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adlerLa visione della vita non fine a se stessa rende molto attuali gli studi di Alfred Adler che considera di notevole valenza formativa i “sentimenti vitali”. Dalla nascita fino all’età adulta l’individuo realizza le sue aspirazioni confrontandosi con i suoi simili e da essi traendo insegnamenti utili per la crescita personale. La dimensione biopsichica e sociale dell’individuo rappresentano le strade parallele da percorrere per conseguire sia il benessere personale che una efficace integrazione e cooperazione nell’ambito della vita comunitaria.

Per parlare di uno scienziato, uno psicologo o uno studioso in generale bisogna inquadrare la sua produzione nel contesto storico in cui egli vive e opera. Alfred Adler nasce a Vienna nel 1870 da una famiglia israelita e si laurea in medicina nel 1895. Egli fu uno dei primi seguaci di Freud con cui, assieme ad altri psicologi, fondò la Società di Psicoanalisi. L’infanzia di Adler fu difficile a causa di vari problemi di salute che avevano provato il suo fisico, già dalla nascita gracile per costituzione. Sicuramente su questi presupposti si innesta il suo pensiero che vede nell’unità biopsichica del corpo e della mente tutte le possibili influenze che possono determinare la normalità o la patologia. Egli fu per questo considerato quasi un precursore della medicina psicosomatica che definisce l’individuo un sistema energetico in cui ogni parte contribuisce a determinare l’equilibrio del tutto. “L’individuo rappresenta un tutto unificato per cui ogni parte coopera per il raggiungimento della mèta comune”. In queste parole di Adler scopriamo anche la visione finalistica di quella che lo stesso psicologo chiama “il significato della vita”. Il “fine ultimo” e lo “stile di vita”  costituiscono due parametri di riferimento per mezzo dei quali l’uomo realizza le sue aspirazioni. Per poter definire e comprendere lo stile di vita individuale è necessario  risalire alle origini, cioè alla nascita, quando, secondo Adler, ognuno rappresenta la tessera di un mosaico che è la sua “ costellazione familiare”, cioè un contesto sociale in cui ogni membro ha una sua specifica definizione e valenza. In questo suo primo ambiente di vita si delineano gli orientamenti futuri  dello stile di vita dell’individuo adulto e si sviluppano i “ sentimenti di inferiorità o superiorità”. Questi sentimenti sono il barometro della normalità o patologia perché evidenziano le condizioni in cui avvengono i diversi adattamenti dell’individuo al contesto sociale in cui vive. Nella famiglia e in seguito nella scuola e nel lavoro il sentimento di inferiorità genera conflitti e aspirazioni che rappresentano meccanismi di compensazione con risvolti positivi o negativi. La personalità sana è quella che accetta come norme ideali quelle che vedono il benessere dell’individuo in armonia con gli interessi degli altri e della collettività. Il nevrotico invece elabora una sua norma ideale di comportamento che è esclusivamente egoistica e tende ad affermare sentimenti di aggressività e di dominio sugli altri. I “compiti vitali” per Adler  sono i sentimenti di relazione positivi che si instaurano nell’amicizia, nell’amore e nel lavoro. La visione finalistica del “significato della vita” pervade tutta l’opera di Adler, forse condizionato anche dagli studi darwiniani che in quel periodo si affacciavano sullo scenario della cultura dell’epoca. I nuclei tematici più interessanti che lo psicologo affronta sono quelli del “sentimento sociale” e dello “spirito di cooperazione”. E’ importante ricordare che Adler scrisse nel 1989 un testo importante che rappresenta la prima opera di medicina sociale “Indagine sulla salute dei sarti”. In questa monografia lo psicologo mostra il suo preciso orientamento e interesse per le condizioni sociali delle classi più deboli individuando nel contesto fisico di lavoro le condizioni per il manifestarsi delle malattie. Le funzioni organiche e psichiche possono svilupparsi in modo sano solo se implicano il “ sentimento sociale”. A tale proposito gli studi di Adler sulla famiglia e sulla scuola come ambienti di vita in cui si sviluppano e consolidano i rapporti interpersonali ci fa scoprire l’importanza di una corretta educazione. In un clima positivo “l’incoraggiamento” dell’educatore verso gli alunni può favorire la crescita equilibrata del bambino determinando lo sviluppo adeguato delle sue capacità ed attitudini. In questa ottica il significato vero del termine educazione ( exducere = portare fuori) trova una perfetta rispondenza con le parole dello psicologo : “Le maggiori difficoltà nell’istruzione non sono rappresentate dai limiti del bambino ma da quelli che egli crede siano i suoi limiti”. Compito dell’adulto, del genitore, dell’insegnante è quello di intervenire modificando, se necessario, i comportamenti del “bambino viziato” con interventi individualizzati in cui il programma prevede una condivisione degli obiettivi comuni da raggiungere, sia con lo stesso alunno che con la famiglia.

Adler, fondatore della psicologia individuale ( 1911) si distaccò dalle teorie di Freud per dare un senso più ampio alla vita e al suo significato. L’evoluzione della società è il riflesso dell’evoluzione umana così come egli stesso afferma : “Dobbiamo essere noi artefici della nostra vita, questo è il nostro compito e noi siamo in grado di affrontarlo. Noi siamo padroni delle nostre azioni e se c’è da fare qualcosa di nuovo o da sostituire qualcosa di vecchio nessuno deve farlo al nostro posto. Se si affronta la vita in questo modo, come una cooperazione di esseri umani indipendenti, noi non vediamo limiti che possono essere posti al progresso della società umana.”

Bibliografia:

“Cosa la vita dovrebbe significare per voi” – A. Adler
“La psicologia individuale nella scuola” – A. Adler
“Psicologia dell’educazione” – A. Adler
“Psicologia del bambino difficile”- A. Adler

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