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{tab=Recensione}
locandinaOrson Welles, si sa, non realizza solo film. Lui riesce a creare poesie che parlano con le immagini. Ogni scelta formale o narrativa è funzionale all’emozione da trasmettere. Un cinema che dice e racconta sensazioni attraverso inquadrature ben studiate. L’infernale Quinlan sicuramente non fa eccezione. Ogni fotogramma è pura scelta registica, il tocco autoriale è inconfondibile.
Un noir del tutto particolare, inquietante e molto suggestivo. Quinlan (un poliziotto interpretato dallo stesso regista) è un buono cattivo, dovrebbe proteggere ma decide di ingannare. Vargas è il buono tout court, che finisce con l’essere quasi del tutto asettico. Inquadrato sempre frontalmente, raramente in primo piano, finisce con l’avere un ruolo secondario rispetto all’antagonista Welles. Quinlan, infatti, è una figura imponente, autoritaria, forte sin dalla sua primissima entrata in scena. Inquadrature ed illuminazione dal basso gli danno un’aria diabolica, ma sofferente anche nella sua confessione di infelicità per la morte di sua moglie. Non è solo la macchina da presa di Welles a narrare; a fare il suo gran lavoro è la fotografia di Russell Metty. Nulla è mai lasciato al caso e la fotografia racconta i personaggi.
Eccezionale apparizione dell’irriconoscibile Marlene Dietrich, splendida come sempre, malinconica come mai prima. Acquieta gli animi ed il tono vertiginoso del film nei panni di Tanya, una prostituta proprietaria di un bordello.
Il film rappresenta l’attraversamento di un confine morale, emozionale, tecnico (non a caso è ambientato su una terra di confine). Una sorta di capolavoro, insomma, estremo quanto basta, seppur non superi (e neppure eguagli) il genio ed i canoni espressivi del precedente Quarto Potere.

vota_star_40
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Regista: Orson Welles
Anno di produzione: 1958
Produzione: USA
Durata: 95 minuti

{tab=Curiosità}

I primi otto minuti del film sono girati senza tagli, con un unico piano sequenza. 

Il film viene ironicamente citato in una scena di Ed Wood di Tim Burton: Ed Wood (Johnny Depp) parlando con Orson Welles (Vincent D'Onofrio) si lamenta di come i produttori scelgano autonomamente gli attori dei film, in modo non sempre giusto. Welles risponde "Non dirmelo. Sto giusto cominciando a lavorare a un film in cui vogliono che Charlton Heston interpreti un messicano!"

Il film viene citato pure nel film di Robert Altman I protagonisti (1992).

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