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All’interno di Sunshine ci sono molte citazioni. Quali sono state le opere di riferimento?
D.B.: Quando fai un film di fantascienza, se lo vuoi fare davvero bene, non puoi sfuggire dal fare riferimento a tre giganti cinematografici, quali sono 2001: Odissea nello Spazio di Kubrick, Solaris di Tarkovskij e il primo Alien di Ridley Scott. Alla fine sono questi i film che oggi mantengono alte le aspettative degli spettatori ogni volta che vanno a vedere un film di fantascienza.

I suoi film sono ognuno molto diverso dall’altro. A quale si sente più vicino?
D.B.: I film più riusciti e che la gente ricorda sono alla fine quelli che paradossalmente più si allontanano da te; accade spesso che alcune persone ricordino di quei film persino più cose del regista stesso, il quale invece tende ad affezionarsi e proteggere le opere meno fortunate e che la gente tende a dimenticare.

Il nome del protagonista, Capa, è un omaggio al grande fotografo di guerra?
D.B.:
Sì, e non solo perché Capa è stato un genio della fotografia, ma anche perché la fotografia è forse l’elemento più importante di Sunshine.

Lei ha costruito le ipotesi scientifiche del suo film consultando esperti e astronomi. Quali licenze, però, si è preso ai fini di portare sullo schermo questa storia?

D.B.: Le libertà me lo sono prese in realtà solo a partire dal momento in cui l’astronave si avvicina al Sole, in quanto non si sa ancora cosa un essere umano vedrebbe o cosa gli succederebbe se davvero potesse avvicinarsi alla nostra stella a così breve distanza. L’ultima mezz’ora è assolutamente surreale, in questo senso, e mi ha permesso di portare alle conseguenze estreme alcuni aspetti che prima, rimanendo a contatto della reale evoluzione scientifica dei fatti, avevo potuto magari solo accennare.

Sunshine è una delle più costose produzioni del cinema britannico. Ma quanto di americano c’è nel budget, mi riferisco alla coproduzione con la sezione indipendente della Fox statunitense?
D.B.: Il film è costato dieci milioni di sterline, circa quaranta milioni di dollari, e la Fox ha contribuito per il 30% del budget.

Andrew MacDonald, lei Come sceglie i film da produrre, visto che un film come Sunshine, o i recenti Diario di uno scandalo o L’ultimo Re di Scozia, sono film di qualità complessi che poco si addicono alle grandi masse?
Andrew MacDonald: Quando ti arriva sul tavolo una sceneggiatura come quella di Sunshine e tu senti subito che si tratta di un prodotto di qualità, è difficile dover dire di no. Il precedente 28 giorni dopo è stato un grande successo in tutto il mondo e questo ci ha reso più ambiziosi, permettendoci di scavalcare i nostri limiti e rischiare con un’opera costosa come Sunshine.

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