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Un altro esempio, può essere Hemingway, con una madre “reale” depressa e un’imago materna morta dentro di sé, un deserto gravato di tenebre e silenzio, rispetto al quale tenta un’identificazione vitalistica col padre. Ma già prima che attorno a lui cadessero suicidi il padre, il fratello minore e la sorella, la negazione maniacale della depressione comincia a mostrare le sue crepe .
E il padre? Nella maggior parte delle analisi effettuate, sembrerebbe che molti poeti abbiano avuto dei padri assenti, o persi in tenera età. Secondo Brenot, infatti, tra le componenti della personalità creativa vi è la combinazione di tre fattori: uno energetico predisposto, un’attitudine particolare di un ricco ambiente culturale e una casualità degli eventi della vita, come la presenza o assenza di genitori .
La frequenza, nelle biografie degli esseri creativi e dei personaggi fuori del comune, della perdita dei genitori e degli abbandoni precoci, hanno senza dubbio giocato un ruolo rilevante, mobilitando una serie di difese della personalità.
In molti scrittori, la morte precoce del padre, sembrerebbe un forte stimolo alla creazione, ciò avverrebbe a condizione che essa non venga superata, e che la sua energia continui a essere sublimata esclusivamente nell’attività riparatrice. L’atto creativo potrebbe risultare, dunque, come un tentativo, sempre vano e infruttuoso, di compensazione della perdita. Il lutto rende disponibili l’energia affettiva e la libido, ossia quegli impulsi che fino ad allora erano orientati verso la persona scomparsa. Questa energia sembrerebbe capace di orientare, in certi casi, il centro del motore per la realizzazione di un’opera.
Un esempio è rappresentato da Munch, che incarna a pieno, con la sua produzione, la funzione de-tensiva dell’attività artistica. La sua vita è segnata da un’infanzia ricca di vicende dolorose e di lutti, tra cui quello della madre, che non riesce ad elaborare, se non con la pittura .
In un approfondito studio clinico sul genio creativo, André Bourguignon, vede nel padre l’accesso al pensiero astratto e nella madre la porta alla poesia.
La sua ipotesi è che la presenza esclusiva della madre dovrebbe favorire l’espressione lirica, mentre la situazione inversa sarebbe piuttosto orientata, invece, verso i pensieri astratti, matematici e filosofici, come è stato per Descartes, Spinoza, Pascal e tanti altri che hanno perso la madre nell’infanzia .
Questa interessante tendenza si verifica spesso, in particolare in letteratura, dove sembrerebbe, ormai classico, datare l’origine dell’opera con quella della morte del padre.
Joyce, Proust, e Freud hanno effettivamente cominciato a essere creativi “solamente” dopo la morte del proprio padre, come se avessero avuto bisogno di questa autorizzazione del destino per esistere

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