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{tab=Recensione}
locandinaAndando al cinema quella sera tutto era andato storto: come al solito tardi; una fila che non vi dico per l’ultimo film di Jim Jarmush, biglietti senza posto numerato, la gente che mi faceva alzare ogni momento, e soprattutto, ma me ne sarei reso conto solo dopo, in tutta questa confusione non avevo avuto il tempo di fumarmi una sigaretta.

Lo avevo lasciato con Dead man (1995) e con Ghost Dog – il codice del samurai (1999), film belli e diversi, uniti dal tema della morte. Sapevo del Cast importante: Roberto Benigni, Steve Buscemi, Iggy Pop, Tom Waits, Cate Blanchett, Meg e Jack White, Bill Murray, dell’idea di collegare tanti cortometraggi girati attorno ad un tavolo tra gente che beve caffé e fuma sigarette, che tutto era iniziato nel 1986 con il primo corto con Benigni e che il progetto aveva preso piede negli anni, ma ero abbastanza incerto, anche perché come detto la fretta non aveva dato spazio alla concentrazione della pre-visione.

In effetti nel pomeriggio avevo anche letto una sua intervista, di quelle promozionali o che coincidono con l’uscita del film, visto una sua bella foto (guardatelo è un personaggio!), sentito notizie su alcune scene e sull’improvvisazione di alcune parti e mi era piaciuta l’idea che esprimeva del bianco e nero. Diceva: “C’è una qualità luminosa nel bianco e nero che mi ha sempre affascinato... Mi affascina l’idea di comunicare una misura più limitata di informazioni ed una percezione differente della realtà”.

In effetti iniziata la visione si entra in un mondo tutto suo, dove il bianco e nero diviene la componente principale per la staticità della macchina, puntata sul tavolino e sui personaggi, grotteschi, a volte cinici o disperati, ma uniti dalla passione per la pausa del caffé accompagnato da una buona sigaretta. E capite me, seduto nell’ultima poltrona a sinistra della fila F della sala, con tutti i vizi che mi ritrovo! Con quello che mi era successo! Certo, contento nel trovare una voce amica nella crociata anti-tabagismo che stiamo vivendo, ma allo stesso tempo abbastanza invidioso. Scusate lo sfogo, il film in effetti non è una disquisizione sulla libertà del fumatore, o forse in parte, ma è soprattutto uno spaccato di vita -quella della generazione del caffé e sigaretta, come viene sottolineato nel film-, nel momento di assoluto relax. Accompagnato da un’ottima fotografia -ai vari episodi hanno collaborato dei veri maestri- e da musiche che, come nelle precedenti occasioni, risultano “azzeccate” alla tematica affrontata, il film di Jarmush è caratterizzato da alcune scene e dialoghi secondo me davvero esilaranti, unite al tempo stesso da un’imprenscindibile incomunicabilità che pervade tutto lo schermo. In effetti proprio tutto questo mi ha fatto rimanere attaccato alla sedia, in un misto di divertimento e sofferenza che avevo dentro.

Alla fine del film sono uscito dalla sala, sentendomi meno ghettizzato e colmo di un gran senso di soddisfazione. Da allora, però, sono passate almeno tre ore prima che mi fumassi una sigaretta. Mi chiedo se sia questa la morale…

vota_star_30
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Regista: Jim Jarmusch
Anno di produzione: 2004
Produzione: USA
Durata: 95 minuti

{tab=Curiosità}

Nella scenografia è sempre presente una scacchiera (tavolini, lampade e tappezzeria...). Il dialogo che avviene tra i personaggi è sancito da un brindisi di due tazze di caffé e da una sigaretta sempre presente.

La scena con Roberto Benigni è dell'86, mentre quella con Iggy Pop e Tom Waits, avvenuta nel '93, ha vinto la palma d'oro del cortometraggio a Cannes.

Uno dei cortometraggi viene interpretato dai due  componenti del gruppo del White Stripes.

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