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Venerdì 21 Aprile,       workshop esperenziale 

 

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In questo articolo analizzeremo il valore psicopedagogico di una storia a lieto fine.

 

 

“ La casa è il sillabario mediante il quale il bambino impara a leggere la propria mente nel linguaggio delle immagini, l’unico linguaggio che gli sia  permesso di comprendere prima del raggiungimento della maturità intellettuale. E’ necessario che il bambino venga messo a contatto con  questo linguaggio e che impari a recepirlo, per poter giungere a dominare la propria anima” (Bettelheim)

Probabilmente, la funzione principale della fiaba  è quella di colmare temporaneamente nel bambino delle lacune dovute inevitabilmente alla mancanza di esperienza e di informazione per i pochi anni vissuti. Allo stesso tempo, la fiaba permette al bambino di cominciare a controllare il caos interno fra tendenze aggressive - cattive e tendenze buone.
Le prime vengono così proiettate su una strega o su un lupo, soddisfacendo il proprio impulso quando questi personaggi fanno una brutta fine; mentre le seconde - i sentimenti buoni- le può indirizzare su una principessa o su un eroe, permettendo a se stesso di identificarsi con questi personaggi.

Cosa significa quanto detto? Innanzi tutto evidenzia l'errore riguardante l'omissione di aspetti negativi che molti genitori commettono quando raccontano una storia ai loro figli. Spesso ci si interroga sull’utilizzo delle fiabe e delle favole nella prassi educativa dei propri figli, chiedendosi se è giusto esporre il proprio bambino ad emozioni forti ma contemporaneamente “negative”; i genitori vorrebbero presentare ai propri figli solo racconti positivi che vanno incontro ai loro desideri. In realtà, come dicevamo, così facendo si commette un'errore,  in quanto il bambino non vivrà in una realtà “tutta rose e fiori”, dovendosi invece destreggiare tra gli ostacoli della vita alle quali deve essere preparato, disponendo del più ampio numero di “cartucce”.
A ciò va aggiunto un altro aspetto di non minore importanza: il bambino ha spesso pensieri distruttivi e/o aggressivi, del tutto normali all’interno del suo processo di crescita; egli, tuttavia, non sa che questi sentimenti sono “normali”, perciò se gli vengono presentati esclusivamente modelli positivi si alimentano automaticamente i suoi sensi di colpa. La paura deve essere scoperta dal bambino nella favola, così come la temporanea vittoria del nemico. In questo modo, ciò che avrà appreso potrà essere utilizzato nella quotidianità, consapevole dell'esistenza di eventi negativi (ostacoli e problemi) nella vita di tutti i giorni.
A tutto questo va aggiuto che, identificandosi con il personaggio buono o con l'eroe, il bambino comprende che, sebbene sia normale trovare delle difficoltà sul proprio cammino, egli riuscirà a superarle.
Questo viene rinforzato anche dalla frase conclusiva di ogni favola: "e vissero tutti felici e contenti" assicura il bambino sia sul lieto fine (della storia e della sua vita) sia sul fatto che egli non rimarrà mai solo. Pensate ad esempio alla favola di Hansel e Gretel: essa permette di far sperimentare il sentimento di solitudine (i due protagonisti che si perdono) e che può accadere nella vita di tutti i giorni.
Ci si sente perduti e senza via d'uscita. Poi, come nella fiaba in cui i due protagonisti superano il difficile momento con le prorie forze (sconfiggono la strega e tornano a casa), così anche nella realtà si ha la speranza del lieto fine.
Questo elemento è tanto importante nel bambino, quanto nell'adulto in un momento della vita negativo, come può essere ad esempio dover affrontare la fine di una storia d'amore o un lutto.
Si ritorna quindi al discorso della valenza terapeutica della fiaba.

