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DALLA BACCHETTA MAGICA AL FALLIMENTO TERAPEUTICO
Venerdì 21 Aprile,       workshop esperenziale 

 

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Nella storia personale di Luigi Pirandello, ad esempio, nella sua infanzia, nell’ambiguo rapporto con il padre, e nel continuo accompagnarsi nelle sue vicende ad episodi follia e di morte, possono esseri rinvenuti i referenti materiali dei suoi sogni e dei suoi incubi, nonché il seme da cui nascono i suoi personaggi . Fra questi, Mattia Pascal sembra avere particolari affinità col drammaturgo e per Mattia Pascal, come per tanti altri personaggi pirandelliani, il problema è quello di trovarsi imprigionati in un ruolo, sotto una maschera che vela e nasconde la verità della persona . La stessa malinconia acuita dalle disgrazie che segnano la sua vita, Pirandello la trasferisce in Mattia Pascal. Il personaggio abbandona il proprio ruolo per indossare una maschera, nel tentativo di “arginare la paura, l’angoscia per l’esistenza, di garantire l’esistenza di contro alla paura e all’orrore . Pirandello, che non può nascondersi dietro alcun guscio protettivo né lasciarsi alle spalle legami e responsabilità, attua il travestimento all’interno del personaggio. Le idee di suicidio che nascono nella mente di Pirandello, allo stesso modo sono rivissute dal suo personaggio . La scissione della personalità  e l’ossessione del ruolo che ognuno è costretto ad impersonare davanti agli altri, il mondo come teatro delle marionette, è un motivo dominante delle sue opere, proprio perché costituiscono per lui un problema del quale non riesce a liberarsi. Da ciò scaturisce, inevitabilmente, l’aspetto malinconico, e deprimente della personalità del drammaturgo.
Starobinski, scrive in un suo brillante saggio: “c’era un tipo di uomo particolare che si interessava alle maschere o piuttosto vedeva le maschere dappertutto: il malinconico. Il malinconico vive un tempo che non è il tempo degli altri, un tempo rallentato, un tempo sul quale la sua malattia proietta un’ombra, ed è lui che crede di non vedere intorno a sé altro che maschere (…). Legge il mondo come un teatro dove ciascuno recita la propria parte, ciascuno recita il proprio ruolo. Ma il teatro è come una scena di illusioni, di suggestioni ”.
Da sottolineare è senz’altro anche l’istintività che emerge in queste personalità. Goethe si dice spinto a scrivere poesie per istinto e Kandinsky, in uno scritto intitolato “Sullo spirituale in arte”, sostiene la tesi che l’arte sarebbe caratterizzata da una necessità interiore . Samuel Johnson, dal canto suo, prima di Goethe e di Kandinsky, parla dell’immaginazione come di una fame incessante che necessariamente deve trovare pacificazione, ovvero espressione, in qualche impiego .  
Anche l’indipendenza e l’estraniarsi dalle banalità della vita, sembrerebbero tratti fondamentali, indispensabili entrambi al concepimento creativo, ma altrettanto importanti sono anche la marginalità e l’insofferenza che riflettono la rottura con i contemporanei.
L’artista, secondo Rank, fa virtù della necessità di individualizzazione, di generare da se stesso un mondo a sé e di assoggettare il mondo esterno a quello interno . Egli pone molta enfasi sull’autonomia dell’artista rispetto alla collettività, affermando che l’arte, rappresenta una graduale liberazione dalla dipendenza dai canoni della collettività, e un’evoluzione creativa e individuale della personalità.
Il creativo è quindi, anche per questo, un essere profondamente asociale, al margine delle convenzioni.

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