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DALLA BACCHETTA MAGICA AL FALLIMENTO TERAPEUTICO
Venerdì 21 Aprile,       workshop esperenziale 

 

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Ha notato Antonin Artaud: “nessuno ha mai scritto o dipinto, scolpito, modellato, costruito, inventato, se non, di fatto per uscire dall’inferno ”. Si parla, dunque, di una motivazione molto più profonda e strettamente personale, che va ben oltre l’aspetto materiale e venale.
Un’altra caratteristica, anche abbastanza evidente è rappresentata dalla stravaganza, soprattutto in artisti quali pittori e scultori, e dall’instabilità dell’umore che sembrerebbe evidente nelle loro conversazioni. L’estrema instabilità umorale porterebbe all’eccesso la normale tendenza ad avere più Sé contrapposti e in conflitto tra loro. Gli umori oscillanti, ritmici e transitori, così caratteristici della malattia maniaco-depressiva e dei temperamenti a essa connessi, possono anche mescolare, o sfruttare, umori osservazioni e percezioni apparentemente contraddittori.
Questi flussi e questi accoppiamenti permetterebbero, quindi,  all’artista, di esprimere con maggior accuratezza i cambiamenti, le ambiguità e le contrapposizioni che realmente esistono sia nell’uomo sia nel mondo naturale. D’altronde un atteggiamento coerente nei confronti della vita non può, essere tanto sensibile quanto la capacità di convivere con uno stato psichico in costante mutamento.
Tra i denominatori comuni nella vita degli artisti, un ruolo importante spetta anche alla precocità, questa si osserva soprattutto nelle arti plastiche e nella musica, discipline che non necessitano la completa maturità del linguaggio per cominciare a esprimersi (come, per esempio, è successo per Mozart o per Picasso) .
Il percorso interiore che porta a scegliere di creare per sopravvivere è un percorso duro, profondo, spesso inconscio ma seguito, accompagnato e sostenuto da un elemento indispensabile comune a tutti gli artisti: la passione. Essi ne sono impregnati e grazie ad essa accettano di lasciar travolgere tutta la loro vita in ogni minimo aspetto,  sacrificando la quotidianità in nome dell’arte.
Così si esprime Henry Moore, il grande scultore: “Tutta la mia formazione come scultore è un tentativo di capire e di sentire più intensamente le forme e le figure all’intorno e di provare quindi una reazione di fronte alle forme nella vita, di fronte alla figura umana e alla scultura del passato. Non è una cosa che si possa imparare in un giorno, perché la scultura è una continua e mai finita ricerca. Penso alla scultura in ogni momento. Lavoro alla scultura nel mio studio per dieci o dodici ore al giorno. E pure la sogno ”.
Sono molti a ritenere che la costituzione fortemente passionale formi una parte integrante del temperamento artistico.
Tra di essi, il poeta e saggista americano George Edward Woodberry, per esempio, scrive: “Il segno distintivo del poeta è dato dal fatto che la passione ha nella sua vita un peso maggiore rispetto agli altri uomini. Questo è il dono: la forza di vivere. Sono stati, i poeti, in modo particolare creature di passione. Hanno vissuto prima di cantare. L’emozione è la condizione della loro esistenza; la passione è l’elemento costitutivo del loro essere ”.
Anche Poe, nei racconti ha sottolineato l’importanza dell’esaltazione, della follia e della passione in coloro che vogliono immergersi “nell’oceano sterminato ”.  
Artisti e scrittori, si distinguono enormemente non solo nella capacità di provare, ma anche di tollerare emozioni estreme e di vivere in stretto rapporto con le forze più oscure.
Essi mantengono la consapevolezza dei moti inconsci del loro pensiero ma devono lottare con emozioni estremamente tumultuose e imprevedibili.
L’integrazione di queste fonti profonde, propriamente irrazionali, con processi più logici può risultare un compito assai complesso, ma, se l’impresa ha successo, l’opera che ne risulta sarà caratterizzata da un marchio unico, da un “tocco di fuoco”, la traccia di tutto ciò che l’artista avrà dovuto attraversare.

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