Vediamo ora perchè è tanto importante una fiaba per il bambino:

 

  • Come le fantasie, la storia inizia in maniera realistica: una madre dice di andare dalla nonna (Cappuccetto Rosso), una famiglia povera (Hans e Gretel) ed il bambino è stimolato da queste situazioni, ricercando quella che maggiormente si avvicina a lui, comprendendo il perché accadono alcune cose e come risolverle.
  • Allo stesso tempo la storia non parte dalla realtà fisica del bambino (sedere in mezzo alla cenere come Cenerentola o rimanere nel bosco come Hans e Gretel) perché sarebbe insopportabile e la fiaba ha al contrario la funzione di confortare.
  • La fiaba aiuta il bambino nello sviluppo di una propria identità, suggerendone i passaggi fondamentali. In linea generale il messaggio che trasmette è che la vita è gratificante, sebbene gli ostacoli siano tanti, ma importante è superarli.
  • La possibilità di due personaggi opposti nella fiaba (buoni e cattivi) permette al bambino da un lato di conservare l’immagine di una madre buona anche  se in realtà non lo è e dall’altro, di non alienarsi dalle sue grazie, madre non matrigna.
  • Dopo i cinque anni le fiabe diventano importantissime. L'utilità per il bambino nell'ascoltare fiabe coinvolge vari aspetti: intellettivo, relazionale e morale. Il bambino prova piacere ad ascoltare la voce dell'adulto ed inoltre, facendo parlare i sentimenti, viene interrotta la rigidità generazionale. Per ciò che concerne l'etica, a 6-7 anni si inizia a strutturare il Super-Io. Il portatore della morale è il protagonista della fiaba con il quale il bambino si identifica.
  • Le fiabe rispecchiano l'immagine interiore che il bambino ha di se stesso, cosi ora emerge l'ansia dell'abbandono (Hansel e Gretel) o il complesso edipico (Biancaneve) o la rivalità fraterna (Cenerentola).
  • Ascoltando il racconto di una fiaba, si  contribuisce a sviluppare nel bambino la capacità di ascoltare l’altro nella vita di tutti i giorni. Come possiamo raccontare una fiaba in modo che essa risulti "utile" per lo sviluppo del bambino? Bettheleim consiglia di raccontarla più che leggerla, affermando che le storie illustrate  lasciano poco spazio all’immaginazione del bambino su come egli stesso possa rappresentarsi il racconto ascoltato. Pensiamo ad esempio ai diversi modi con cui può essere immaginato un lupo…
  • Allo stesso tempo per raccontare senza leggere, anche l’adulto deve utilizzare la fantasia, lasciarsi trasportare, trasmettendo al bambino l’empatia e il sentirsi coinvolto.

Si crea quindi un importante punto di incontro tra l'adulto-genitore e il bambino-figlio in cui l'emozioni circolano liberamente e l'atmosfera diventa magica. Abbiamo detto che ogni fiaba insegna qualcosa alla persona, ancora di più al bambino. E' facile quindi domandarsi: Quale fiaba devo raccontare al bambino? Non possiamo sapere a quale età è importante una determinata storia, possiamo tentare iniziando a raccontare la storia che ci sta più a cuore adesso o quando si era piccoli: se al bambino non interessa, significa che i temi affrontati da quella fiaba non sono significativi per lui in quel dato momento. Questo è l'lemento più importante. Bisogna ascoltare i bisogni del bambino. La richiesta di sentire la stessa storia, significa quanto questa sia importante per lui in quel momento. Ad un certo punto, una volta preso tutto ciò che la favola può offrirgli, oppue nel momento in cui i problemi che l’hanno reso recettivo ad essa sono superati, richiederà una seconda fiaba. E’ importante seguire l’interesse del bambino, non guidarlo. Per lui è fondamentale non solo che il genitore si appassioni a ciò che racconta (come se la favola preferita fosse di entrambi), ma anche che i suoi intimi pensieri siano ignoti al genitore finchè lui stesso non voglia esplicitarli. In questo senso è importante:

 

 

  • non interpretare i suoi bisogni, ma lasciarsi guidare da lui stesso
  • non spiegare la storia, ognuno trae il suo significato a seconda della personalità e del momento di vita
  • non deve mai essere rivelato al bambino il motivo per cui gli piace la fiaba. Il significato dei simboli della fiaba nella realtà della sua vita deve rimanere segreto.

 

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