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La storia di Sara

avetranaIl recente caso di cronaca del delitto di Sara sembra scuotere la coscienza di tutti. Tutto ciò che è apparso con una logica sconcertante appariva una vera e cruda verità.

L’adulto che la cronaca ha etichettato con la parola “orco” è diventato il corollario di un teorema ancora da dimostrare e da digerire perché sono emersi risvolti ancora più drammatici e razionalmente inspiegabili. Tutto ruota intorno a quei legami familiari che appaiono alla gente comune così normali da costituire un dictat sociale riconosciuto come simbolo di serenità ed equilibrio. Ma purtroppo così non è se scavando più a fondo emergono relazioni affettive distorte e ambivalenti. Negli ultimi anni la famiglia è diventata uno scenario multiforme di violenza, una sorta di potere occulto che genera aggressività allo stato puro, istintive e incontrollate manifestazioni di sopraffazione che purtroppo prima o poi diventano un fiume in piena e straripano dagli argini della vita “normale” e “regolare”. Questi due aggettivi non sono più parametri di linearità e chiarezza, spesso sotto la normale apparenza si celano risentimenti, gelosie e frustrazioni, ruoli genitoriali confusi e ambivalenti coperti spesso da un sentimento di impotenza e di omertà. I cambiamenti sociali hanno logorato nel tempo le relazioni affettive che nel nucleo familiare nascono e si strutturano intorno all’evoluzione della famiglia stessa. E proprio nella cerchia familiare molte dinamiche relazionali rimangono chiuse e quasi soffocate dalla mancanza o carenza di comunicazione, dal bisogno di cercare aiuto o supporto a persone competenti che potrebbero sciogliere i nodi di situazioni critiche e spesso impossibili da gestire sul piano emotivo. Il recente caso di cronaca induce a riflettere e a investigare l’animo umano nei suoi più profondi stati di inquietudine e malessere quotidiani che sembrano spesso momenti passeggeri e insignificanti da ignorare perché poco importanti per quell’efficienza gestionale che la società moderna richiede come pegno del progresso. Siamo diventati affamati di notizie che i mezzi di comunicazione ci dispensano a ogni ora del giorno, viviamo spesso sull’onda di sentimenti già confezionati che hanno perso genuinità e sincerità e sono la brutta copia di un modello di vita autentico e consapevolmente autonomo. La società che frammenta anziché ricostruire e rivalorizzare è un boomerang che penalizza e stordisce creando un tessuto sociale incapace di trasmettere il senso di appartenenza e di benessere, quella condizione inderogabile di sicurezza non solo materiale ma soprattutto psicologica di cui tutti indistintamente abbiamo bisogno. Sara era una ragazza sorridente e solare, animata da quei desideri che rendono uguali tutti gli adolescenti di oggi quando si ritrovano a volare con la fantasia per immaginare un mondo diverso dal solito quieto vivere di un paese del sud. Troppo giovane e fragile, un corpo esile e una pelle bianca e quasi trasparente da sembrare  carta velina, leggera e facile a piegarsi ad un alito di vento. Tra la vita e la morte solo pochi passi in una calda e immobile giornata di fine agosto, quando l’estate concede ancora quel calore intenso che sembra dilatare il tempo. La storia di Sara non è una storia qualunque perché rappresenta l’innocenza violata, un buco nero in cui i desideri repressi liberano una forza brutale e disumana per annientare la vita che deve ancora essere assaporata. Inconsapevole della tragica fine che la aspettava Sara ha incontrato il lupo cattivo che con la maschera di sempre l’ha  ingannata e spenta come una esile candela su un altare sacrificale. L’hanno cercata lontano ma il segreto della sua scomparsa era molto, troppo vicino alle persone che ogni giorno la vedevano sorridere e scherzare. Nella storia di Sara non c’è stato nessun adulto capace di proteggerla, di leggere e capire l’inquietudine di piccoli segnali che potevano far presagire il peggio. Oggi non è facile guardare al passato senza un’ombra di rimorso, quel mondo adulto che doveva insegnare la vita a Sara le ha rubato prematuramente il desiderio e il coraggio per diventare grande e costruire quella vita diversa che lei aveva sempre sognato.

 
Autore dell'articolo: Laura Alberico

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...Ma l'ansietà di un nuovo stato, o forse il nervosismo che le causava la presenza di quell'uomo, erano bastati a convincerla che fosse finalmente sua quella meravigliosa passione fino ad allora vaga e planante nel fulgore dei cieli poetici come un grande uccello dalle piume rosate; e adesso non poteva capacitarsi che la calma in cui viveva fosse la felicità tanto sognata.
Flaubert in "Madame Bovary", Mondadori, 2009
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