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Ambra Angiolini al cinema: una nuova scommessa?
Ambra Angiolini: Non nego che il progetto mi faceva grande paura, ma poi mi sono trovata in contatto con attori straordinari. Quando mi è stato proposto il ruolo, io avevo partorito da poco, ero emotivamente fragile, però Ferzan mi ha detto “fidati di me”. Ecco, lui è il secondo uomo, dopo Francesco (Renga, n.d.R.), di cui mi sono fidata. Ferzan mi faceva “sentire” le cose e io mi sono donata nell’interpretazione delle paure e delle debolezze di una donna di cui, certo, non condivido gli oggetti che porta in borsa (droghe varie, n. d. R.)!

Ozpetek ha avuto mai Saturno Contro?
F. O.: Sì, due-tre anni fa. Invece per questo film, due mie amiche, di cui una turca che fa l’oroscopo mi ha detto di non girare a luglio ed ho obbedito! Questo film parla molto di me, della mia difficoltà a separarmi, anche dagli oggetti, è una mia mania: se vedo tre barattoli e me ne servono solo due, o li prendo tutti o nessuno, non voglio lasciarne uno da solo! Anche con le persone succede, io trascino sempre i miei rapporti, perché quando condividi le cose con una persona per tanto tempo io credo che ci sia un modo, certo molto difficile, per riuscire a mantenere i contatti. Del resto, ho una forza incredibile che mi dà la mia famiglia, amici e familiari insieme, sono molto fortunato. Però rifletto sul fatto che in questo momento il mondo intero ha Saturno contro, è tutto molto buio.

Un altro film con Accorsi, Buy e Serra Yilmaz: potete raccontarci questa nuova esperienza con Ferzan?

Stefano Accorsi: E’ stato molto coinvolgente, quando si fa un film con un regista dev’esserci secondo me un rapporto di seduzione: se si conosce troppo una persona si rischia di perdere lo smalto, invece questo non è successo con Ferzan. L’amicizia resta, ma si condivide qualcosa in un mondo parallelo. Anche con gli altri si è creato davvero un bel gruppo: quando siamo partiti per il Circeo a girare le ultime scene, siamo stati sempre insieme, un rapporto osmotico a livello anche di recitazione.
Margherita Buy: Ma vi siete chiesti, piuttosto, come mai non c’è Isabella Ferrari? L’ho eliminata! Come al solito, anche qui sono cornuta, d’altronde sono capricorno ascendente toro…
Serra Yilmaz: Vorrei fare una riflessione partendo da me, figlia unica, figlia di figli unici a loro volta. Ebbene, i figli unici prendono coscienza molto velocemente del fatto che sono soli nella vita: questo li porta a dare più valore all’amicizia. A me è successo così e ritengo che spesso l’amicizia sia più importante dell’amore…

Gli altri interpreti, come hanno vissuto i loro ruoli, ognuno estremamente diverso?

Pierfrancesco Favino: La mia difficoltà più grande è stata interpretare un uomo completamente risolto, che non si uccide perché si accorge di avere altro, di possedere tutto ciò che gli serve. Amici, affetti veri.
Milena Vukotic: Io ritengo che l’emozione sia ciò che ci fa maturare, godere e che io sento essenziale. E’ tanto tempo che non mi trovavo con un gruppo così unito con una guida, un maestro così sensibile come Ferzan. Grazie.
Lunetta Savino: Mi sono divertita molto, forse grazie a un personaggio con cui abbiamo potuto anche giocare, smorzare la drammaticità. Il mio modo di fare commedia è molto misurato ed è risultato congeniale alla situazione: una provinciale che non capisce niente di questa famiglia allargata. Ecco, con questa donna che ho interpretato abbiamo aggiunto un po’ di leggerezza.
Michelangelo Tommasi: E’ il mio primo film, mi sono trovato a lavorare con attori giganteschi, la scena del personaggio che entra nel gruppo da estraneo è stata vera, reale. Ci siamo sorretti tutti molto, attraverso il film ho vissuto momenti di vera amicizia.
Ennio Fantastichini: Molti attori si sentono attratti da personaggi diversi da loro. Io ho amato il tema epocale dell’abbandono, quella rivalità con il ragazzo che ruba il loro amore… bellissimo.

Le musiche sono estremamente affascinanti, nel loro incorniciare una sceneggiatura già di qualità. Ferzan, ci dica qualcosa al riguardo.
F. Ozpetek: Ho scelto Neffa perché è un grande artista, un poeta con una forza incredibile, ti propone cose che lì per lì sembrano mosce, invece la canzone finale, Passione, è straordinaria. E poi nel film ci sono i grandi contributi delle meravigliose voci di Carmen Consoli e Gabriella Ferri Nella scrittura della sceneggiatura io vedevo ogni singolo personaggio al suo posto, Milena, Ennio… Abbiamo fatto attenzione alla scena della vestizione di Lorenzo, pensando a Il grande freddo, ma volevamo dare più un senso macabro. Io ho un’incredibile paura di morire, è una mia fissazione.  L’aneurisma è una cosa terribile che mi riempie  d’angoscia: ora ci sei ma dopo due minuti non più. Siamo in un’era molto veloce, internet e i cellulari ci hanno tolto tutto, tutto di corsa. E anche la vita passa molto velocemente. Comunque mi sto accorgendo che è un film pericoloso: è la prima volta che un mio film mi piace in tutto. Mi emoziona ogni volta che lo guardo. E poi ricordo la bellissima atmosfera che si era creata, i nostri rapporti sono tuttora forti, amo molto tutti loro: dite quello che vi pare del film, ma non toccate i miei attori!

 

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