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Una stimolazione improvvisa, troppo intensa o troppo prolungata pone i recettori (e l'organismo in toto) in condizione di difendersi (stress o trauma) e crea una memorizzazione negativa rifiuto evitamento.
Stimolazioni carenti, sporadiche, blande, al contrario, non producendo piacere, non eccitano sufficientemente il sistema percettivo/mnestico, fino a creare individui apparentemente insensibili alla bellezza della natura e dell'incontro con l'altro.
E' di fondamentale importanza, pertanto, che gli adulti educatori sappiano guidare, facilitare questo processo, consapevoli che dovrebbero esporre i bambini quanto più possibile, con gradualità e piacevolezza, agli stimoli provenienti dall'ambiente naturale, promovendo una sorta di gioco a ricercare, riconoscere, distinguere la varietà di input che il mondo invia (integrazione mondo naturale/mondo artificiale).
Così verrebbe a ricrearsi quel sentimento di unità e di appartenenza con la Natura che è stato frustrato e negato dal predominio del mondo artificiale, prodotto dall'Uomo.
Come accennato la televisione e i videogiochi, apportando informazioni in assenza o in contrasto con l'esperienza, rischiano di creare dissociazioni e fantasie (che non sono utili alla creatività) fino alla psicopatologia.
Infatti: i ritmi serrati dei passaggi delle immagini, le musiche di accompagnamento che caricano ancor più l'emozionalità del soggetto, le storie spesso del tutto irreali e inverosimili, i forti contrasti cromatici (specialmente nei cartoni animati), e soprattutto la violenza spesso "spacciata" come modalità vincente di soluzione dei problemi e dei conflitti, producono nel cervello tutt'altro che gradualità dello stimolo, e non certo quella piacevolezza fisiologica che permette e consolida - unitamente all'esperienza concreta che coinvolge  quanto più possibile attivamente tutti i sensi -  memorizzazioni e apprendimento.
Al contrario, TV e videogame producono un'eccitazione del Sistema Nervoso Centrale innaturale e patogena perché:
- crea dissociazione tra ambiente e stimoli naturali e ambiente e stimoli artificiali;
- crea dissociazione tra informazioni artificiali ed esperienza diretta, indispensabile nelle prime fasi di sviluppo del bambino;
- quelle stimolazioni artificiose e forzate eccitano particolari distretti neuronali a discapito di un'integrazione sinergica intra- ed inter-emisferica;
- per queste (ed altre) ragioni ormai è accertato scientificamente che la ripetitività e spesso l'ossessività di taluni stimoli possono scatenare persino crisi epilettiche.

Inoltre è dimostrato e riportato in letteratura che quanto più tempo un bambino passa davanti a uno schermo, tanto meno egli risulta socievole ed altruista, proprio perché in lui si riducono i tempi e le opportunità, e di conseguenza le motivazioni, all'esperienza pro-sociale (sé in relazione agli altri ed all'ambiente).
Perché un soggetto viva in armonia con se stesso e con l'ambiente sociale e naturale che lo circonda occorre che, grazie alla facilitazione degli educatori:
1.    il suo cervello riceva sempre informazioni (energia) in cui il mondo naturale abbia la precedenza su quello artificiale/simbolico (tale funzione si sviluppa successivamente nel sistema nervoso);
2.    tali informazioni siano integrate, ossia sollecitino in lui contestualmente cognitività (la nozione, il dato) ed affettività (l'emozione correlata);
3.    gli stimoli non privilegino uno o alcuni aspetti delle potenzialità dell'individuo, ma siano finalizzati a stimolare la globalità del soggetto nelle sue varie manifestazioni (fisiologiche, comportamentali e sociali);
4.    gli educatori (in primo luogo genitori ed insegnanti) facilitino l'esperienza diretta, concreta, attivando con le stimolazioni fisiologiche tutti i sensi del bambino e guidandolo per mano in un'esperienza reale, significativa, creativa e non minacciosa;



5.    il bambino capisca i nessi di causa/effetto tra l'uomo e l'ambiente, fondamentali nell'attuazione di comportamenti rispettosi di sé e dell'ambiente stesso;
6.    le "regole" e il contenimento necessari per dare stabilità alla cornice di riferimento siano amorevoli, affettuosi, duttili. La loro natura deve permetterne in parte l'introiezione (aspetti sostanziali), in parte la rielaborazione (aspetti formali), affinché l'individuo in via di sviluppo possa sentirsi soggetto delle proprie scelte e non mero conformista o obbediente (ciò che darebbe luogo a frequenti processi di ribellione).

In adolescenza, quando il soggetto sente prorompere la spinta all'autonomia, il ruolo dell'adulto sarà quello di permettere l'evoluzione delle "regole" fino ad allora trasmesse. Autonomia, infatti, implica autoregolazione, affermazione del Sé, autodeterminazione.
A questo punto dell'evoluzione individuale, i genitori, gli educatori, oltre a continuare a trasmettere il proprio discreto esempio di vita, devono sostenere i ragazzi tramite un ascolto empatico, non giudicante, che non rappresenti solo contenimento e sostegno, bensì costituisca un accompagnamento verso l'individuazione, verso un rapporto non più fatto di dipendenza o di interdipendenza, ma di intersoggettività.
I ragazzi hanno bisogno di essere ascoltati e capiti, non giudicati, perché possano a loro volta imparare ad ascoltare e capire gli altri nei loro bisogni e nelle loro difficoltà. E torniamo qui al concetto di educazione come relazione che fa dà sfondo a tutto il mio intervento.
Infine, ricordo che nella relazione = esperienza intersoggettiva, il cervello continua ad acquisire informazioni utili alla plasticità neuronale, ad aumentare quell'arborizzazione dendritica che andrà a vicariare anche la diminuzione dei neuroni conseguente all'invecchiamento, permettendo all'individuo di rimanere giovane nel proprio cervello attivo, recettivo, desideroso di conoscere e di sperimentarsi nell'intero arco della sua esistenza.







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