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Will Smith è semplicemente un sorridente vulcano di energia. Sa ballare, recitare, divertire ed ora anche commuovere. Lo incontriamo al Westin Excelsior di Roma, in occasione della conferenza stampa de La Ricerca della Felicità, a cui partecipano anche l’autore dell’omonimo romanzo Chris Gardner (che è produttore associato del film, ma s’improvvisa dispensatore di saggezze e paterni auguri) e il nostrano regista Gabriele Muccino, reduce entusiasta dal suo personale “american dream”.

A che punto siete con la vostra Ricerca della Felicità?muccino e smith
Will Smith: Credo che ogni Ricerca della Felicità parta dall’avere rispetto prima di tutto nei propri confronti. Ogni tanto mi guardo da fuori e mi chiedo: io, mi rispetto? Se la risposta è sì, allora, ecco, posso dirmi felice.
Gabriele Muccino: Il viaggio stesso è la nostra vita. Il momento stesso in cui siamo felici è molto breve, sfugge via non appena lo raggiungiamo. E’ l’assenza della felicità che ci fa agognare la felicità medesima, secondo me.
Chris Gardner: Non potrei essere più d’accordo con loro: la felicità non è un punto d’arrivo, ma un viaggio, qualcosa che va e viene come la marea. Sono felice perché sono sano, sono un genitore single di due ragazzi speciali che però riflettono i miei valori: questo mi riempe di gioia.

Muccino, ci racconti di questa sua esperienza professionale in America.  

G. M.: E’ stato emozionante, anche se all’inizio ero spaventato dall’invasività della macchina hollywoodiana, poi invece ho capito che era perfettamente gestibile con un po’ di diplomazia e accettando qualche compromesso. La sceneggiatura ad esempio era solida, aveva intuizioni toccanti, ma poi abbiamo fatto tutto un lavoro di rifinitura con i produttori. Inizialmente c’era un altro finale, più commovente sulla carta, ma io sentivo che bloccava la storia, così ne ho girato un altro che nell’ultimissima sequenza mostra anche Gardner che attraversa la strada.

Dov’è secondo lei il tocco europeo, in questo film americano?   
G. M.: Io ho voluto raccontare una storia americana in modi americani. Loro hanno un pensiero materialista, consumista, capitalista e individualista. Per ogni americano, farcela è il motivo fondamentale ed esistenziale della propria vita. Noi veniamo da molto più lontano di loro, per questo forse nel nostro paese non è così. Quella americana, è una società che divide la gente in loosers e winners, perdenti e vincenti, chi ce la fa e chi non ci riesce. Ho osservato con occhio vergine una realtà cinica, provando a raccontarla con una sensibilità europea. Però l’ho voluta narrare in modo americano, ripeto, per loro doveva essere riconoscibile. Io non ho vissuto i loro anni 80!

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