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{tab=Recensione}
locandinaNel cinema italiano contemporaneo ciò che conta è il business. L’industria cinematografia nostrana non vuole altro che alti profitti ed incassi stellari. Questo porta irrimediabilmente alla produzione di pellicole assolutamente inutili (vedi i vari film di Natale o, peggio ancora, quelli adolescenziali stile “Tre metri sopra il cielo”), oppure, nel migliore dei casi, drammi epocali ed urlati che tanto ricordano i film di mucciniana maniera. Alcune grandi produzioni migliorano la situazione, ma si tratta comunque di pochi buoni lavori ogni anno. La speranza che le cose possano migliorare nasce da altro. Dalla possibilità che alcune piccole case di produzione offrono a giovani registi di talento il cui obiettivo principe è quello di raccontare qualcosa. Arte che si esprime attraverso le immagini. Un intento sano e produttivo, quello di esprimersi e di trasmettere un’emozione, di esprimere un pensiero, di realizzare un’opera che non sia un mero prodotto commerciale. “Hikikomori”, primo lungometraggio diretto dal giovane Gianluca Olmastroni, è un film indipendente e ben fatto, ammesso al MIFF (Film Festival Internazionale di Milano), una delle più importanti rassegne di cinema indipendente in Europa, nella sezione “Mixer Internazionale”. “Hikikomori” riflette, agisce e dà un messaggio, non un giudizio. Protagonista del film un trentenne post-moderno, senza nome (si fa chiamare “hikikomori” nel web), la cui vita prevedibile e sempre uguale viene stravolta da un incontro fortuito sulla metropolitana. Il breve sguardo di una ragazza lo sveglia finalmente dal torpore della “non-vita” in cui l’uomo si immedesima da troppo tempo. “Hikikomori”, termine che indica la patologia che in Giappone viene associata ad individui isolati, soprattutto adolescenti, quasi eremiti, al limite dell’autismo. Il merito del regista e dello sceneggiatore (Edoardo Montanari) è quello di aver reso la sensazione di inadeguatezza del protagonista nel mondo sociale in cui tenta di sopravvivere. Ovviamente ha dato il suo grande contributo l’attore protagonista, Adamo Rondoni, decisamente credibile nei panni del triste hikikomori e mai esasperato nelle espressioni. Una recitazione controllata, pacata, realistica. Stralci reali di vita, niente di più.
Il digitale fa miracoli e permette finalmente a chi è in grado di farlo di realizzare un film che valga la pena di essere visto.

vota_star_30
{tab=Scheda tecnica}
Regista: G. Olmastroni
Anno di produzione: 2006
Produzione: Italia
Durata: 76 minuti

{tab=Curiosità}

"Hikikomori" è una parola giapponese che significa "isolarsi, stare in disparte" e fa riferimento a quella patologia frequente in Giappone ma ormai in tutto il mondo in cui si rifiuta la vita pubblica chiudendosi in sé stessi. Il protagonista soffre di questa forma di autoemarginazione, uscendo di casa solo per andare al lavoro.
"Hikikomori" è il primo film in alta definizione a essere tenuto in programmazione nelle sale del circuito Digima.

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