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L’Io dell’attore e la sua creatività spontanea , o meglio la spontaneità della sua creazione, lo avevano costretto ad affinare un metodo di addestramento alla spontaneità: se l’attore deve affrontare il pubblico senza nessun appiglio già deciso, fissato, imparato a memoria, deve per forza fare affidamento solo su se stesso, ecco perché la pratica del teatro della sincerità cerca una particolare concentrazione, uno stato, diciamo così, in cui siano coinvolti il corpo, la psiche, l’intelligenza, lo spirito, la totalità dell’io. Non si tratta solo di un rilassamento, di uno svuotamento dalle tensioni fisiche e psichiche, perché è richiesta oltre a questo una disposizione, un’apertura totale agli stimoli esterni e interni più diversi (l’intuizione è uno di questi), si dice infatti che è una pratica teatrale del momento, nel senso che tutto è deciso hic et nunc e soprattutto cambia in tempo reale. Non si intende bene il metodo di Moreno senza tener presente che la ricerca della sincerità deve essere superata da quella della creazione, c’è la presenza di una continua tensione positiva verso la creatività perché è questa che coinvolge la persona e la spinge a superarsi ( laddove la sincerità può rivelarsi una pratica ascetica ma pericolosa, introiettiva piuttosto che il suo contrario). E’ importante notare che sarà la creatività dell’attore a spingere il pubblico a superare un mero stato di coscienza passiva, per diventare anch’esso coscienza attiva e creatrice: Moreno teorizza l’esistenza di un gruppo di spettatori attivi, che possono anche soltanto fungere da critici dell’azione, ma dopo diventeranno nella pratica del teatro terapeutico gli io-ausiliari del protagonista, all’insegna di un’idea di dramma del conflitto che coinvolge principalmente il pubblico. Il desiderio di co-recitare e inter-recitare nasce infatti da questo particolare coinvolgimento del pubblico, mentre nel teatro classico gli spettatori si limitano a guardare e ascoltare in silenzio: co-recitare è inter-recitare vuol dire non soltanto recitare insieme a un gruppo ma soprattutto stabilire dei legami invisibili di intesa, un feeling, un’empatia che Moreno chiama tecnicamente ‘tele’ ed in effetti può essere esemplificata in parte nella pratica dell’ascolto e dell’aiuto che usano gli attori soprattutto quando improvvisano, più è alto il grado di ascolto tra l’uno e l’altro più si potranno risolvere gli impasse recitativi o qualsiasi altro tipo di problema ( lo strappo di un vestito, un errore, ecc.) intervenendo con un’invenzione in aiuto di chi ha sbagliato o si trova in difficoltà. Questo indica perciò quanto l’allenamento alla spontaneità nel porsi all’interno di una situazione, immedesimarsi, eseguirla nei particolari, creare all’interno sfumature nei ruoli e nello svolgimento, sono da considerare non tanto come training  personale ma di gruppo, con forti impronte cooperative.

 

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