Newsletter

Iscriviti alla nostra newsletter per essere aggiornato sulle attività ed i servizi dello Studio e sui nuovi articoli di MenteSociale!

Privacy e Termini di Utilizzo

diventa fan

Indice

on lineQuando il governo americano negli anni verso la fine degli anni ‘60 inventò Internet per aiutare il paese a sopravvivere ad un possibile attacco nucleare, pochi avrebbero creduto che un giorno questo strumento militare sarebbe stato utilizzato per il lavoro, il commercio e divertimento.

Eppure questi aspetti sono soltanto una parte di quell’enorme “contenitore” chiamato Internet. Le distanze si sono accorciate, ed oggi la posta elettronica - chat e relazioni a lunga distanza sia per il lavoro che per il divertimento - fanno parte della vita quotidiana di un gruppo sempre più numeroso di individui. Tutte le professioni sono in qualche modo toccate da Internet, anche la psicologia. In un certo qual senso, Internet è perfino diventata una specie di arena per la terapia collettiva. Le persone tendono ad “aprirsi” in rete, parlare di più, e costruire minori barriere e non sono pochi gli utenti che si scoprono ormai più abituati a “digitare” che a “scrivere”.
All’interno di un percorso di counseling on line o, con tutte le cautele del caso, di una psicoterapia virtuale, lo studio sulla relazione virtuale si deve confrontare con l’ampia letteratura esistente a riguardo della relazione terapeutica per così dire “reale”. E’ una differenza di luogo e di strumenti, quella tra “reale” e “virtuale”, ma non di “essenza”. Nella relazione virtuale si riproducono gli stessi processi che sono soliti accadere nelle relazioni reali, sebbene possano suscitare reazioni notevoli e variegate, e a volte sorprendenti, soprattutto per il fatto che, a differenza delle relazioni reali, un incontro virtuale può essere del tutto anonimo, cioè con poche o nessuna possibilità di conoscere alcunché sull’identità della persona che sta dietro un determinato nickname (nomignolo).
Andando oltre la dimensione delle relazioni virtuali “comuni” (le semplici conoscenze e frequentazioni tramite email, chat, blog, forum), in una relazione terapeutica (o di counseling) virtuale generalmente non c’è un anonimato totale. Lo psicologo, ove possibile, pretende dei riferimenti più significativi del semplice nickname (email, eventualmente telefono, visione in webcam, microfono, ecc.) ,  e un serie di informazioni aggiuntive necessarie per svolgere la prestazione richiesta (consenso informato, anamnesi, informazioni su comportamenti, abitudini, ecc.). D’altro canto lo psicologo fornisce dati di riferimento al richiedente, secondo quanto suggerito dall’Ordine degli Psicologi (vedasi le Linee Guida per le prestazioni psicologiche via Internet e a distanza), al fine di offrire un servizio psicologico nelle migliori condizioni possibili e nel rispetto della deontologia.
E’ dunque lecito paragonare la relazione terapeutica virtuale, con queste premesse, alla relazione terapeutica reale.
Tralasciando la tematica, molto importante, della costruzione di un setting terapeutico adeguato alla dimensione virtuale e della messa a punto di strumenti idonei per poter offrire un servizio di psicoterapia on line o di webcounseling, vorrei qui fare un passo avanti e soffermarmi su un possibile modo di impostare la relazione virtuale terapeutica in sostituzione di quella reale.
Magari in un futuro più o meno prossimo la nostra vita on line sarà molto più continuativa e intensa di quanto lo sia adesso. Le connessioni (con le nuove tecnologie) saranno permanenti e con facilità potremo comunicare, anche in visioni tridimensionali, con persone non fisicamente presenti ed interagire con estrema facilità. Ma tutto questo in un futuro prossimo, forse. Attualmente noi basiamo il nostro vivere ponendo un accento sulle relazioni reali, e considerando quelle virtuali, come un qualcosa in più, che si instaura connettendoci ad Internet. Quasi un piano sopraelevato sul terreno, assai più familiare, della realtà più concreta.
Questo non va scordato e pertanto una “psicoterapia virtuale” o un “counseling virtuale” devono mirare ad aiutare il cliente o il paziente nella loro “realtà”, poiché è lì che loro dovranno ritornare, una volta chiuso il collegamento.
Con questa impostazione l’utilità di una relazione terapeutica virtuale rischia di soccombere rispetto alla potenza e completezza di una relazione terapeutica reale. I messaggi non verbali, le informazioni automatiche che traiamo dalla presenza dell’interlocutore, le mappe che ci creiamo aiutati da tutti nostri sensi (compreso il tatto, ad esempio in una stretta di mano), sono tutti strumenti potenti per la comprensione profonda dell’interlocutore e, per uno psicologo, sono addirittura gli strumenti di lavoro.
Se facciamo un semplice paragone, quindi, dovremmo inevitabilmente indirizzare tutte le richieste virtuali di psicoterapia verso contatti reali, perché iniziare percorsi virtuali semplicemente ridurrebbe il nostro potenziale di intervento, ma anche la nostra capacità di percezione della “persona” che sta dietro il monitor, confondendola con il “personaggio” che essa rappresenta online.

 

Studio di Psicoterapia MenteSociale

studio mix

Indirizzo: Via dei Castani 170, 00171 Roma
ideaCon i mezzi pubblici lo Studio è vicino a: metro C fermata Gardenie, Tram 19 e Tram 15, numerose linee di bus

Email: info@mentesociale.it

Telefono: 0664014427

ORARI DI SEGRETERIA ED APERTURA AL PUBBLICO:
Lunedì dalle 10.00 alle 13.00
Martedì dalle 10.00 alle 13.00  (anche Sportello Psicologico)
Mercoledì dalle 17.00 alle 20.00
Giovedì dalle 10.00 alle 13.00 (anche Sportello Legale)
Venerdì dalle 10.00 alle 13.00
ideaIn altri orari o giorni è possibile lasciare un messaggio in segreteria, sarete ricontattati il prima possibile.

Questo sito utilizza i cookie e tecnologie simili.