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Si nota un rapporto molto stretto, quasi osmotico, fra musica e immagini nel suo film: come si è regolato?
F.Z.: A volte abbiamo privilegiato la musica su alcuni dialoghi, perché credo che musica e immagini insieme abbiano un grandissimo potere: suscitare emozioni in maniera immediata. Ma non si tratta di un videoclippone: il film ha una sua trama, un suo sviluppo narrativo.

Il suo è un linguaggio cinematografico molto particolare, che punta tutto sullo sperimentalismo.
F. Z.: Sì, alternando ritmi e psichedelie volevo evocare qualcosa, più che raccontare nella maniera tradizionale. Anche nel linguaggio visivo del film ho aggiunto qualcosa che fa parte del mio mondo, i videoclip, dove immagini e musica si confondono. Ecco perché i luoghi non sono riconoscibili: volevo porre l’accento su ciò che accadeva, non sul dove. Riguardo allo sperimentare, ha ragione: non volevo realizzare un film in modo classico. Dato che non era il mio mestiere, mi sono permesso di provare, il mio è stato un approccio abbastanza libero. Dietro questo film c’è molta passione e molto rispetto per chi il cinema lo fa da sempre.

Infatti nel film si notano diverse citazioni cinematografiche, quali sono i suoi registi di riferimento?
F. Z.: Ho sempre amato molto la commedia anni ’70, Monicelli, ma anche Bava, Argento, le contaminazioni di horror. Mi piacciono anche Tarantino, Lynch, mentre nel film c’è un omaggio al grandissimo Sergio Leone, giocando con un luogo (lo sfasciacarrozze, n.d.R.) che aveva poco a che fare con il western.

attoriLa bravura ma soprattutto la bellezza della protagonista femminile Claudia Gerini è dirompente. Potete raccontarci com’è stato per un’attrice professionista essere diretta dal proprio compagno esordiente e viceversa?
Claudia Gerini: La vita è fatta d’incontri. Io e Federico ci siamo sempre ispirati a vicenda, all’inizio avevamo lavorato insieme ad un videoclip, perché io amo la musica. In questo film sono stata un po’ la sua musa, ho seguito le fasi della sceneggiatura, ma eravamo in pieno ruolo attrice-regista. Abbiamo usato l’intesa creativamente, per portare verità, profondità, ma anche ilarità al personaggio e al film, lasciando il privato a casa.
Federico Zampaglione: Aggiungo soltanto che il personaggio di Claudia è molto complesso, in generale il bisogno che sentivo è rendere affascinanti i personaggi, costruendoli sulle intensità e le sfumature. E poi credo che Claudia sia la più versatile delle attrici europee: sensuale, forte, ironica, ma anche inquietante a volte. Mi è piaciuta molto ne “La Sconosciuta” e anche in “Non ti muovere”, e poi lei ha il grande dono di dare sempre il massimo anche in piccoli ruoli.

Ancora una domanda per entrambi: c’è l’eventualità che vi si ritrovi l’uno nel posto dell’altra, in uno scambio dietro-davanti macchina da presa?
C. G.: No, no, nessun progetto da regista, io amo recitare, non vi preoccupate.
F. Z.: No, neanche nei miei videoclip sono mai voluto apparire, molto meglio dietro la macchina da presa!

Luca Lionello torna a lavorare con Claudia Gerini dopo lo spettacolo “Teppisti” e il film “the Passion”, cosa ci dice a proposito di questa nuova esperienza insieme?
Luca Lionello: E’ stato un privilegio lavorare con Claudia, ma anche con Federico. Questo è un film che nasce dal cuore: il cinema è un po’ come fare l’amore, si fa con le mani.

Ernesto Mahieux interpreta uno dei personaggi più particolari del film, un ruolo che inizialmente aveva rifiutato...
Ernesto Mahieux: E’ vero, avevo conosciuto Federico per un videoclip subito dopo “L’imbalsamatore”, la sua sceneggiatura per questo film non mi era piaciuta sulle prime. Poi però mi sono fidato e alla fine ne è uscito questo portiere un po’ schifoso e un po’ malalingua.

Cinzia Leone in un ruolo con un retrogusto drammatico. Com’è nata la collaborazione con Federico Zampaglione?
Cinzia Leone: Dal parrucchiere! Volevo lavorare con lui, ho adorato la sceneggiatura: questo film parla dello spostamento dei propri fallimenti nella rabbia contro gli altri, il che mi sembra estremamente attuale. Con Federico abbiamo riscritto insieme il mio personaggio, una donna di una depressione assoluta, che però s’inghirlanda molto fuori, come spesso accade, essendo estremamente nuda dentro.

Ultime domande al regista: come mai, in una black comedy, la scelta di un lieto fine? E poi, ha già progetti per il prossimo film?
F. Z.: La scelta di base era di dare un messaggio che fosse positivo, una speranza, una possibilità ai personaggi, senza condannare il film e la storia ad un finale senza uscita. Per quanto riguarda i progetti fururi, che dire, per ora voglio godermi questo momento. Per il resto, mai dire mai.

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