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A tale proposito, credo sia importante rammentare alcuni risultati ottenuti attraverso studi specifici sull’argomento. Da tali studi emerge che dall’uso di cocaina durante la gravidanza possono presentarsi le seguenti conseguenze:
Ø     nascita di un feto morto;
Ø     emorragia;
Ø     aborto;
Ø     parto pre-termine, ecc.  

Per addentrarci ancor più nello specifico, possiamo trattare i risultati ottenuti da altre ricerche inerenti a tale fenomeno, ed ai mutamenti che le sostanze psicotrope possono generare nel corso della gestazione. In particolare, da questi ultimi emerge che la cocaina può superare la barriera placentare ammassandosi nei tessuti fetali. Essa inoltre, può anche esercitare un'azione vasocostrittrice a livello dell'arteria ombelicale, riducendo il flusso sanguigno e provocando ipossia fetale. Inoltre, sembra che, i neonati di madri che hanno assunto cocaina durante la gravidanza presentano, alla nascita, un peso minore e una più piccola circonferenza cranica rispetto ai bambini che non sono stati sottoposti all’uso di cocaina durante la gravidanza. Queste differenze sono state in parte attribuite ad una più alta incidenza di parti prematuri. Per di più, questi bambini, a causa di tali caratteristiche, hanno molta più probabilità di morire dopo il primo mese rispetto ai bambini che non sono stati esposti alla cocaina in gravidanza. Essi sono anche sottoposti ad un maggiore rischio di sviluppare “insufficienze” a lungo termine come ritardo mentale e paralisi cerebrale, danno al cervello irreversibile o attacco cardiaco.

Sono state condotte diverse ricerche degne di attenzione anche rispetto al comportamento del feto, in condizioni di controllo, e dopo l’assunzione di cocaina da parte delle madri, lavorando attraverso metodi non invasivi come, ad esempio, l'ecografia. Questi studi hanno permesso di osservare come, nel caso in cui la madre assuma della cocaina, nel feto si verifichino un maggior numero di movimenti, una maggior eccitabilità, e la presenza di "scatti". Questo risulta evidente a prescindere dalla quantità di cocaina assunta, e dal tempo frapposto tra l'assunzione e l'ecografia.

Inoltre, sono stati condotti altri studi volti a comprendere quanto l'esposizione del feto alla cocaina possa causare in seguito alla nascita dei disturbi neuro-comportamentali nei bambini. Da tali studi sono emersi dei risultati difficoltosi da interpretare. In genere, però, si è registrata nei neonati una ridotta capacità di interesse, una minore capacità di dare delle risposte agli imput in maniera conveniente, una maggiore irritabilità, ed una diminuzione dei riflessi.

Inoltre, da alcuni studi longitudinali volti a determinare possibili disturbi cognitivi in questi neonati, è emersa la presenza di cambiamenti del linguaggio, e del quoziente intellettivo (Q.I.). Sono state  individuate anche delle trasformazioni del comportamento, come ad esempio: 
Ø     A 3 o a 6 mesi bambini sembrano essere maggiormente irritabili;
Ø     Tra il 1° e il 2° anno essi mostrano dei disturbi dell'attenzione;
Ø     Tra i 4 e i 5 anni si evince una rilevante impulsività ed un’inferiore capacità attentiva.

Sembra inoltre, che tutte le alterazioni presenti nel comportamento dei neonati, causate dalla somministrazione di cocaina, siano alquanto ingannevoli e che, nello stesso tempo, abbiano bisogno di procedimenti sensibili per poter essere evidenziate. Rispetto a ciò, sono state fatte anche sperimentazioni su animali, i cui risultati sembrano incrociarsi con i dati pertinenti alla letteratura clinica. La ricerca sperimentale sembra far coincidere come notevoli responsabili di questi effetti sul comportamento, e sullo sviluppo del S.N.C., i sistemi dopaminergici. Sembra, infatti, che la cocaina, somministrata cronicamente nell'animale adulto, determini una sensibilizzazione del sistema dopaminergico, inducendo una "down-regulation" se somministrata in fasi ontogenetiche premature. Questo mostra che l'abuso di cocaina determina, a livello delle vie dopaminergiche, dei processi molecolari precisi in rapporto al caratteristico periodo di somministrazione. L'esposizione in utero alla cocaina riduce, infatti, l’efficienza dei sistemi di trasduzione del segnale a carico del recettore D1 congiunto alla proteina G di tipo stimolatorio. Questa mutazione induce degli eventi biochimici che possono influenzare lo sviluppo e l’attività dei neuroni dopaminergici in aree cerebrali coinvolte nella regolazione dei comportamenti influenzati da somministrazione prenatale di cocaina.

Bisogna inoltre ricordare che, mentre per le madri gli effetti euforici della droga durano solamente intorno ai 20 minuti, per il feto, che si sta sviluppando, la cocaina rimane nel suo sistema per più di due settimane. Infatti, nell’utero, l’embrione è spesso ri-esposto alla sostanza, in quanto la cocaina non passa attraverso la placenta alla madre, ma rimane nel liquido amniotico.

Dalle ricerche è emerso, inoltre, che i bambini esposti alla cocaina durante il periodo della gestazione tendono ad essere maggiormente predisposti al pianto rispetto ai bambini che sono stati protetti da queste sostanze. Inoltre, questi bambini sono anche meno facilmente rassicurabili dagli adulti rispetto agli altri. Per di più, essi, quando vengono presi in braccio sono soliti inarcare la schiena quasi a voler prendere le distanze da chi li ha presi in braccio.

Sulla base di tutti i comportamenti sopra esposti, gli esperti hanno notato che questi, in genere, possono interferire proprio con la relazione genitore-figlio. Infatti, ad esempio, quando questi bambini vengono presi in braccio, essi tendono ad inarcare la schiena al fine di allontanarsi dall’adulto che lo ha preso in braccio.

 

 

 

 

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