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{tab=Recensione}
locandinaC’è chi sostiene che i nostri politici raccontino talmente tante frottole che sarebbero più indicati per fare i comici che per sedere nei vari salotti televisivi in cui si consumano i dibattiti politici. E se invece fosse proprio un comico un giorno ad entrare persino alla Casa Bianca, diventando Presidente degli Stati Uniti d’America? Su questo interrogativo il regista Barry Levinson costruisce “L’uomo dell’anno”, film con una buona dose di satira politica e con l’intento di affrontare temi come l’eccessiva influenza dei media sull’opinione pubblica e la poca importanza che oggi rivestono le idee politiche a fronte del carisma che si sa portare di fronte alla telecamera di uno studio televisivo. Come succede al sistema computerizzato cui è affidato nel film il conteggio dei voti, anche Barry Levinson sbaglia il principio alla base del processo, costruendo un film che ruota (regia anonima compresa) troppo intorno alla figura di Robin Williams e ai suoi monologhi scoppiettanti. Viene allora da chiedersi perché non dichiarare subito l’intento di one-man show, nascondendosi invece dietro una storia traballante, un po’ thriller, un po’ commedia, un po’ sentimentale, un po’ tutto, che evita di approfondire ogni spunto interessante e affonda nel più banale qualunquismo. Ogni minimo pretesto viene usato per far lanciare il protagonista in una carrellata di battute piene di ritmo, che seppure divertenti, sono (soprattutto all’inizio) talmente tante che si finisce quasi per chiedere a gran voce il silenzio. Inutili le buone prove di Laura Linney e Christopher Walken, ai quali purtroppo la giusta attenzione non è mai rivolta, catalizzata come è dall’uomo dell’anno Robin Williams, attore che neanche il più scarso dei registi sarebbe stato mai in grado di rendere così fastidioso.

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{tab=Scheda tecnica}
Regista: B. Levinson
Anno di produzione: 2006
Produzione: Stati Uniti
Durata: 115 minuti

{tab=Curiosità}

Non ci sono curiosità

{tab=Riconoscimenti}
Non ci sono riconoscimenti

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