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{tab=Recensione}
locandinaQuesto è l’anno del buon cinema danese. Dopo il drammatico “After the wedding”, è la volta dell’intenso “Gli innocenti”, titolo di amara ironia per l’ultimo film scritto e diretto da Per Fly, già regista de “L’eredità” e “La panchina”. Uno straordinario Jesper Christensen (il nostro Roberto Herlitska versione danese) interpreta un professore che perde la testa per un’alunna determinata e dalla sensualità dirompente, Pil (d’altronde, lui insegna Economia!). La teoria della rivoluzione sociale da una parte, l’efferata pratica attivista dall’altra, in uno scambio docente-discente molto più che didattico. La politica s’intreccia all’esplosione di un sentimento morboso, il cui straziante logorio viene narrato da un susseguirsi incalzante di piani temporali fusi in flashback e ritorni al presente. Durante un’azione dimostrativa contro una fabbrica di materiale bellico, ci scappa un morto. Un poliziotto. Una famiglia distrutta, una moglie dilaniata che mai supererà questo lutto, un figlio lasciato solo. Sull’altro fronte, tre ragazzi accusati, processati, dichiarati infine “innocenti” per mancanza di prove. Ma qual è la verità? E dov’è la giustizia? Un avvocato risponde per tutti: “non è importante che la mia cliente sia innocente, ma che lo dichiari”. Denuncia alla società danese intrinsecamente violenta, denuncia alla corsa agli armamenti per combattere un terrorismo esterno e spesso alibi di altro. Ma anche critica velenosa contro chi non sa scegliere da che parte stare, chi sguazza in alibi ideali pur di difendere possessioni terrene (il corpo della splendida Beate Bille sempre desiderato). Efficace l’intenzione di mostrare entrambe le prospettive vittima-carnefici, in un film che corre elegante sui due binari pubblico e privato, soffermandosi su questioni profonde, come l’impossibilità del perdono e l’incapacità di sopravvivere al senso di colpa. Le struggenti note di “This is goodbye” ci accompagnano al congedo da un universo umano che implode, “e io non so come chiudere questa storia”. Quasi un’ammissione velata del regista, che ci riporta, come all’inizio, in volo su rupi a picco sul mare e vallate tranquille. Eutanasia dolce: tutto il dolore a cui abbiamo assistito “diminuirà poco a poco, poi svanirà: tutto finisce”. Assolutamente da vedere.

vota_star_40
{tab=Scheda tecnica}
Regista: Per Fly
Anno di produzione: 2005
Produzione: Danimarca
Durata: 103 minuti

{tab=Curiosità}

Non ci sono curiosità

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Non ci sono riconoscimenti

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