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L’amplificazione è una tecnica psicodrammatica che mira ad accentuare nel protagonista una specifica emozione (collera, gioia, invidia, noia, odio, vergogna…), in modo da farla emergere e distinguere in un contesto emozionale che appariva opaco e indifferenziato. Esistono due differenti modalità di utilizzo dell’amplificazione: la prima consiste nel accentuare un’emozione già emersa nel protagonista, la seconda invece, consiste nell’amplificare stimoli esterni in grado di provocare l’emozione attesa.
La concretizzazione è una tecnica psicodrammatica con la quale il protagonista rende percepibile in un mondo fisico esterno ciò che egli prova dentro di sé. L’esteriorizzazione dei propri sentimenti, gli permette di trattare e non di subire. Rientra nella tecnica della concretizzazione anche l’uso della postura, cioè di una particolare collocazione nello spazio, che permette al protagonista di esprimere il suo sentire in modo plastico.
La costruzione della scena ha lo scopo di immergere il protagonista in una situazione che lo coinvolga al massimo sul piano percettivo e motorio. Il direttore ha il compito di aiutare il protagonista a farsi coinvolgere in maniera ottimale nella scena. Lo può invitare a muoversi ampiamente nello spazio, può far usare un certo oggetto, può far ripetere una sequenza di movimenti, può chiedere di ripetere alcune azioni al rallentatore. Il materiale per la costruzione della scena è costituito da oggetti che, per forma e per funzione si prestano ad usi diversi. E’ importante anche il disfare la scena terminata la sessione di psicodramma in modo da rendere tangibile questo momento finale: rimettendo a posto i singoli oggetti, il protagonista si toglie dall’atmosfera emotiva in cui era precedentemente immerso liberandosi dai sentimenti dominanti per prepararsi ad affrontare in maniera mentalmente più libera e disponibile, una situazione diversa.
Il doppio consiste nel “dar voce” a ciò che il protagonista non riesce a dire per i motivi più diversi: timidezza, vergogna, inibizione, angoscia, senso di colpa, educazione, non coscienza. Un membro dell’uditorio gioca il ruolo di “doppio” vivendo un intenso sentimento di identificazione con il protagonista e offrendosi a fungere da “alter-ego” esprimendo ad alta voce pensieri, desideri, sentimenti che questi non riesce ad esprimere verbalmente. Il membro dell’uditorio che desidera intervenire come doppio lo segnala al direttore con un gesto; e questi, se lo ritiene opportuno chiede il consenso al protagonista e dà via libera al doppio.
La tecnica della fotografia consiste nel mostrare psicodrammaticamente un momento della propria vita riproducendo fedelmente sulla scena il contenuto di una fotografia appartenente al proprio album di ricordi.
L’intervista è la modalità tipica iniziale di una sessione di psicodramma. L’intervista permette di far esplicitare alcuni contenuti mentali del protagonista (immagini, pensieri, desideri, affetti…) che si prestano ad essere trasformati in rappresentazione scenica. Lo scopo dell’intervista è quello di far emergere rapidamente un ricordo, un desiderio, un simbolo, una metafora, un’immagine su cui fondare la scena psicodrammatica.
L’inversione di ruolo è la tecnica centrale dello psicodramma. Essa consiste nel far sì che una persona (membro del gruppo, protagonista) assuma per un certo tempo il ruolo di un “altro”. Questo “altro” è di solito una persona reale, ma può anche essere la personificazione di un oggetto, di un’idea, di una fantasia, di un simbolo, di una parte di sé.
La tecnica della presentazione si realizza solitamente nei momenti precedenti l’avvio di una scena e costituisce la modalità utilizzata per conoscere quegli aspetti di una persona che concorreranno allo sviluppo dell’azione. Il direttore inizia lo psicodramma invitando il protagonista a presentare gli aspetti di sé che stanno per entrare in gioco nella situazione che si va costruendo sul palcoscenico. In un secondo tempo si presenteranno gli altri personaggi.
La proiezione nel futuro consiste nel mostrare sul palcoscenico la trasposizione nell’avvenire di elementi emergenti dalla sua attualità. Il protagonista può proiettarsi in un futuro immediato (domani o fra una settimana), o prossimo (fra qualche mese o anno) o remoto (nella vecchiaia).
La sedia ausiliaria viene utilizzata appunto, come elemento “ausiliario” per il protagonista per sviluppare la sua azione psicodrammatica. La sedia occupa uno spazio ben definito sul palcoscenico ed è uno spazio che va riempito: da un interlocutore immaginario o dallo stesso protagonista, nel primo caso si parla di sedia vuota, nel secondo di sedia alta. La sedia vuota si utilizza quando il protagonista deve dire delle cose ad un altro che egli immagina occupare lo spazio offerto dalla sedia, la sedia alta si colloca sopra un tavolo, su questa sedia si siede il protagonista in modo che possa  provare un rapporto “dall’alto in basso” con persone che nella realtà vive come “superiori” e “al di sopra”.
La sociometria è l’insieme delle tecniche che rendono rappresentabili le forze d’attrazione (tele positivo) e quelle di rifiuto (tele negativo) intercorrenti fra i membri del gruppo. La sociometria si può dividere in sociometria grafica e sociometria d’azione. La sociometria grafica porta alla costruzione di sociogrammi cioè di diagrammi in cui appaiono quantificate le forze di attrazione e di rifiuto e le situazioni d’indifferenza presenti in un certo momento nel gruppo. La sociometria d’azione rende rappresentabile la struttura dei rapporti sociali in un gruppo ricorrendo alle tecniche psicodrammatiche.
Il soliloquio è il metodo psicodrammatico  in cui il protagonista esprime quello che la memoria gli riporta alla mente “mostrandolo” sulla scena in modo tale da trasformare il contenuto del ricordo in realtà attuale. Nel soliloquio il protagonista parla a voce alta come se si rivolgesse a se stesso.
La sospensione della risposta consiste nell’applicare una regola per cui una persona dà un messaggio ad un’altra, mentre quest’altra non può replicare nell’immediato. Questa sospensione funge da ‘cuscinetto temporale’ fra i due messaggi. Durante questo tempo-cuscinetto colui che ha ricevuto il messaggio, invece di esprimere la sua risposta riflette, in modo da dare un senso più ponderato allo stimolo ricevuto.

 

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