochi, che non facevano loro svolgere i compiti a casa.
In definitiva il 10% dei giovanissimi americani intervistati nello studio presentava gli aspetti patologici della dipendenza da gioco.

Alcuni fra i giovanissimi esaminati nell'indagine erano arrivati perfino a rubare per finanziare la loro dipendenza da videogiochi, mentre altri trascorrevano 24 ore alla settimana giocando alle varie consolle o al pc, con un tempo, cioè, mediamente doppio rispetto a quello dei giocatori considerati nella norma.
Per David Walsh, presidente dell'Istituto Nazionale per i Media e la Famiglia, è urgente trovare una soluzione da indicare a questi ragazzi, e soprattutto alle loro famiglie, per tentare di risolvere questo problema, per prevenirlo e per evitarlo.

 

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