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locandinaRoma, 1978. Le BR rapiscono il presidente del partito della Democrazia Cristiana Aldo Moro e, dopo due mesi circa, lo processano condannandolo colpevole. E la pena è la morte, senza appello.
Questa, strizzata ai minimi termini, la trama di una pellicola che viene proiettata da occhi scuri, profondi, cigliati: sono gli occhi dell'attrice Maya Sansa, già mostratasi professionalmente abile nei panni della passionale fotografa siciliana ne La meglio gioventù, film che la rivede affiancata dal bravissimo Luigi Lo Cascio, qui interprete del capo-brigatista Mariano.
Il ruolo assegnato stavolta alla Sansa è quello di Chiara: ufficialmente una tranquilla impiegata ministeriale, segretamente una convinta brigatista, orfana di un partigiano. Una brigatista che esulta al momento del sequestro del Presidente dei DC, che collabora con i compagni rossi, che impegna tutta se stessa in questa nuova missione; una figura avvolta nel silenzio che non esita ad esporsi, a rischiare in prima persona e, soprattutto, ad obbedire. Obbedire sempre e comunque, senza condizioni. Perché Chiara è soprattutto questo: una donna che annulla la sua identità femminile, barattandola con quella di efficiente "soldato" delle BR.
Ma non si può rinnegare la propria natura per sempre, e ben presto la severa quanto spietata mentalità che le impongono gli altri brigatisti finisce inevitabilmente per urtare contro una sensibilità, un'umanità, un senso di compassione che s'insinuano a poco a poco dentro di lei, tormentando prima i suoi sogni, poi, dopo la commozione per la lettera dell’ostaggio alla moglie, la sua realtà. E proprio di quest'insanabile conflitto psicologico è costituito il materiale di cui si serve abilmente Belloccio; il risultato è un'epopea dicotomica su ciò che si potrebbe fare e ciò che effettivamente si fa, in un contrasto sogno-realtà dei più coinvolgenti.
La fedele ricostruzione dei fatti non interessa più di tanto al regista, che sembra servirsi della Storia semplicemente come spunto, come fonte d'ispirazione creativa, e gradevolmente artistica.
E così "Buongiorno, notte" è una storia vista dall'interno, una storia che si scruta, poi si fissa e si scava dentro, scoprendosi da una parte condanna del fanatismo terroristico, dall'altra esaltazione dell'antieroismo (tant’è che la protagonista, Chiara, è l'antieroina per eccellenza, una vigliacca dai buoni propositi: vorrebbe credere ma nn ci riesce, potrebbe agire ma non lo fa). Sta in questo l'originalità di "Buongiorno, notte": condannare l'assurdo assassinio di Aldo Moro –degnamente interpretato da Roberto Herlitzka- non da un prevedibile punto di vista religioso o etico-morale, ma semplicemente umano. E fra frammenti in bianco e nero e note dei Pink Floyd, arriva macabro il messaggio del film: "Ognuno deve morire, ma non tutte le morti hanno lo stesso significato".

vota_star_40
{tab=Scheda tecnica}
Regista: Marco Bellocchio
Anno di produzione: 2003
Produzione: Italia
Durata: 105  minuti

{tab=Curiosità}

Il titolo è ispirato alla poesia di Emily Dickinson: Buongiorno, mezzanotte

{tab=Riconoscimenti}

Mostra del cinema di Venezia 2003: Premio per un contributo individuale di particolare rilievo per la sceneggiatura
David di Donatello 2004: miglior attore non protagonista (Roberto Herlitzka)
Globo d'oro 2004: migliore attrice (Maya Sansa)

Studio di Psicoterapia MenteSociale

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