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Venerdì 21 Aprile,       workshop esperenziale 

 

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Robert De Niro, magnetico quanto scostante, è un personaggio tanto celebre che sarebbe superfluo elencarne tutte le memorabili interpretazioni. Basti ricordare che nel corso della sua brillante carriera ha lavorato con i più grandi registi di tutto il mondo (Scorsese, De Palma, Gilliam, Kazan, Tarantino, ma anche Leone, Bertolucci, Cuaròn…) e in film che hanno fatto la storia del cinema, come “Il Padrino - parte II”, “Toro scatenato”, “TaxiDriver”, “Il cacciatore”, “C’era una volta in America”, “Quei bravi ragazzi”, “Casino”, “Brazil”, “Gli intoccabili” - per citarne solo alcuni.  Stavolta si posiziona dietro la macchina da presa per raccontare i retroscena del mondo in cui viviamo, ovvero cosa succede nel misterioso ed occulto universo dello spionaggio professionale.

Si parla di una trilogia, ci racconta la genesi di questo suo progetto cinematografico?
de niroRobert De Niro: Volevo realizzare da un po’ di tempo un film su quest’argomento, poi ho incontrato Roth che ha scritto una sceneggiatura interessante e mi ha detto: “se fai questo film, io ti scriverò la seconda parte” ed ho accettato. Il prossimo film coprirà gli anni dal ’61 all’’89, seguendo l’evento della caduta del muro di Berlino, poi un terzo episodio dall’’89 ai giorni nostri.

Cosa le interessava così tanto nel raccontare il mondo dello spionaggio americano e internazionale?
R. D. N.: Credo che i servizi segreti abbiano comunque un ruolo positivo da svolgere, è anche vero che non possiamo conoscerlo fino in fondo, resta segreto. Ci sono episodi in cui il loro lavoro è stato svolto adeguatamente e nessuno dà loro merito, per via di questa stessa segretezza.
Trovo quest’argomento affascinante, ci sono stati altri spy-thriller, tipo quelli con i vari James Bond ecc., che però hanno lasciato parecchie domande, invece io volevo colmare quelle lacune, rendere il film più realistico possibile. Certo, ci sono sempre scene inventate per esigenza di copione e di regia.

Nel film traspare una sorta di nostalgia per la CIA di una volta, ci conferma questa sensazione?
R. D. N.: In un certo senso è così: prima era tutto più giovane e snello, poi quest’agenzia si è evoluta fino ai giorni nostri, in cui la Cia è nell’occhio del ciclone, così come il nostro paese.

Lei si è mai sentito spiato?
R. D. N.: Solo in certi paesi, come la prima volta che sono stato in Russia.

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