Scuola come microcosmo.E palestra. E teatro. E’ risaputo – si diventa se stessi in un processo, un divenire che forse non si conclude mai, ma che cresce soprattutto lì, fra i banchi, fra i coetanei, con gli insegnanti.L’identità è un’entità fragile, che soprattutto in età precoce si plasma e si delinea. E nell’interazione, nell’incontro, nell’apprendimento delle aule, semplicemente, si cresce. Che poi semplice non è.

In questo periodo si discute molto, della peculiarità del nostro sistema scolastico, la sua capacità d’essere, la sua capacità di salvaguardia – il fenomeno del bullismo. Eppure, avviene di rado che si consulti, letteralmente consulti, i diretti interessati. Come fossero attori secondari, che esistono solo nella parole di professori, genitori, psicologi. Per una volta, invece, si vuole chiedere a un giovanissimo, un alunno, come esperisce questo momento, questo lunghissimo ponte che va dall’infanzia all’età pressochè adulta. Ovvio, si tratta di un singolo : non fa media nè statistica, ma lascia lo spessore umano di un dipinto.

Mirko è in seconda media, ha dodici anni, studia nella periferia di Milano – territorio difficile, ai piedi della città eppure ai margini della più tranquilla provincia.

Si presta volentieri alle mie domande, lo fanno sentire importante, parte attiva della propria vita.

“E’ stato difficile passare dalle elementari a dove sono”, dice.

E non solo per lui.

Estremamente sensibile, molto critico, nel parlare non si permette di solito di generalizzare.

Ma qui specifica che sì, è una metamorfosi difficile per chiunque – dall’ovattato sistema in cui pochi maestri ti seguono, a un aumentare di materie, e insegnanti, e programmi più complessi.

“Ti danno molti compiti da fare in poco tempo”, come se la giornata non bastasse, un senso di inadeguatezza e dovere che arriva all’improvviso.

Non che siano annotazioni originali o applicabili esclusivamente a questa generazione, ma  pare di percepire una sempre maggiore suscettibilità alla competizione, al sentirsi all’altezza di – che forse è un senso di inadeguatezza diffuso (elevati gli standard che si richiedono).

“All’inizio non conoscevo molte persone, ma almeno avevo dei miei vecchi compagni che ho ritrovato”, continua.

E mostra una capacità di analizzare la situazione assai diversa da quanto vogliono i luoghi comuni sui bambini di adesso :
“Talvolta ho avuto l’impressione di essere ‘preso di mira’ da un insegnante, ma poi comprendevo che dipendeva da me, dal fatto che magari non studiavo abbastanza. Ci sono anche i professori severi, ma se mostri di impegnarti, sono giusti. Io credo che dipenda anche da noi, il loro atteggiamento nei nostri confronti”.

E poi, ci sono anche gli adulti che sanno scherzare, o alleggerire l’atmosfera.

E il bullismo?

C’è. Lui lo sa, anche se non capita direttamente nel suo nucleo.

E se lo ricorda dalle elementari, quando avvenivano furti nelle cartelle.

“Sono codardi, i bulli, quando sono da soli. Si fanno forti solo in gruppo”.

E lo dice sicuro, perchè, a quanto pare, se ne discute, durante le lezioni, coi ‘grandi’.

“La mia classe è una di quelle in cui l’ambiente è migliore, ma so che nella mia scuola controllano bene perchè in passato ci sono stati dei problemi. Anche durante l’intervallo stanno attenti, i professori ti chiedono se tutto sia a posto, sia lì tra loro che a casa”.

Anche coi genitori si discute di quello che si fa, anche se il tempo è poco – e poi si è in un’età in cui non si ama dire proprio tutto.

Mirko gioca a calcio, è un portiere, e vorrebbe un cane per Natale – magari un setter.

Desideri usuali, sani, spontanei.

Non trovo in queso dialogo, quella mancanza di valore e valori, quella superficialità e non rispetto di cui si parla.

Si sente seguito, protetto :
”Ti chiedono sempre come stai, a scuola”.

Il fenomeno del bullismo si staglia netto, come questione da affrontare spontaneamente.

Sono ragazzini abituati all’argomento.

E il disagio, quell’insieme di sintomi che caratterizzano le vittime del bullismo (si arriva sino a sintomi fisici e veri propri danni psicologici difficili poi da superare) divengono ormai noti ai responsabili scolastici, in questo caso, magari, proprio perchè si tratta di un istituto in una zona ‘calda’.

Sfogliando internet, comunque, ho trovato, in tema, un sito particolarmente utile e interessante che tratta con attenzione e pienezza le situazioni a rischio : www.bullismo.com,  che comprende molte chiarificazioni, supporto, esperienze, e quanto possa essere utile per trattare un problema che ci appare nuovo e in ascesa, quando invece risale a tempi remoti, forse solo più nascosti.

E proprio in questa web page si trova anche un interessante sezione che si dedica a ricostruire, per esempio, gli effetti psicopatologici che il bullismo può avere su di una sua vittima (rifacendosi al DMS IV) :

- Disturbo dell’adattamento (DA) 
- Disturbo acuto da stress (DAS) 
- Disturbo post-traumatico da stress (DPTS) 
- Disturbi dell’umore orientati prevalentemente verso un quadro di Disturbo depressivo maggiore
Disturbi di personalità
-
Disturbi somatoformi
- Disturbi del comportamento alimentare
- Disturbi correlati a sostanze
-
Disturbi d’ansia comprendenti il Disturbo di panico (DAP) con e senza agorafobia 
- Disturbo d’ansia generalizzato (DAG)
-
Disturbi fittizi che raggruppano persone che mostrano i più svariati sintomi perché hanno bisogno di sentirsi malate
- Disturbi da simulazione che raggruppano persone che in determinate circostanze esterne per ottenere un vantaggio fingono i più diversi sintomi e/o malattie.”

Un elenco senza dubbio inquietante, che evidenzia come non si stia dando attenzione eccessivamente a una ‘moda del momento’, ma semplicemente si stia portando alla luce un malessere specifico in un periodo di suo particolare vigore.

Mirko non fa fortunatamente parte della suddetta realtà, ma trova giustificato il nostro curiosare, il nostro interessarci :
“Nella mia scuola di prima, certi professori diventavano intrattabili per il comportamento di alcuni studenti”.
Poi se ne va, con la madre, sperando sempre in un cagnolino, per le feste : “Lo curo io, mamma!”.
Certe cose non cambiano mai.

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