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SchoolLe innovazioni introdotte dall’avvio della Riforma dei Cicli Scolastici, attuata dal Ministro dell’Istruzione Letizia Moratti, introducono nel sistema formativo italiano molteplici cambiamenti che coinvolgono sia il ruolo dello Stato all’interno della scuola,  sia l’autonomia di scelta di ogni singolo discente.

Per capire infatti la riforma, bisogna risalire, oltre ad innumerevoli novità promosse dalla Comunità Europea,  alla riforma del Titolo V della Costituzione, modificato dalla Legge Costituzionale n. 3 del 18-10-2001 che attribuisce alle Regioni ed alle Province autonome competenze esclusive in materia di istruzione e formazione professionale. Tale norma supera la tradizionale distinzione tra “scuola” e “istruzione artigiana e professionale”, proponendo una nuova classificazione dell’offerta formativa, definita sotto due entità:

  1. L’istruzione

Corrisponde all’istruzione inferiore (obbligatoria) ed alla componente non professionalizzante dell’istruzione superiore

  1. L’istruzione e la formazione professionale

Corrisponde agli Istituti Tecnici, Professionali, ma anche Centri di Formazione Professionale Regionale. In tal senso, la riforma ridisegna l’intero sistema di offerta formativa, non più basato sulla centralità del concetto di scuola, bensì sul “criterio che sottende il carattere dei percorsi”; si presentano quindi due possibili tipologie di percorsi: il primo è l’istruzione che dovrebbe fornire allo studente una visione culturale generale, da completare con gli studi universitari e di formazione superiore. Un secondo carattere è invece quello “professionalizzante” che dovrebbe dotare gli individui delle competenze necessarie per inserirsi nel mercato del lavoro.   Tale impostazione trova una base legiferativa attraverso la Legge 53/2003 (“Norme Generali sull’Istruzione e livelli essenziali delle prestazioni in materia di Istruzione e Formazione Professionale”). Un concetto fondamentale nella Riforma dei Cicli Scolastici è l’introduzione del concetto di diritto e dovere formativo fino ai diciotto anni, promulgato recentemente da un decreto attuativo che supera il concetto di obbligo scolastico e di obbligo formativo. Il diritto-dovere è anche uno dei nodi maggiormente criticati in quanto, in giurisprudenza, il concetto di dovere è più debole in confronto a quello di obbligo; rispetto all’attuale obbligo formativo fino ai quindici anni, questa norma piuttosto che innalzare l’età scolare, permetterebbe una fuoriuscita degli studenti già al termine delle odierne scuole medie.

I nuovi Cicli Scolastici

Il nuovo assetto scolastico dovrebbe prevedere: &  La scuola dell’infanzia, in sostituzione dell’attuale scuola materna    Il primo ciclo scolastico,comprendente: 1.  la scuola primaria (cinque anni) 2.la scuola secondaria di primo grado (tre anni) Esso sostituirebbe la scuola elementare e la scuola media, eliminando  gli esami di quinta elementare e mantenendo un unico esame di stato, al termine di tale ciclo. &   Il secondo ciclo scolastico, comprendente: 1.  Il sistema dei licei che prevede un percorso di cinque anni, costituito da due bienni ed un quinto anno dedicato all’approfondimento disciplinare ed un Esame di Stato conclusivo. Con il possesso di diploma di scuola superiore secondaria, si ha l’accesso all’Università e all’Alta Formazione artistica e musicale. 2.Il sistema dell’Istruzione e della Formazione Professionale, alternativo ai licei, prevede una durata minima di tre anni, alla fine dei quali si ottiene una qualifica triennale che da la possibilità di adempiere al diritto/dovere all’obbligo formativo fino ai diciotto anni; frequentando un quarto anno si ottiene un diploma di formazione, riferito alla figura del Tecnico e può prevedere un percorso unico o, come descritto, un cammino progressivo con un anno di formazione oltre la qualifica. Si ha inoltre la possibilità, previa frequenza di un quinto anno scolastico, di sostenere l’Esame di Stato per l’accesso all’Università e all’Alta Formazione artistica e musicale. Allo stesso tempo è possibile cambiare indirizzo e passare da un sistema all’altro (Licei, formazione professionale), con la frequenza di apposite iniziative didattiche.  Gli studenti che abbiano compiuto 15 anni nell’esercizio del diritto/dovere hanno la possibilità  di svolgere la formazione fino ai 18 anni attraverso l’alternanza di studio e lavoro usufruendo della riforma dei contratti di apprendistato. I percorsi di alternanza scuola/lavoro sono progettati, attuati e verificati sotto la responsabilità dell’istituzione scolastica e formativa sulla base di apposite convenzioni prese con le associazioni di rappresentanza, con le imprese e gli enti pubblici e privati. La riforma dell’apprendistato è una delle norme più criticate in quanto, viene da molti indicata come regolarizzazione dello sfruttamento del lavoro minorile, creando manovalanza a basso costo e lavoratori per nulla formati, ma inquadrati fin da giovane età all’asservimento lavorativo. &   Istruzione e formazione superiore: che comprende l’università (lauree  e lauree specialistiche) e i percorsi di Istruzione e Formazione Tecnica Superiore ( gli IFTS introdotti in Italia nel 1999 sono articolati in percorsi che hanno l’obiettivo di far raggiungere ai giovani e agli adulti occupati e non, un livello culturale elevato e una formazione tecnica e professionale approfondita). Le varie tappe della riforma, i decreti attuativi, e tutta la documentazione necessaria all’approfondimento dell’argomento sono scaricabili all’interno del sito del MIUR (www.miur.it); all’indirizzo  http://www.istruzione.it/mpi/progettoscuola/allegati/nuovi_ordin03.pdf, è possibile invece visionare uno schema sintetico della riforma e del nuovo assetto dei cicli scolastici sopra descritto.

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