imageIl ruolo dell’insegnante si esplica soprattutto nella relazione educativa, essa rappresenta il fondamento per apprendere  perché si basa sul rapporto dinamico che rende possibile lo sviluppo integrale della personalità dell’alunno. Gli obiettivi prioritari del processo educativo sono il raggiungimento dell’autostima, valore formativo che fornisce gli strumenti necessari per avere consapevolezza delle proprie potenzialità ma anche dei propri limiti.

L’educazione per molti anni è stata un trasferimento di informazioni dal docente al discente, quasi sempre le lezioni erano cattedratiche cioè pure e semplici nozioni impartite alla classe e mai messe in discussione dagli alunni. In questo contesto la dimensione emotiva individuale non veniva considerata affatto né si pensava lontanamente ad un insegnamento personalizzato o individualizzato che negli ultimi anni è diventato un percorso didattico necessario e fondamentale nelle dinamiche educative. Per D.Goleman l’intelligenza emotiva rappresenta un supporto per riconoscere ed identificare sia i propri stati emozionali che quelli degli altri con cui entriamo in relazione. P. Salovey approfondisce gli studi di Goleman considerando anche la spinta motivazionale ad apprendere e le capacità di gestire e indirizzare i propri stati emotivi verso gli obiettivi prefissati. Dagli anni novanta ad oggi è emersa l’importanza della componente emotiva nel processo di apprendimento come si evidenzia dagli studi di W. Bion e M.Klein che ritenevano l’apprendimento una facoltà basata sull’esperienza e quindi basata inizialmente sulle relazioni madre-bambino. Le informazioni che il bambino riceve diventano poi significative attraverso un processo di mentalizzazione e interiorizzazione che saranno tanto più efficaci quanto più la dimensione emotiva si sarà messa in gioco nella relazione genitoriale. Il rapporto genitore-figlio diventa, con l’ingresso nelle istituzioni scolastiche del bambino,  un segmento di una rete di relazioni più allargate, con i compagni e con l’insegnante.Anche in questo contesto la relazione educativa contribuisce a fornire, se ben indirizzata un processo di acquisizione di conoscenze efficace e significativo. Il nuovo ruolo dell’insegnante è quello di mediatore cioè di colui che si pone come un “filtro” tra gli alunni e i contenuti disciplinari. I metodi didattici moderni si basano sul problem solving, attività operative riguardanti situazioni problematiche aderenti il più possibile alla realtà concreta. Necessario approccio allo studio è la motivazione cioè uno stadio iniziale in cui l’insegnante ha il compito di suscitare curiosità e interesse per gli argomenti di studio. In seguito la fase dell’informazione servirà per chiarire dubbi e indirizzare le conoscenze degli alunni verso la chiarezza e la coerenza necessari per raggiungere gli obiettivi prefissati. Il terzo stadio (ricerca) rappresenta il momento operativo nel quale gli alunni fanno propri i contenuti  attivando le singole potenzialità e capacità. Secondo C.R.Rogers la relazione educativa necessita di tre atteggiamenti-chiave: autenticità o congruenza, considerazione positiva incondizionata, comprensione empatica. “Quando le persone sono ascoltate empaticamente, diventa loro possibile prestare un ascolto più accurato al flusso delle esperienze interiori. Ma via via che una persona comprende se stessa il Sé diventa più congruente con l’esperire. La persona diventa in tal modo più autentica, più genuina”. Per Rogers l’educatore è un facilitatore che deve innanzitutto  costruire un rapporto di fiducia e sicurezza emotiva, da cui scaturirà il processo di trasformazione, di educazione e formazione della persona. L’istruzione deve puntare sul metodo più che sui contenuti, essere al ritmo dei cambiamenti che nella società moderna sono rapidi e incalzanti: “Il mondo cambia a una velocità vertiginosa. Se vogliamo che la nostra società sia in grado di far fronte alle strabilianti trasformazioni che si stanno verificando nel campo della scienza, della tecnologia, delle comunicazioni e dei rapporti sociali, non possiamo più accontentarci delle risposte date in passato a problemi ormai superati, ma dobbiamo incoraggiare lo sviluppo di processi suscettibili di portare a nuove soluzioni di nuovi problemi. Nel mondo che si apre davanti a noi, lo scopo della scuola e di ogni processo educativo in generale deve essere quello di creare individui aperti alle novità e alle trasformazioni..” Affinchè l’insegnamento sia efficace e significativo  ha bisogno di acquisire flessibilità e di spostare il suo interesse sul protagonista della relazione educativa che è a tutti gli effetti l’alunno. L’educatore ha il compito di “ insegnare ad imparare” cioè fornire agli studenti gli strumenti metodologici necessari per usare consapevolmente le conoscenze e renderle spendibili sul piano concreto ed operativo. L’autovalutazione dei processi di apprendimento consente al soggetto di monitorare il proprio percorso didattico con i relativi esiti  di soddisfazione e coinvolgimento per i risultati conseguiti.

La metacognizione, in ambito psicologico ed educativo rappresenta  l’insieme delle tecniche adoperate per riflettere sul proprio processo cognitivo, un controllo sui meccanismi di pensiero e la possibilità quindi di conoscere e indirizzare i processi relativi all’apprendimento. La metacognizione rappresenta un campo d’azione che va oltre la mera conoscenza, essa comprende la consapevolezza degli strumenti cognitivi e delle strategie adottate per risolvere una qualunque situazione problematica, ma anche i tempi e i modi per utilizzarla nei vari contesti. Con il processo metacognitivo viene messo in atto un meccanismo di regolazione e modulazione dell’apprendimento che avviene attraverso la pianificazione, il monitoraggio e la valutazione. E’ chiaro come in ambito didattico la metacognizione sia molto importante ai fini di un apprendimento significativo e permanente. Spesso si apprende per trasferimento di informazioni, dal docente al discente e ciò rende la comunicazione poco rilevante ai fini educativi  perché gli strumenti adottati sono quasi sempre scelti ed esercitati da chi insegna. Privilegiare l’aspetto metacognitivo della comunicazione significa sviluppare un processo di interiorizzazione efficace dei contenuti disciplinari. Gli alunni devono loro stessi essere i supervisori dei  meccanismi di pensiero che, nel corso della lezione, saranno  continuamente monitorati attraverso domande come: a cosa mi serve questa informazione? ( obiettivo dichiarato); cosa conosco di questo argomento? ( rilevazione delle conoscenze possedute); quali strategie uso per apprendere? ( problem solving); ho compreso quello che ho fatto?( controllo individuale sulla prestazione); come posso correggere gli errori?( ulteriori risorse da impegnare per raggiungere lo scopo); ho raggiunto gli obiettivi che mi proponevo?  (valutazione sul proprio processo di apprendimento).

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