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copertina

Autore: Giorgio Faletti

Titolo:  Io uccido

Casa editrice: Baldini Catoldi Dalai

Anno di pubblicazione: 2012

 

 

 

La mia recensione

Giorgio Faletti nasce come cantautore dal taglio personale e originalissimo. Forse si è ritrovato per caso ad abbracciare la scrittura perché avvertiva il bisogno di comunicare ad un pubblico più vasto la versatile e poliedrica capacità di introspezione della psiche umana con i suoi angoli bui e spesso inconfessati.

“Io uccido“ è un libro che prende l’anima e il corpo del lettore perché lo guida in una lenta ma incalzante scoperta della vera identità del protagonista, un serial killer che vive nel presente il suo oscuro e difficile passato di isolamento e privazioni affettive. Gli indizi per arrivare alla scoperta del colpevole sono quasi inesistenti e, soltanto alla fine viene svelato un segreto doloroso, una storia che permette di ricostruire, come in un mosaico , la personalità di un adolescente vittima di affetti familiari disturbati e sofferti. E’ alla fine del romanzo che il lettore avverte un sentimento di pietà che sembra, in qualche modo, compensare ed attenuare le azioni insane messe a punto in modo minuzioso e sequenziale dalla mente malata del killer. Nella ricerca disperata di ridare vita a fantasmi del passato la trama del romanzo affonda e sviluppa le sue radici in una città, Montecarlo, viva e solare, con le sue strade strette e colorate da mille luci, strade che sembrano aprire scenografie irreali in cui la morte appare, per assurdo, un percorso obbligato per una sorta di catarsi liberatoria.

“La morte è calda e fredda insieme. La morte è sudore e sangue. La morte è purtroppo l’unico vero modo che il destino ha scelto per ricordarci continuamente che esiste la vita.”

Sotto il cielo di un azzurro puro e palpitante come il mare i colori vivi di un paesaggio dolce e luminoso si lasciano attraversare e quasi ferire da una storia umana che, pur nella finzione narrativa, esercita il potente fascino dell’ignoto e del mistero.

Nell’incipit del romanzo scopriamo le maschere della vita e della sua scenografica rappresentazione, uno “spettacolo” spesso difficile da interpretare a cui l’autore ha saputo conferire il colore e l’emozione di un racconto difficile da dimenticare.
“L’uomo è uno e nessuno. Porta da anni la sua faccia appiccicata alla testa e la sua ombra cucita ai piedi e ancora non è riuscito a capire quale delle due pesa di più. Qualche volta prova l’impulso irrefrenabile di staccarle e appenderle a un chiodo e restare lì, seduto a terra, come un burattino al quale una mano pietosa ha tagliato i fili”.

Voto secondo me: vota star 50

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