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{tab=Recensione}
locandinaL’urlo del Giaguaro - o “Quasi”. Così potremmo rintitolare l’ultima opera, al solito estremamente discussa, di Mel Gibson, che firma una regia imponente, evidentemente nostalgica del fu Braveheart (qui in veste Maya). Di nuovo, ci troviamo davanti ad una straziante epopea corale di uomini in lotta fra di loro, immersi in un mondo mitico perduto. E’ la pars destruens di ogni mito genealogico, la narrazione cruenta della cacciata dal paradiso perduto: il meraviglioso Rudy Youngblood (alias Zampa di Giaguaro) corre a perdifiato inseguito da potenze oscure ed ombre minacciose (guerrieri, belve, serpenti, semidei…) per tutto il film, alla ricerca di un “nuovo inizio”, senza fermarsi mai, se non di fronte al vero terrore: l’avanzata dei colonizzatori europei (denuncia quasi rousseauiana alla violenza della civilizzazione). Tutto per mantenere viva una promessa fatta al padre: “La paura è una malattia. Rimuovila dal tuo cuore”. Aforismi di saggezza antica stridono con sgozzamenti e morti sanguinose, in una provocatoria esaltazione della ferocia degli uomini, che arriva a spaventare più delle fiere selvagge. Malgrado tutti i polveroni moralisti che sono stati sollevati, si tratta di un film d’azione avvincente e ben riuscito, che inchioda lo spettatore alla sedia costringendolo ad un clima di pura tensione continua, in una spirale di morti lancinanti e vendette decise dal destino. La recitazione sublime di corpi mobili fa perdonare il mancato tocco poetico alla Malick (vd. The New World), grazie ad interpretazioni più che credibili di veri indigeni che sanno muoversi al meglio nei meandri della foresta tropicale. La squadra tecnica vanta nomi illustri, dal direttore della fotografia di “Balla coi lupi” Semler al montatore Wright (The passion of Christ), al compositore Horner (Titanic, A beautiful mind), fino ai make up designer italiani Soldano e Signoretti (Moulin Rouge, Troy, Gangs of NY). Peccato solo per il gran finale – del tutto assente - ma tanto l’apice dell’emozione si era già toccato con la scena amniotica del parto in acqua.

vota_star_40
{tab=Scheda tecnica}
Regista: Mel Gibson
Anno di produzione: 2006
Produzione: USA
Durata: 140  minuti

{tab=Curiosità}

Il film è stato censurato in diversi paesi. Ha inoltre suscitato polemiche legate al modo di descrivere la popolazione maya, nella sua dimensione storico-temporale. 

{tab=Riconoscimenti}

Non sono presenti riconoscimenti.

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